Terremoto, “Noi non ce ne andiamo”: 700 firme


Prosegue la campagna del Coordinamento Migranti per una moratoria sui permessi di soggiorno nelle zone terremotate. Sabato 30 giugno’012 dalle 10,30 presidio sotto la Prefettura.

25 giugno 2012 - 19:07

Agli effetti nefasti del terremoto in Emilia, la legge Bossi Fini rischia di aggiungere un disastro in più. La perdita della casa o del lavoro, per i migranti delle zone terremotate, significa infatti anche la perdita dei requisiti per rinnovare il permesso di soggiorno. Una conseguenza del legame permesso di soggiorno – contratto di lavoro, punto cardine del ricatto imposto per legge nei confronti dei migranti. Oggi sono in migliaia ad essere esposti a questo rischio, se si conta che nelle province di Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Mantova i migranti residenti sono complessivamente più di 320mila.

Il Coordinamento Migranti di Bologna e provincia ha intrapreso da qualche settimana la campagna per chiedere una moratoria. La richiesta è che sia garantito ai migranti vittime del terremoto il rinnovo del permesso o della carta di soggiorno anche se nei prossimi 2 anni non saranno in grado di soddisfare i criteri di lavoro, reddito e abitazione previsti dal Testo unico sull’immigrazione. A ciò si aggiunge la richiesta di cancellazione per due anni della tassa di rinnovo del permesso, e di garanzia di un uguale trattamento nei soccorsi e nell’assistenza, indipendentemente dal possesso o meno del permesso di soggiorno. Richieste rivolte al Governo, ma anche alle Prefetture e Questure del territorio perché diano un segnale.

“Siamo una parte importante del Paese, lavoriamo e contribuiamo all’economia italiana, i nostri figli sono nati e studiano qui: ecco perche’ non ce ne andremo a causa del terremoto o della crisi ma chiediamo un segnale concreto non solo da parte di Prefettura e Questura ma anche da parte del Comune”. Più di 700 le firme raccolte fin qui. Sabato 30 giugno si svolgerà un presidio alle 10.30 sotto la Prefettura, in piazza Roosevelt.



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