Stefano e la rosa


L’ultimo saluto a Stefano Tassinari. Tra Rolling Stones e l’Internazionale di Fortini. tra le lotte e le passioni di una vita, tra un fiore dal rosso intenso e uno sguardo in bianco e nero.

10 maggio 2012 - 22:46

Foto: Michele Lapini

“Vogliamo il pane ma anche le rose”. Qualcuno Stefano Tassinari decide di salutarlo così, con questo biglietto ad accompagnare una rosa rossa. Poche parole che però, oggi, dicono quasi tutto.

L’ultimo saluto a Stefano, scomparso due giorni fa dopo una lunga malattia a cui aveva resistito con tenacia, riempie la sala d’Ercole di Palazzo D’Accursio. Le generazioni si accavallano. Sulla bara le bandiere delle lotte e delle passioni di una vita. Gli attori del Teatro dell’Argine leggono testi, poesie, articoli dedicati allo scrittore, all’amico, al compagno. Pino Cacucci legge Bertolt Brecht.

Poi tocca alle noti dolci di una tromba e a quelle smorzate di una chitarra. Gli amati Rolling Stones, soprattutto. E l’Internazionale di Fortini, come Stefano aveva chiesto. Si alzano i pugni e le voci. La moglie Stefania canta con orgoglio. Qualche volto noto del centrosinistra di palazzo tradisce imbarazzo, ma va bene così. Mauro Pagani canta Anima mia (Anima mia / anima di pianura / animanimamia / dove si va / se lo sai fammi un segno / lo vedrò) e Creuza de mä. “Sono davvero giorni tristi- aggiunge- ma possiamo consolarci pensando a quanto siamo stati fortunati ad avere un amico come lui”. Infine, Bella ciao. Stefano, dalla bella foto in bianco e nero in mezzo alla sala, guarda lontano.

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