Siria / Venerdì di sangue, sessanta morti


Le forze di sicurezza di Bashar Al Assad sparano sui manifestanti scesi in piazza in molte città del paese

23 aprile 2011 - 14:57

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

Nuovo venerdì di sangue in Siria. Ancora una volta, in concomitanza con la tradizionale giornata di preghiera islamica, la popolazione è scesa in piazza in diverse città del Paese per chiedere riforme al regime baatista del presidente Bashar Al Assad. Una trentina i morti, forse anche di più, addirittura 45. Il bilancio delle vittime non è ufficiale; a riferirlo sono le tv panarabe, Al Jazeera e Al Arabiya in testa. I decessi sarebbero stati provocati dagli spari delle forze di sicurezza, impegnate a reprimere con il pugno di ferro le contestazioni. Migliaia i dimostranti scesi in corteo all’uscita dalle moschee, sia nei centri dove più intensa è stata la protesta di questi mesi, come Daraa, Homs, Aleppo e la capitale Damasco, sia nelle città minori. In una di queste, Azraa, i morti sarebbero addirittura dieci.

Quattro, o forse cinque, invece le vittime a Damasco, non si sa bene se nel centro o nei sobborghi, dove ci sono stati diversi cortei. In tutte le manifestazioni, i contestatori chiedevano giustizia per gli omicidi di queste settimane, lo scioglimento dei servizi d’intelligence e l’abrogazione dell’articolo 8 della Costituzione, che sancisce l’egemonia del partito Baath sulla società e sullo Stato. Tutto questo nonostante il presidente Assad, dopo tanti dinieghi, abbia accettato ieri di promulgare ufficialmente il decreto di revoca dello stato d’emergenza, che era in vigore dal 1963 in Siria. Gli oppositori, che giudicano questa misura insufficiente, hanno però mantenuto gli appelli a manifestare in tutto il Paese.

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