Spagna / Appunti su Madrid


“Riesce la Puerta de Sol mantenere questo potenza di canalizzazione? Riesce la protesta di Madrid ad essere ancora inclusiva?”. Nuova corrispondenza a cura di Bartleby.

31 maggio 2011 - 19:14

Madrid è una realtà molto più complessa di Granada, impossibile provare una lettura in pochi giorni, conoscendo un numero ridotto di persone, rischiando di ridurre il carattere universale delle rivolte a pochi punti di vista. Per questo motivo quelli che presentiamo sono degli appunti sparsi, che non hanno la pretesa di una visione completa, passabili di critiche e che sicuramente contengono errori di valutazione. Diversi ne stiamo commettendo in questi giorni.

Diciamo questo perché riteniamo che si debba stare attenti nella lettura del processo spagnolo e ancora di più bisogna stare attenti nel tradurre gratuitamente quello che succede alla Puerta de Sol di Madrid. Quello che è avvenuto il 15 maggio ha avuto un potere di attrattiva impressionante, da un certo punto di vista ha canalizzato e fatto esplodere l’indignazione, dall’altro ha saputo parlare un linguaggio assolutamente inclusivo, generale e condivisibile da buona parte della società. Capire il perché è un argomento che può impegnare mesi di indagine.

Al momento possiamo porci delle domande, la prima le pratiche pacifiche del 15 maggio si sono dimostrate assolutamente inclusive. Riesce la Puerta de Sol mantenere questo potenza di canalizzazione? Riesce la protesta di Madrid ad essere ancora inclusiva?

Puerta de Sol

La Puerta de Sol è occupata giorno e notte, in questo momento in piazza ci sono non meno di una settantina di tende, tuttavia bisogna sottolineare che se i vincoli, i divieti riferiti allo spazio, vengono infranti senza alcun problema, ciò non vale per i vincoli temporali, rappresentati dai tempi del lavoro o dello studio.

Le università continuano a essere aperte e i negozi continuano a svolgere il loro lavoro. Vuol dire che la partecipazione alla politica alle attività diurne della Puerta de Sol è preclusa a buona parte delle persone. Non è un elemento da niente, soprattutto se si guarda all’universalità del messaggio che viene portato dai cartelloni e dagli slogan. Soprattutto non è un elemento da trascurare visto che l’assemblea generale vive (molto più che nel caso di città più piccole) del lavoro delle Commissioni (Commissione politiche a lungo termine, a breve termine, Commissione infrastrutture…).

E ancora è un elemento importante se si tiene conto che la maggior parte delle date di mobilitazione (in questo caso intendiamo il termine “mobilitazione” come un modello classico di convocazione e corteo) proposte dal movimento sono la domenica, proprio per favorire un’affluenza alta. Anche le assemblee cittadine consentono un alto livello di partecipazione, soprattutto di persone non militanti, o alla prima esperienza.

A ciò aggiungiamo che le commissioni diurne non sono pubblicizzate quanto l’accampata in sé e che quindi, per esempio, l’annuncio di una riunione di una “Commissione politica a lungo termine”, viene fatto durante l’assemblea generale del giorno prima e successivamente (si parla delle 23, circa) viene inserito sul sito e i social network.

Sono problemi solo apparentemente tecnici e organizzativi, si tratta di priorità, della modalità di costruire azione politica che dettano l’agenda e lo stile del movimento.

Facciamo il confronto con le “Asambleas de Barrios”, che invece sono annunciate da diverse giorni, tanto da apparire sui giornali. Buona parte dell’attenzione è focalizzata attorno a questo nodo e già si pensa a come far convergere queste diverse assemblee in un’unica assemblea, prevista per domenica 29.

Arriviamo quindi al problema della città dentro la città, piena di stand di ogni tipo, cartelli, manifesti, talmente disordinata che può risultare escludente per la maggior parte della gente e, probabilmente, in molti casi è così. Dobbiamo però domandarci prima di tutto cos’è la Puerta de Sol?

L’immagine che siamo abituati a vedere dalle televisioni è una piazza piena con dei teli blu nel centro. Al di sotto di questi teli ci sono gli stand, di tutti i tipi, ma soprattutto gli stand da cui partono le informazioni (Comunicaciòn 1 e 2, Informaciòn 1 e 2). Si può parlare molto del disordine, dell’ambiente hippie che si è formato, ma questi stand, durante la giornata del 27 maggio, ossia nel giorno del tentato sgombero di Barcellona, ha saputo mettersi al servizio delle comumicazioni della città Catalana. Le informazioni quindi arrivavano a Madrid e da Madrid erano divulgate attraverso web e media.

Inoltre Puerta del Sol sono le tende, in continuo aumento, tanto da arrivare a toccare i confini della piazza, rischiando di incrociare le strade circostanze. Gente che si ferma una sola notte, che viene a giorni alterni oppure che è in piazza dal 15 di maggio.

Ma Puerta de Sol è soprattutto le assemblee, il luogo dove la gente parla e ascolta. Sia chiaro, le assemblee sono spesso confuse, molto tecniche, organizzative, spesso possono essere al di sotto del livello delle potenzialità del movimento, però esistono e continuano a essere vissute. Non per questo è vietato pensare (anzi è doveroso) a dei cambiamenti, nella forma assembleare e nella pratica occupativa.

Sta di fatto che la città dentro la città, la città costruita e poi vissuta  è un elemento potentemente sovversivo e che lascia emergere uno dei grandi vincoli di questi ultimi anni, ossia la chiusura delle possibilità di vita sociale e politica.

La scomparsa dei diritti – il tempo

Mettiamo a confronto le due città che abbiamo incontrato avvicinando due “actas”, redazioni di assemblee. Il 22 maggio la città di Granada approva un “acta” di 6 punti, l’assemblea di Madrid, il 25 maggio approva 4 linee di dibattito. Proponiamo direttamente gli elenchi.

Madrid:

– Riforma elettorale verso una democrazia più rappresentativa e di proporzionalità reale e con l’obiettivo aggiuntivo di sviluppare di meccanismi effettivi di partecipazione cittadina

– Lotta contro la corruzione mediante norme orientate a una totale trasparenza politica

– Separazione effettiva dei poteri pubblici

– Creazione di meccanismi di controllo cittadino per esigere una responsabilità politica

Granada:

– Democrazia reale. Chiediamo una democrazia diretta e partecipativa, in cui l’assemblea sia il meccanismo fondamentale di discussione, riflessione e decisione collettiva

– Rifiuto della riforma lavorale: no al lavoro precario. Contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori per  cui si è così a lungo combattuto nella storia

– No alla riforma delle pensioni. No ad un rinvio dell’età pensionabile. No allo smantellamento del sistema di protezione sociale dei nostri nonni

– Diritto reale alla casa come bene sociale e non basato sul mondo economico. Sospensione del pagamento di ipoteche per disoccupati e fine del “desahucio”.

– Servizi basici e sociali garamtiti. No alla privatizzazione della salute, educazione, trasporto, risorse (acqua, elettricità, gas…)

– Rifiuto dell’Ordinanza Civica di GRanada. Utilizzo libero e responsabile delle aree comuni della città (piazze, strade). Rimozione delle sanzioni frutto dell’applicazione dell’Ordinanza.

E’ evidente la differenza: l’assemblea di Madrid si pone direttamente in contrasto con il potere vigente, a essi si rivolgono quando chiedono trasparenza e quando chiedono una legge elettorale (“democracia mas representativa”, se ci si pensa è in netto contrasto con una serie di rivendicazioni dei primi giorni, quando si esaltavano le capacità delle assemblee cittadine come luogo di pratica e decisione polticia). La presenza del palazzo de Congrecios in città, da questo punto di vista, ha il suo peso. L’assemblea di Granada invece sviluppa, per il momento dei punti di rivendicazione che partono dalla vita materiale e quotidiana, da una richiesta di diritti e di vita.

Quale può essere l’impressione? A prima vista si potrebbe leggere nel processo madrileno (dopo tutto quello che abbiamo scritto su Granada e Barcellona) una difesa dello status quo: non è il sistema che non va bene, bisogna migliorare la legge elettorale, cacciare i politici corrotti e le cose miglioreranno.

Ma c’è un elemento che, per esempio, a Granada non è emerso, la diversa concezione del tempo.

Si ha la certezza che il processo iniziato adesso sia un processo a lungo termine, che non si chiude con due rivendicazioni, né con l’arrivo dell’estate. Su alcune tende dell’accampamento di Madrid è scritto: “Porque tenemos que dormir si ya hemos despertado”. Perché dobbiamo dormire se adesso ci siamo svegliati?

L’impressione è proprio questa, che il risveglio sia una cosa così importante che non può essere bruciata in poco tempo. C’è una richiesta di pause di riflessione, in questo processo, che può corrispondere ad una presa di coscienza della gente, a un processo di apprendimento (e, con esso, rinnovamento) del linguaggio politico, delle pratiche, delle modalità di fare assemblea, che non sono per nulla facili. Il fatto che nelle assemblee non si voti, per esempio, pone in seria difficoltà chi deve gestire l’assemblea, imponendogli un livello di attenzione molto alto che gli permetta di riordinare le proposte e di cercare per esse un punto comune che possa piacere a tutti. Queste semplici operazioni poco a poco vengono apprese da tutti. E’ l’intera cittadinanza che poco a poco apprende questo modo di fare politica e impara a utilizzarlo. E’ un processo lento, lentissimo, sfibrante, per molti, ma è il risveglio di cui molti sentivano bisogno.

E quindi si pensa a manifestazioni ogni 15 del mese, il cui scopo non è semplicemente fare un corteo, ma dare una continuità al processo, in modo da arrivare ad ottobre con pratiche consolidate. I calcoli non sono facili e non possiamo dire se la lettura che si sta dando, la richiesta di tempi larghi possa giovare alla rivolta o non rischi, invece, di diluirla. Rimane il fatto che è quanto emerge dalle assemblee: “Estamos aprendiendo – si ripete- no es facil, necesitamos tiempo”.

Di fronte a questa richiesta di tempo la richiesta di diritti viene posticipata rispetto ad un attacco alla classe politica.

Gruppi politici

Immaginiamo una qualsiasi grande città italiana, o anche Bologna, al principio di una mobilitazione: i gruppi politici, i centri sociali già esistenti si confrontano nel tentativo di coinvolgere sempre più persone, se ci riescono questo è un primo successo per tutti. Dopo il primo momento iniziale, che potremmo chiamare di esplosione, mantenendo un equilibrio fra le assemblee e le proprie rivendicazioni si cerca di proseguire con la mobilitazione. Questo è un processo che anche in Spagna, a Madrid, si è verificato. Ciò che ha sorpreso chiunque è la potenza non solo numerica, ma di partecipazione. Recuperando diverse testimonianze possiamo dire che i gruppi politici “se han desbordeado”, sono stati completamente superati dalla volontà di partecipazione e dalla capacità di attrattiva di questa mobilitazione.

La composizione, le rivendicazioni, i temi vanno molto al di là di quelli di un singolo gruppo. Quando, in articolo precedenti si è parlato di “universalità” del movimento non è perché questa è stata ricercata, bensì perché è nata dall’unione di tutte le indignazioni.

Il problema è quale apporto possono dare le strutture organizzate a questo movimento? Come porre dei temi, per esempio, o delle vertenze specifiche. Questo è il nodo a cui arrivano tutti i gruppi senza che ci sia possibilità di soluzione, che non sia non la partecipazione ai gruppi, alle commissioni, alle assemblee. L’elemento fondamentale, lampante di questo movimento non è una rivendicazione precisa, che parte dal popolo e arriva verticalmente al potere. E’ la partecipazione, ossia un elemento assolutamente orizzontale. Poter parlare di politica in un assemblea è già vista come una vittoria, se non come un miracolo. Mantenere questa possibilità è un obiettivo primario delle assemblee.

Lotte del mondo

Come si costruiscono vertenze, rivendicazioni, come si costituiscono nuovi diritti che siano orizzontali e universali è ciò che si deve scoprire. La Spagna in questo momento è un enorme laboratorio politico a più voci, dobbiamo stare ben attenti a capire cosa si muove, con che modalità, quali sono le differenze e le cose comuni, quali sono gli errori e quali non lo sono.

Per fare un esempio, come possiamo analizzare questa rivolta in confronto con le rivolte del maghreb o quella islandese. E’ sensato applicare un modello che nazionalizza le banche, come quello Islandese, in un territorio tanto vasto come quello spagnolo? Oppure, la piazza di Madrid è paragonabile a  Piazza Tahrir, o il confronto va fatto con tutte le città di Spagna, perché è proprio questa espansione che connota il movimento?

Bisogna in tutti i modi evitare di cadere nell’esterofilia del dire “facciamo come in Spagna”, così come gli spagnoli devono evitare di pensare alla propria rivolta pensando “facciamo come a Londra”.

Ogni lotta è diversa dalle altre: mai e poi mai, in questo momento, il movimento spagnolo potrebbe azzardare un assalto al palazzo del PSOE (imitando i londinesi che assaltarono il palazzo dei tories). Mai e poi mai il movimento spagnolo potrebbe limitarsi ad avere un nemico esclusivo in Zapatero, come invece può succedere dove c’è una dittatura. E non aspettiamoci di trovare contro la classe dirigente spagnola la stessa rabbia che in Italia si rivolge contro Berlusconi. E’ qualcosa di completamente differente. Mentre in Italia l’indignazione assume un peso molto basso (ci sono troppi motivi di cui indignarsi, da troppo tempo), in Spagna questo è elemento molto forte. Questo è anche perché la presenza di un governo di sinistra ha di fatto bloccato molte lotte, mostrando movimenti che non sono riusciti a fare breccia proprio perché dall’altra parte c’era lo spauracchio della destra. Il blocco è crollato e l’indignazione è scoppiata e si presenta come elemento di novità.

Inoltre c’è quindi la consapevolezza di chi accende la televisione e vede le immagini del Cairo, ma c’è anche una diversità che è avvertita da molti. Più interessante vedere che ci sono delle basi comuni che sono lampanti: il sistema economico e le misure contro la crisi. Il discorso destra-sinistra, se si fanno confronti con altri paesi d’Europa, non ha senso, tanto più che le misure di austerità sono sempre le stesse a prescindere dal tipo di rappresentanza. Della connessione europea però non è ancora tempo di parlare, perlomeno nelle assemblee. Forse saranno i presidi che si stanno formando in tutta Europa a facilitare i contatti, ma un copia-incolla di pratiche e rivendicazioni, senza tener conto delle diverse realtà, rischia di non avere senso.

Madrid-Barcellona: storia di uno sgombero

Lo diciamo a chiare lettere: quando ieri si è capito che la risposta di Madrid alla violenza di Barcellona era un concentramento coi fiori era più la rabbia contro l’accampata che contro il sistema. Bartleby ha vissuto molti momenti di urgenza, ne ricordiamo uno su tutti: la corsa a occupare i rettorati due ore dopo l’incarcerazione di militanti di tutta Italia, nel luglio 2009. Madrid non solo ha reagito così, la piazza non ha nemmeno posto il problema. Visto con la nostra ottica questo è inconcepibile.

Però si tratta di un altro mondo. Un paese in cui non sono reti nazionali che stanno organizzando tutto questo e che appena riesce a creare un coordinamento.

La risposta madrilena è stata semplice, però condivisa da tutte le persone della piazza: portare dei fiori in piazza cantare “Barcelona no estas sola”; aiutare l’accampata di Barcellona, per il momento distrutta, nella comunicazione; unirsi alle altre città di Spagna chiedendo una presa di responsabilità delle istituzioni per quei 121 feriti; salutare attraverso video chiamata skype senza audio i compagni e le compagne di Madrid. Piccole cose, ma condivise da chiunque. Quando oggi abbiamo chiesto motivazioni di questo atteggiamento la risposta è stata proprio questa: un corteo, visti i tempi non sarebbe stata una cosa condivisa e costruita da tutti, sarebbe stata una contraddizione. Di fronte a questa risposta non ci rimane che sederci e ascoltare ciò che di strano sta succedendo.

Salir de Sol

Puerta de Sol è un simbolo e come tutti i simboli rischia di invecchiare, di sminuirsi. I giornali attaccano molto la piazza definendola un simbolo di quello che da noi potrebbe essere il degrado.  Ma al di là di quanto scrivono i giornali la piazza può risultare un problema, sia come elemento centrale che non fa esplodere tutte le potenzialità del movimento (soprattutto per quel che riguarda le realtà decentralizzate), sia come luogo in cui tutte le energie si concentrano rischiando di stancare il movimento.

Come si esce da Puerta de Sol. Le assemblee generali e quelle dei quartieri stanno discutendo questo problema. Non solo la Spagna, ma il mondo deve capire che la Puerta de Sol è un simbolo che può cambiare forma, non si può semplicemente abbandonare la piazza da un giorno all’altro, bisogna rendere esplicito il cambiamento del simbolo.

Cosa succederebbe, senza un coordinamento, in tutte le accampate di Spagna se Puerta de Sol togliesse le installazioni? non sarebbe una scusa per sgomberare le altre città? E se l’uscita da Puerta de Sol avvenisse ora, non potrebbe passare per una dimostrazione di paura di fronte alla violenza di Barcellona. Sono questi i dubbi delle ultime ore e che devono essere dibattuti nei prossimi giorni.

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