Servizi sociali: trasferimento della mensa di via del Porto


Ancora un servizio che chiude. Si parla di un suo spostamento in un luogo inadeguato. In molti temono la ripetizione della vicenda Drop In.

10 novembre 2010 - 11:21

Nel corso dell’assemblea “Welfare in comune”, in mezzo al lungo elenco di tagli, un’operatrice ha denunciato la chiusura, entro la fine dell’anno, della mensa di via del Porto, un servizio di ristoro per senza fissa dimora e per persone in difficoltà.
Le ragioni della chiusura sarebbero legate ad alcuni “lavori urgenti di manutenzione straordinaria” che dovrebbero essere effettuati.

Il servizio che ogni giorno fornisce un pasto a 55 persone sarebbe trasferito al dormitorio pubblico di via Sabatucci 2, nelle stanze in cui un tempo c’erano gli uffici del Servizio Sociale Adulti cittadino (smantellato dopo il trasferimento delle deleghe del Welfare ai quartieri, voluto dalla Giunta Cofferati).
La scela del trasferimento è confermata da Davide Minguzzi, direttore del settore Sociale e Salute del Comune di Bologna, che dice: “Vogliamo garantire il servizio nella sua completezza”.
Ma gli operatori hanno molti dubbi che quella sia una scelta giusta.

In primo luogo, concentrare tutte le “problematicità sociali” in via Sabatucci è sbagliato. Va ricordato che, solo da qualche mese, al Dormitorio pubblico Beltrame che si trova lì sono stati trasferiti gli ospiti dell’asilo notturno di via Lombardia, persone che hanno forti problemi di tossicodipendenza cronica e di alcolismo. Il Sabatucci rischia di diventare un’esplosiva bomba di disagio sociale.

La seconda considerazione, forse è un po’ scaramantica (ma è una preoccupazione reale). Negli uffci dell’ex Servizio Sociale Adulti avrebbe dovuto essere trasferito dal 1° ottobre il Drop In di via Paolo Fabbri che era stato chiuso lo scorso 26 luglio.
Quel trasferimento non è mai avvenuto e gli operatori del servizio per i tossicodipendenti sono in cassa integrazione. E’ chiaro che i loro colleghi siano preoccoputati per queste analogie. Del resto, in via del Porto, erano già stati tagliati i laboratori informatici (un progetto di reinserimento per tossicodipendenti) e non riapriranno più.

Il puzzle degli interventi, dei tagli e dei trasferimenti dei servizi sul disagio sociale si fa sempre più complicato, sembra di essere di fronte ad un incasinatissimo gioco dell’oca.

Per esempio, il servizio mensa di via del Porto è istituito dal Comune di Bologna, la responsabilità è in capo alla Asp Poveri Vergognosi, l’Asp Irides è proprietaria delle mura dello stabile, mentre la gestione è affidata alla cooperativa Nuova Sanità.
Minguzzi ha dichiarato che, per ora, il Comune manterrà l’attuale schema di gestione, ma dall’anno prossimo “ci saranno gare per tutti i servizi”.

Ci viene da fare una domanda.
Qualche anno fa una legge regionale ha “messo ordine” nell’ingarbugliato mondo delle ex Opere Pie. Nella città di Bologna furono pertanto realizzate tre Aziende Servizi alla Persona (Asp), dove il Comune di Bologna detiene il 96% delle azioni e l’altro 4% è suddiviso tra Provincia ed altri Enti. All’Asp Poveri Vergognosi, oltre alla gestione delle residenze protette per gli anziani che già portava avanti, vennero assegnate diverse altre deleghe: gestione del Servizio Sociale Adulti, del Servizio Immigrazione, dei dormitori e degli asili notturni, dei centri di accoglienza per migranti e profughi. Si diceva che con la realizzazione delle Asp (che va ricordato sono aziende pubbliche), il Comune avrebbe potuto usufruire, in termini di recupero di risorse, di una gestione più oculata del ricco patrimonio immobiliare dell’ex Opere Pie… E, dopo tutto questo, ora viene fuori la manfrina che adesso tutti i servizi saranno messi a gara…?

Scusate, prima ci eravamo sbagliati: non ci troviamo di fronte ad un complicatissimo gioco dell’oca, ma ad un non troppo camuffato gioco delle tre carte con “giocatori di ultima”.

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