Tagli all’università, protesta il Cua


Esposto uno striscione sul palco di Piazza Maggiore. Governo trasferisce 200mld dai fondi per l’università all’istruzione privata: “Colpo d’accetta che cerca di passare silenzioso in un torrido luglio ed evitare il ritorno di fiamma delle piazze”.

05 luglio 2012 - 17:38

Azione comunicativa del Collettivo Universitario Autonomo oggi a Bologna, a poche ore dagli annunci del governo sui nuovi tagli che verranno portati al comparto della formazione. 200 milioni di euro in meno, questa sembra essere una delle misure contenute all’interno di quella spending review che altro non è che un nuovo provvedimento di tagli.

Oggi un’azione comunicativa nel pieno centro cittadino ha iniziato ad aprire il dibattito su quello che sicuramente sarà un discorso che i movimenti sociali non esiteranno a tematizzare, dopo la forte opposizione degli anni scorsi ai provvedimenti della Moratti e della Gelmini.

“Dopo la scossa Gelmini, ecco il terremoto Monti-Profumo”, questo lo slogan presente sullo striscione esposto prima sul Nettuno e poi su un palco costruito in piazza Maggiore, palco che stasera ospiterà un evento benefit sulla questione del terremoto. E proprio giocando sul fatto che altri terremoti siano in arrivo sulla società italiana, si è ricordato l’effetto devastante che avranno i provvedimenti del governo che stanno per essere approvati.

Il CUA ha ricordato inoltre la partecipazione attiva alla campagna “Dal basso alla bassa” che da più di un mese sta ormai portando solidarietà attiva nei territori colpiti dal sisma e che a Mirandola ha di fatto contribuito all’apertura di un campo autogestito. L’azione è poi terminata rilanciando all’autunno, per una mobilitazione forte del mondo della formazione in tutto il paese.

Cua

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Profumo…di tagli! Monti come la Gelmini.

E’ ormai da qualche settimana che nell’agenda politica del governo Monti si è inserita anche la riforma dell’istruzione del ministro Profumo. Una riforma costruita attorno al nodo della meritocrazia che, seppur sancisca un altro salto di qualità nella direzione perseguita dai governi precedenti e veda sempre più invasioni di campo delle fondazioni private, così come ci viene presentata sembra essere inconsistente dal punto di vista dei fondi poiché dovrebbe essere a costo zero.
Ma anche questa volta non potevano mancare colpi di accetta. I tagli, ben nascosti, ci sono e sono ancora una volta pesantissimi e a vantaggio degli istituiti privati. Infatti in quella che con molta furbizia viene chiamata spending review, ma che concretamente rappresenta tagli alla spesa pubblica, oltre al blocco delle assunzioni dei dirigenti pubblici fino al 2016, stretta sui permessi sindacali e un’altra stangata alla sanità con pesanti tagli agli ospedali e 30.000 posti letto in meno, prevede anche una riduzione di 200 milioni al fondo per il finanziamento ordinario delle università. Soldi che verranno traghettati nelle tasche delle scuole private. Infatti il provvedimento dovrebbe assegnare 200 milioni alle scuole non statali.
Un altro colpo pesantissimo, l’ennesimo, richiesto come sempre dall’Europa. Tagli che, in barba alla sbandierata equità del governo Monti, ancora una volta sono a senso unico. Dando un occhiata alle voci (tante) dei tagli, una sola sembra andare a toccare direttamente Palazzo Chigi. Una riduzione, davvero inconsistente, di 5 milioni nel 2012 e di 10 per il 2013 del “fondo di funzionamento” della Presidenza del Consiglio. Il tutto a fronte di un fondo che durante il governo Berlusconi, in un solo anno, è quasi raddoppiato passando da 363 milioni di euro a 616 milioni.
Insomma l’ultimo colpo d’accetta che cerca di passare silenzioso in un torrido luglio a conclusione di un anno per nulla facile ed evitare così il ritorno di fiamma delle piazze. Tagli accuratamente nascosti in in un provvedimento ben più ampio, che lascia quindi al ministro Profumo nient’altro che una riforma di aggiustamento, seppur di non poco conto. Sappiamo bene, infatti, che l’annosa questione della meritocrazia è solo un altro importante passaggio di ristrutturazione verso quel modello richiesto dal mercato finanziario e di conseguenza da quello del lavoro.
Da questi tagli passando per l’attacco al merito e ad una didattica sempre più vuota dobbiamo ripartire per dar vita ad un anno di mobilitazioni che, attraverso una ricomposizione con gli altri soggetti sempre più colpiti dalla crisi e dai tagli, sia all’altezza della fase e dell’attacco che il “governo delle banche” sta portando avanti.

Redazione Univ-Aut

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