Spagna / Fase 3 [video]


Riceviamo e pubblichiamo un nuovo contributo a cura di Bartleby.

14 giugno 2011 - 19:07

(nelle immagini il simbolico “levantamiento” della Acampada di Granada)

Per intendere il corso delle proteste spagnole possiamo provare a prendere dei punti di riferimento molto elementari, delle date che hanno scandito i diversi momenti di quanto sta avvenendo. Stando a Diagonal, un quindicinale di informazione critica, il primo cartello di convocazione del 15 maggio (15M) appare il 7 marzo 2011.

Tra questa data e il giorno della manifestazione c’è tutto un processo di diffusione che non necessariamente corrisponde ad una fase di discorso politico: la gente si incontra, inizia a parlare, a conoscersi, ma il dibattito politico è racchiuso in quegli 8 punti che sono alla base della convocazione della manifestazione. A questo si aggiunge la manifestazione del 7 aprile di Juventud Sin Futuro e le proteste contro i tagli alla sanità che si svolgono in Catalunia. E’ una fase di accumulo (in realtà iniziata da molto prima, come sottolineano in molti e soprattutto come sottolinea Toni Negri nella sua analisi per Uninomade, ma stiamo semplificando) che porta a convergere un’ampia serie di malumori.

Questo accumulo trova il suo sbocco il 15 maggio. Manifestazioni in tutta la Spagna, scontri e arresti a Madrid, ma se si guarda l’evento con un leggero distacco si nota che l’elemento del conflitto (materiale) passa in secondo piano. Si tratta di un tipo molto particolare di conflitto, che non impone un “contro”, bensì impone un piano di “costruzione”. E’ solo così che possiamo spiegare la data del 17 maggio, quando in tutte le città di Spagna si formano le accampate. E’ la seconda fase.

Iniziano le accampate, inizia l’autorganizzazione. La gente si incontra, sempre più spesso, si organizza in gruppi di lavoro, impara a gestire quello che si è creato, ossia le accampate. Città nelle città che funzionano in totale autonomia. Sono zone franche senza legge (o perlomeno senza la legge a cui siamo abituati) che impone il rispetto come unica regola, il “consensuar” come procedimento, la decisione per “mayoria” come ultima risorsa.

Nelle accampate la gente mangia gratuitamente (tre pasti al giorno), riceve consigli legali, trova le informazioni, va in biblioteca, può far accudire i propri figli. Impara l’utilizzo dei social network, impara a scrivere comunicati stampa e impara un modo di far politica che non si limita mettere una X su una scheda prestampata.

Come tutte le città le accampate sono però difficili da gestire, hanno milioni di problemi: Chi può permettersi di stare accampato per tutto il giorno? Chi può permettersi di dormire ogni notte? Chi può permettersi un’assemblea di 5 ore ogni sera? Chi può sopportare i ritmi? Non tutti evidentemente. Le accampate rischiano di diventare un simbolo vuoto.

Si comincia a pensare a come risolvere il problema, come abbandonare le accampate. Innanzitutto come deciderlo. In tutte le città le assemblee si bloccano attorno a questo tema, in quasi tutte le città la questione viene risolta per “maggioranza” e non più per “consenso”. Però la soluzione è quasi sempre la stessa: le accampate non cessano, si trasformano. Nelle piazze verrà lasciato un punto di organizzazione e di informazione “Conosciamo le strade che ci portano alla Puerta de Sol”. Le assemblee si trasferiscono, in alcuni casi materialmente, nei quartieri, nelle università. Le rivolte si danno una struttura e pertanto si iniziano a fissare dei giorni per le assemblee dislocate nella città e dei giorni per le assemblee generali.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: nei giorni tra il 3 e il 5 giugno, sotto una pioggia costante, si riuniscono a Madrid i delegati di 23 acampadas da tutta la Spagna. E’ l’assemblea interacampadas, nulla di più che un momento per conoscersi e condividere le proprie esperienze, non una rete, ma un coordinamento.

Si scelgono delle date comuni: l’11 giugno, giorno di insediamento degli alcaldes, dopo le elezioni del 22 maggio; il 19 giugno, una manifestazione che si pone come internazionale.

E’ evidente che non tutti i paesi del mondo accoglieranno la proposta. E’ altrettanto evidente che gli eventi di Atene, Parigi, Lisbona, hanno dato una nuova linfa al movimento spagnolo.

Di fatto le manifestazioni si moltiplicano e vanno ben oltre le date concordate. E’ la terza fase: si prendono i quartieri e si ritorna nelle strade. Significativo, in questo senso, il nuovo sito dell’assemblea di Madrid: http://tomalosbarrios.net/

Pratiche

Il cambiamento non si avverte solo nelle trasformazioni delle assemblee. Si cominciano ad affrontare direttamente le mosse del parlamento, del potere. Si comincia a parlare contro la “reforma laboral”, si ricorda la riforma delle pensioni, appena approvata, si protesta contro l’insediamento degli alcaldes.

La protesta è netta: un No alle riforme che vengono promosse in questi giorni e un grande “No nos representan” contro gli alcaldes. Non solo, ci sono proteste che vengono convocate dalle singole città, come la manifestazione convocata dall’Assemblea di Barcellona contro i tagli previsti dalla Generalitat, o addirittura dai singoli barrios, come successo in Granada. Questo ci dà il senso di quanta forza può avere una singola assemblea, seppur ridotta nei numeri.

Una delle formule che si ripete spesso, nelle conferenze stampa, negli interventi, nei cartelli delle manifestazioni è quella di “sentito comùn”, espressione che viene utilizzata per rimarcare la lontananza della pratica politica ufficiale, dalle vita di tutti giorni. Le misure utilizzate dal governo e dai partiti, non solo spagnoli, ma anche portoghesi, greci, francesi (in riferimento alle proteste che in questi giorni hanno luogo alla Bastiglia) sono lontane dal senso comune. In questo senso il motto “no nos rapresentan” acquista ancora più senso.

E’ fondamentale, per capire il momento, leggere quanto accaduto nella Acampada Sol, che per protestare contro la reforma laboral, ha annullato la sua assemblea, marciando verso il Congreso e chiamando, da lì, migliaia e migliaia di persone, annullando i tempi tra la presa di decisione e le attuazioni. Negli ultimi giorni le assemblee di Madrid erano congestionate, bloccate in un confronto tra chi voleva continuare con l’accampata e chi no. Di fatto, in tutte le città la decisione di levantar las acampadas è stata presa proponendo altre date di mobilitazione.

Anche il comportamento delle forze dell’ordine è cambiato: dall’inizio delle mobilitazioni si contano circa 200 feriti in tutta la Spagna e negli ultimi giorni arrivano notizie di sgomberi violenti, come quelli di Santiago, Tenerife, e soprattutto Valencia.

Questo è dovuto non tanto alla radicalità delle pratiche: le accampate hanno dimostrato di essere una pratica con un livello di radicalità altissimo, pur essendo totalmente non-violente. Il cambiamento è dovuto a un mutamento di atteggiamento delle forze dell’ordine (se si tratta di un cambio si strategia lo scopriremo solo col tempo) e al mutamento delle pratiche di cui abbiamo parlato. Nella Spagna delle ordinanze, andare a manifestare di fronte ai palazzi del governo o delle sue delegazioni, pone immediatamente il problema di cordoni di polizia già schierati.

Non per questo il movimento si dimostra frammentato al suo interno. Le nuove pratiche, che continuano a essere pacifiche, accomunano tutto il movimento, così che la solidarietà con le città che subiscono violenza di polizia è molto rapida e comincia ad assumere forme diverse a quelle del semplice comunicato stampa con richiesta di dimissioni. Si cominciano a fare proposte di cortei, manifestazioni, cacerloadas da fare ogni qualvolta che in una delle città il movimento subisca un attacco da parte della polizia.

Dal punto di vista delle pratiche segnaliamo la giornata dell’11 giugno a Madrid, con la decisione di bloccare Cibeles, facendo cordoni umani, bloccando uno degli incroci principali della città e creando uno spazio pedonale vivibile. Il 5 giugno, a Granada una gruppo di manifestanti è andata a manifestare ai piedi dell’Alhambra, l’antica fortezza araba che domina la città, incentrando la manifestazione sul tema dell’ambiente. Unica regola della manifestazione: indossare almeno un indumento di colore verde.

Repressione: un’aggiunta


Questo è il video pubblicato in questi giorni dalla rete Anonymous che, nei mesi passati, ha protestato contro la legge Synde, con diverse attività di hackeraggio. La rete viene colpita proprio in questi giorni dalle forze dell’ordine che sostengono di averne arrestato la cupola.

Essendo una rete non può esserci cupola, questo è evidente. O comunque il concetto di cupola deve essere ampiamente ridimensionato.

Come potete vedere dal video (purtroppo al momento è solo in castigliano) il movimento Anonymous si pone in diretta relazione col movimento 15M (o Indignad@s), pur essendo un movimento nato in tempi non sospetti.

Il comportamento delle forze dell’ordine è dovuto alla necessità di cambiare il fronte dell’attacco: dal momento che ogni attacco fisico alle accampate non fa altro che rinforzare il movimento e creare un senso di solidarietà piuttosto vasto, non stupisce che la repressione si eserciti in diverse modalità. Non è un caso che diversi centri sociali o case occupate sono stati sgomberati in questo periodo.

Questo ci dà anche la misura dell’impossibilità di una repressione diretta nei confronti di una mobilitazione così ampia e che coinvolge trasversalmente la società civile.

> Vai ai precenti contributi dalla Spagna: 1234 56 7

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