Test per gli immigrati, tagli per gli insegnanti


I Cobas: «Critichiamo fortemente la scelta del Governo di trasformare la conoscenza dell’italiano da diritto di ciascuno a condizione di accesso ai diritti di cittadinanza».

10 febbraio 2011 - 12:36

> Il comunicato:

Il governo Berlusconi, nella sua declinazione leghista (leggi Ministro Maroni), impone la conoscenza della lingua italiana come condizione per essere un “bravo immigrato”.

Un decreto ministeriale del 4 Giugno 2010 (entrato in vigore lo scorso Dicembre) prevede infatti che per poter acquisire il “permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo” (la c.d. carta di soggiorno) gli immigrati presenti in Italia debbano dimostrare di conoscere la lingua italiana ad un livello A2.

La conoscenza della lingua, che si aggiunge alle altre condizioni richieste dalle norme in materia di immigrazione (contratto di lavoro, residenza ecc.), verrà certificata da test che si svolgeranno presso i Centri Territoriali Permanenti.

I centri sono le strutture pubbliche, amministrate da scuola medie o istituti comprensivi, che in Italia si occupano dell’educazione degli adulti e quindi anche dell’insegnamento della lingua italiana agli adulti stranieri. Il coinvolgimento della scuola in questa operazione è il frutto di un accordo tra Ministero degli interni e Ministero dell’istruzione.

Come Cobas abbiamo da sempre criticato le scelte di questo Governo (e dei precedenti) in tema di immigrazione. Le norme (a partire da quelle presenti nella legge c.d. Bossi Fini) che legano il permesso di soggiorno al contratto di lavoro hanno come primo effetto quello di generalizzare la clandestinità e aumentare la ricattabilità dei lavoratori immigrati. In un momento di crisi economica, licenziamenti e cassa integrazione tali leggi peraltro hanno un impatto devastante sulle esistenze di singoli lavoratori e intere famiglie.

La vicenda dei test di italiano è emblematica per comprendere come il Governo confonda i diritti con il controllo sociale; come consideri il lavoro degli insegnanti; come tratti i lavoratori immigrati.

Si richiede la conoscenza della lingua come condizione necessaria per rimanere regolarmente in Italia (i test sono previsti, per ora solo come proposta; anche per il normale permesso di soggiorno) senza però prevedere la benché minima risorsa perché il diritto ad imparare l’italiano possa realmente essere esercitato.

In Italia è prevista la presenza di due (due: avete letto bene) insegnanti alfabetizzatori per ciascun Centro Territoriale e il territorio di riferimento di un centro è ben più ampio di quello di una singola scuola media. Nella Provincia di Bologna ad esempio ci sono otto centri territoriali in tutto (di cui uno momentaneamente “inattivo”). Una quindicina di insegnanti di lingua italiana per tutto il territorio provinciale: ecco le risorse che il Ministero dell’Istruzione mette in campo per la popolazione immigrata adulta! La situazione nazionale non è diversa.

A questo aggiungiamo che le modifiche del settore dell’educazione degli adulti comporteranno nei prossimi anni ulteriori tagli di organico.

Pensiamo che il diritto all’istruzione, in quanto diritto universale, debba essere garantito a tutti; che di esso se ne debba far carico la scuola pubblica innanzitutto. E pensiamo che la scuola pubblica debba essere messa in condizione di svolgere questo compito con risorse, organico, strutture. E invece in questi anni abbiamo visto, anche nel settore Educazione degli adulti, solo tagli.

Critichiamo fortemente la scelta del Governo di trasformare la conoscenza dll’italiano da diritto di ciascuno a condizione di accesso ai diritti di cittadinanza. Insegnare l’italiano è un obbligo per la scuola pubblica, impararlo è un diritto per l’immigrato. Non si possono invertire questi termini.

Critichiamo anche la scelta del Ministero dell’Istruzione di assumere il compito di testare la conoscenza della lingua da parte degli immigrati trasformando gli insegnanti in “burocrati certificatori”.

Respingiamo l’idea di una scuola fondata sulla misurazione delle competenze e non sui bisogni di conoscenza e di relazione.

Pensiamo che la mobilitazione contro i test e per l’estensione del diritto allo studio debba vedere insieme i docenti dei CTP, gli immigrati e tutti i soggetti che lavorano per i loro diritti.

COBAS Scuola Bologna


> Leggi anche il comunicato della Rete SIM, che promuove un presidio sabato 12 febbraio 2010 alle 8,30 in viale Aldo Moro

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