Spagna / Un altro tavolo


Riceviamo da Bartleby un nuovo contributo sulla situazione spagnola, dopo il voto alle elezioni amministrative.

24 maggio 2011 - 21:54

Le elezioni di domenica 22 maggio si svolgono correttamente: nessun indicazione di voto dalle accampate, nessun disordine, nessuna sommossa. Un giorno come un altro. Il movimento che più di altri movimenti europei ha criticato alle radici i partiti semplicemente tace. Le votazioni hanno un’affluenza del 66% e segnano la vittoria strabordante del PP, il partito di destra, che conquista basi storiche dei socialisti, come Barcellona e Siviglia e vince anche nelle regioni autonome: la Catalogna e la Castiglia vengono letteralmente strappate alla sinistra.

Sui social network italiani aleggia la delusione: ma come, non era il movimento che doveva sbaragliare la destra?

Facciamo un passo indietro. Innanzitutto in Spagna, da sette anni governa la sinistra di Zapatero, questo vuol dire che è la sinistra istituzionale che ha preso misure contro la crisi, ma si tratta di misure del tutto simili a quelle che ben conosciamo in Italia, tagli alle scuole, all’università, alla sanità, ai diritti.

In questo contesto non pensiamo che la campagna elettorale si sia giocata su questo piano. Molto di più hanno tenuto banco il tema del terrorismo e quello della giustizia, dato che anche qui la corruzione tocca livelli molto alti.

La crisi è un tema che viene eliminato dai politici, o comunque affrontato poco, ciò nonostante è un problema enorme. In altre parole, è il tema che sta mantenendo la gente nelle piazze da otto giorni.

Il fallimento dei socialisti nell’affrontare la crisi è sotto gli occhi di tutti, pertanto abbiamo idea che se si fosse votato il 14 maggio, il giorno prima della manifestazione che sta cambiando il voto alla Spagna, i risultati non sarebbero stati diversi.

Il voto di ieri è una bocciatura che segue le regole della democrazia dell’alternanza: le cose vanno male? allora si vota dall’altra parte.

Altro dato, l’affluenza. Ci si poteva aspettare (anche noi l’abbiamo azzardato) un calo di voti notevole, ma non c’è stato e anche l’astensione è stata piuttosto bassa. In questo è possibile dire che si trattava di elezioni municipali e su base regionale, ossia si decideva chi gestiva il territorio. Non si tratta delle elezioni politiche nazionali, forse per questo l’affluenza non è calata.

Cosa succede quindi? Il movimento si posiziona a destra? oppure non ha saputo influire su quelli che in piazza semplicemente non ci vanno.

Il problema in questo caso siamo noi. Se continuiamo a pensare al sistema dei partiti, a una destra e a una sinistra con determinate caratteristiche storicamente stabilite e imponiamo questa catalogazione al movimento facciamo un errore madornale.

Il movimento del 15 maggio si pone su un altro tavolo, che non è quello dei voti, ma è quello dei diritti di base, che in questo momento non rientrano nell’agenda di nessuna fazione politica.

La preferenza del movimento non è quella del voto, ma quella di rimanere in piazza anche oltre il 22 maggio e di svilupparsi. Poco a poco, in tutte le città iniziano le assemblee nei diversi quartieri, poco a poco l’organizzazione prende corpo e ci sono i primi accenni di un coordinamento. Le notizie girano di città in città e con esse i documenti e le proposte.

HACE FALTA GENTE EN LA PLAZA DEL CARMEN! LOS DISTURBIOS ESTAN APRETANDO!

Più o meno questo l’annuncio che molte persone hanno postato su facebook e twitter alle 14 del pomeriggio. Azioni per provocare, disturbi, nervosismo, così si può descrivere quanto è successo alla Plaza del Ayuntamiento il giorno dopo le elezioni del 22 maggio.

La situazione si è calmata proprio grazie a questi annunci, la gente è accorsa in piazza in massa e la polizia si è limitata a pretendere che si togliessero i teli che riparano da sole e pioggia e che sono stati immediatamente rimontati, una volta che la polizia si è allontanata. La giornata è continuata senza ulteriori fastidi.

Che succede, dunque?

Granada è una città governata dalla destra che nelle elezioni di ieri ha confermato la sua ampia maggioranza. Ayuntamiento totalmente assente in questi giorni, silenzioso come lo è stato il governo e come lo sono state le istituzioni negli ultimi giorni, con eccezione della Junta Electoral. Adesso che le elezioni sono passate però il vento può cambiare e ci si ritrova con un governo centrale di sinistra e municipi e regioni assegnate alla destra. Questo piccolo gioco a incastri apre a mille scenari. Ci sarà qualcuno a fare da spalla al movimento o no? Che tipo di reazioni ci saranno? Granada oggi ha offerto un esempio di cosa potrà succedere.

La risposta e la difesa del movimento ancora una volta non sta nei partiti, ma nella piazza che è accorsa lasciando lavatrici e fornelli accesi.

Si apre una fase di movimento che sviluppa i primi passi. Il problema di parlare all’esterno è sempre in cima ai pensieri, come si può costruire una rivoluzione che sia di tutti? In questo momento stanno iniziando le assemblee di quartiere. Altri punti della città di Granada si stanno organizzando autonomamente dall’assemblea generale per creare altre assemblee. E’ un fenomeno che vediamo accadere in diverse città e che può avere, in potenza, il grande merito di coinvolgere anche le periferie delle città, abitate per lo più da migranti. Ma questo al momento è ancora un processo da costruire.

Rimane l’esigenza di costruire una protesta che sia universale: i documenti vengono tradotti e mandati a tutte le accampate del mondo e una particolare attenzione è prestata a come è possibile comunicare con tutte le parti della città. Durante l’assemblea di ieri, in un momento in cui si dibatteva dei diritti base che ciascuno dovrebbe avere si parlava di diritti, si faceva notare che in tutte le proposte non compariva la parola “immigrati”. Un ragazzo ha risposto che la parola “migranti” non c’era perché andava intesa come abolita.

Se così fosse sarebbe veramente un passo per costruire una rivoluzione universale, capace di coinvolgere tutti e con tutte le carte (e non è utopia dirlo, visto il grande eco della rivolta) di diventare mondiale.

No nos representa ninguno

Per la prima volta dalla caduta di Franco, Barcellona avrà un alcalde di centrodestra: Convergenza e Unione, un partito catalano d’ispirazione cristiano-democratica e liberale, vince le elezioni in una città governata i da 32 anni ai socialisti.

E’ un risultato storico che però va necessariamente letto nel contesto della imponente avanzata del centro destra in tutta Spagna e nella politica del governo di Zapatero di questi ultimi anni.

E’ un risultato storico per il quale, qualche opinionista, si è sentito di accusare il movimento di piazza che in questi giorni ha infiammato con la sua protesta piazza Catalunya ed ha attaccato frontalmente la gestione della crisi: ancora una volta il vecchio quanto noioso “avete fatto il gioco della destra”.

Ebbene, crediamo invece che non ci sia nulla di più palesemente falso, e che questo movimento sia nato una settimana prima delle elezioni per farne saltare il meccanismo non per modificarne il risultato, per svelarne la incapacità e i limiti non per potenziarne la funzione.

Soprattutto ci sembra che le ragioni della sconfitta dei socialisti siano dovute alla crisi che attanaglia la sinistra europea da ormai diversi anni, e che l’ incapacità di rappresentare istanze come quelle emerse nelle piazze spagnole sia stata letale per il partito socialista spagnolo come per quello catalano. (Torna in mente chi, in Italia, sostiene che l’unica via per il riscatto del centrosinistra è costituire un partito del nord…).

Guardando la folla radunata nelle assemblee oceaniche e nelle proteste festanti non si vede neanche una bandiera con la falce il martello ma solo cartelli contro la politica di palazzo e il neoliberismo, eppure finora  i partiti di sinistra hanno saputo offrire solo anacronismo o svolte liberiste.

La rivoluzione spagnola parla di un altro piano di esercizio del potere, che in queste ore si sta ramificando nelle piazze della periferia, nei coordinamenti di quartiere e nelle prime iniziative in università; parliamo della possibilità di lotte agite a questo livello, non di chi ha perso perchè è in crisi e di chi governerà con il 25% delle preferenze (e parla di democrazia!). Parliamo di democrazia reale ora non di chi non ci rappresenterà mai.

> Vai ai precenti contributi di Paolo e Federico dalla Spagna: 123



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