Terremoto, “moratoria urgente sui permessi di soggiorno”


La chiede il Coordinamento migranti. Ieri a Crevalcore intesa sindacati-Fiat su trasferimento macchinari, ma oggi ci prova un’altra azienda. Case popolari evacuate in via Libia. Ingegneri: “Capannoni costruiti per resistere a vento, non a scosse”.

31 maggio 2012 - 16:54

“Il terremoto che in questi giorni ha colpito molti comuni emiliani non ha apparentemente fatto differenze. In realtà, come dimostrano le morti sul lavoro di tanti operai, sono stati colpiti soprattutto i lavoratori, senza distinzione”. Lo scrive il Coordinamento migranti di Bologna e provincia sottolineando che “in questa situazione i migranti pagano un prezzo ancora più alto a causa delle leggi che regolano la loro permanenza in Italia. Nelle misure d’urgenza prese dal Governo non c’è nessuna attenzione per la particolare condizione che i migranti vivono in Italia a causa delle norme delle legge Bossi-Fini”. Il Coordinamento chiede dunque che “sia garantito il rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di soggiorno, anche se nei prossimi due anni non saranno in grado di soddisfare i criteri di lavoro, reddito, abitazione previsti dal testo unico sull´immigrazione. Sia cancellata per i prossimi due anni la tassa di rinnovo del permesso; sia garantita un uguale trattamento nei soccorsi e nell´assistenza, indipendentemente dal possesso di un permesso di soggiorno”. Per il Coordinamento, “senza una moratoria urgente sui permessi di soggiorno le lavoratrici e i lavoratori migranti rischiano di essere uguali a quelli italiani solo quando sacrificano la loro vita”.

A dimostrazione che anche nell’emergenza sono spesso le fasce più deboli della popolazione a pagare di più, c’è l’evacuazione che si è resa necessaria ieri in via Libia: a dover lasciare i propri alloggi, infatti, sono state le 11 famiglie che vivono nelle case popolari di un edificio di proprietà comunale ma gestito da Acer. A causa del terremoto, in particolare, si sono lesionate le scale. Le famiglie sono state trasferite in altri alloggi o temporaneamente in albergo.

Nella serata di ieri, intanti, si è raggiunta un’intesa tra sindacati e gruppo Fiat sulle linee produttive che stavano per essere trasferite dallo stabilimento Magneti Marelli di Crevalcore, in provincia di Bologna, a quello di Bari. ma l’azienda ha detto chiaro e tondo che “se arriva un’altra scossa di terremoto, impacchettano di nuovo i macchinari e li portano a Bari. Naturalmente speriamo che cio’ non avvenga, ma in quel caso saremo di nuovo davanti ai cancelli per bloccare il trasferimento”, dicono dalla Fiom.

Oggi, però, la stessa situazione si è ripresentata in un’azienda del settore legno a San Giovanni in Persiceto: approfittando delle conseguenze del terremoto, la proprietà ha iniziato a smontare i macchinari con l’intenzione (già manifestata in passato) di trasferire la produzione in Romania. Anche in questo caso è partito un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli.

Infine, si segnalano le dichiarazioni dell’Ordine degli ingegneri di Modena sui capannoni crollati a causa delle scosse: “La normativa fino a pochi anni fa permetteva la costruzione di capannoni fatti cosi’, con incastri di prefabbricati. Un sistema pensato per resistere al vento, non a un terremoto. Ora bisognera’ rivedere tutto”.

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