Siria / La tregua non regge


Giungono notizie contrastanti sul cessate il fuoco previsto da questa mattina a partire dalle 6. Mentre la maggior parte dei media internazionali riporta una situazione calma, il web si riempie di testimonianze sulla rottura dell’accordo.

12 aprile 2012 - 16:29

Roma 12 aprile 2012, Redazione Nena News –  Sembrava potesse essere questa, la giornata che la Siria aspettava da più di tredici mesi: a mezzogiorno, zero morti, zero feriti, zero arresti. Eppure, a quasi sei ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra esercito siriano e ribelli armati, previsto dal piano dell’inviato Onu Kofi Annan, sono contrastanti le notizie che giungono dalla Siria: secondo quasi tutte le agenzie stampa e i maggiori quotidiani internazionali, la tregua tiene. E’ di poco fa, invece, la notizia di un morto a Mharadeh, nella provincia di Hama. A riferirlo è Rami Abdel Rahman, presidente dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, ma non è chiaro se la vittima sia stata uccisa dall’esercito regolare o da gruppi paramilitari leali al regime. Sono stati segnalati anche bombardamenti delle forze governative a Homs, nel quartiere Qarabis, mentre a Dayr al-Zor, nell’est del Paese, la polizia starebbe sparando sui dimostranti scesi in piazza su appello dell’opposizione. A riferirlo, sono i comitati di coordinamento locali organizzati dagli insorti: sono loro la fonte più quotata per le notizie in provenienza dalla Siria. Fonti che però non sono verificabili da esterni.

Sono state segnalate almeno altre due violazioni del cessate il fuoco da questa mattina, con colpi di mortaio attorno al castello di al-Madiq, nei pressi di Hama: l’Ansa ha riportato la sua fonte, un residente di nome Manhal Abu Baker, interpellato via Skype.  La seconda sarebbe avvenuta a Zabadani, tra Damasco e il confine libanese, dove sempre secondo l’Ansa si sarebbero verificati bombardamenti. L’esercito non si sarebbe ancora ritirato da molte postazioni, come testimoniano alcuni attivisti e un video che circola da questa mattina su Twitter, che mostra un carro armato in movimento sempre nell’area di Zabadani. Un altro video, riportato dal quotidiano inglese The Guardian, mostra invece l’allestimento di un check point governativo nella rotonda di Arba‘in a Hama. Ad Aleppo, invece, un abitante ha segnalato su Twitter il posizionamento di cecchini sui tetti nella zona di Hayan, proprio sopra l’autostrada Aleppo-Ezaz. Sempre nella seconda città siriana, alcuni tweet riportano l’attacco di un gruppo armato a un autobus che trasportava militari: ci sarebbero diversi feriti, alcuni dei quali gravi. Nel quartiere Méridien, inoltre, le forze di sicurezza starebbero sparando sul corteo del funerale dello studente Alaa al-Ahmad, trasformatosi in manifestazione anti-regime. All’Università di Aleppo alcuni studenti di ingegneria meccanica hanno organizzato una protesta componendo con i loro corpi un gigantesco SOS. Si segnalano spari sui dimostranti per le strade di Idlib e Deraa. Tutte notizie che proverebbero che il piano Annan è suscettibile di fallimento, ma molte non possono essere verificate direttamente.

Intanto, mentre il mondo osserva la Siria sul filo del rasoio, il presidente americano Obama e la cancelliera tedesca Merkel si sono detti “preoccupati” che Assad non rispetti la tregua. Soddisfazione invece in Cina per il comportamento del Regime in questo primo giorno di cessate il fuoco. La Francia ha suggerito all’Onu l’invio di una “robusta squadra di osservatori” per verificare che Damasco stia effettivamente osservando il piano Annan. Londra, dal canto suo, minaccia di dare un sostegno maggiore all’opposizione siriana in caso di violazione del cessate il fuoco da parte di Assad. Ankara, infine, preme perché la Nato “si prenda le sue responsabilità” e difenda i confini turchi dagli attacchi delle forze siriane. Il primo ministro turco Recep Erdogan – dopo i colpi d’arma da fuoco in provenienza dalla Siria  che hanno provocato quattro feriti in un campo profughi nella regione di Hatay – ha impugnato l’articolo 5 del Patto Atlantico, secondo cui “ogni attacco a uno dei membri della Nato verrà interpretato come un attacco a tutti i membri e permetterà l’uso della forza”. In un unico caso si era invocato l’articolo 5 del Patto Atlantico: dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001. Nena News.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati