“Se questo è un compagno”


Riceviamo da una lettrice e pubblichiamo una lettera aperta, rivolta alla Cgil, che denuncia gravi atteggiamenti sessisti durante le manifestazioni di ieri del sindacato.

17 ottobre 2014 - 18:07

Pubblichiamo una lettera inviataci da una lettrice, che denuncia quanto le è successo durante i cortei sindacali di ieri. Non è la prima volta che dobbiamo dare conto di episodi discriminatori e sessisti durante le manifestazioni Cgil. Due anni fa si trattava delle squallide rime di un rapper declamate dal palco sindacale, nell’indifferenza di molti e tra le acclamazioni di alcuni.

La redazione

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Se questo è un compagno – Lettera sul sessismo nella Cgil

Mulheres em LutaVi chiedo se, secondo voi, è un compagno quello che ieri (16 ottobre), sventolando con orgoglio la bandiera della Cgil durante il corteo promosso dalla Cgil Emilia-Romagna a Bologna, si è sentito legittimato a fermarmi, farmi togliere le cuffie dalle orecchie e chiedermi se la scelta del colore verde per i miei capelli stesse a indicare che la via era libera e potessero passare tutti.

Vi chiedo se, secondo voi, è un compagno quello che spalleggiato dagli altri “compagni”, dall’alto della sua stazza da operaio e dei suoi cinquant’anni e anche più, si è sentito in diritto di dire a una ragazza poco più che ventenne che è meglio che non si faccia i capelli rossi, perché poi attirerebbe troppi tori ed è ancora troppo piccola per gestire certe cose.

Vi chiedo se, secondo voi, sono compagni quelli che ieri mattina, mentre attraversavano le strade di Bologna per chiedere che venissero tenute giù le mani dall’articolo 18, mi fischiavano dietro, mi fissavano il corpo e, assicurandosi che io potessi sentirli, si dispiacevano ad alta voce di quanto fosse un peccato che la mia gonna fosse larga e non potessero vedere la forma del mio culo.
Vi chiedo se sapete che mentre aprite il comizio sul palco di Piazza Maggiore dicendo “compagni e compagne” e cantate Bella Ciao, in mezzo al corteo, dei “compagni” tengono simili atteggiamenti, e gli altri non intervengono, ma alla peggio li supportano.

Mi chiedo per voi cosa significhi la parola “compagn*”.
Forse ormai avete preso l’abitudine a usarla e l’avete svuotata di ogni significato.
Forse sarebbe ora di riempirla di nuovo.
Cantavate Bella Ciao, la canzone simbolo della Resistenza e quindi dell’antifascismo.
Vi chiedo se secondo voi l’antifascismo è antisessismo.
Vi chiedo se quando vi lamentate perché i vostri diritti non vengono rispettati, comprendete che anche i miei di donna, comportandovi in un certo modo, non sono rispettati.
Vi chiedo se quando vi lamentate perché siete schiavi dei padroni, vi rendete conto che ieri avete cercato di far diventare me vostra schiava.
Vi chiedo se pensate che i diritti del lavoratore siano di serie A e quelli della donna di esser rispettata in quanto tale siano di serie B.

Nel vostro statuto scrivete: “L’adesione alla Cgil comporta piena eguaglianza di diritti e di doveri nel pieno rispetto dell’appartenenza a gruppi etnici, nazionalità, lingua, orientamento sessuale, identità di genere, culture e formazioni politiche, diversità professionali, sociali e di interessi, dell’essere credente o non credente”.
Ieri la mia identità di genere non è stata rispettata.

Non vi scrivo questo perché voglio fare di tutta l’erba un fascio. Non credo affatto che nella Cgil tutti siano così, e lo dico perché mio padre, da operaio, è stato rappresentante CGIL di fabbrica e ora che è in pensione lavora per lo Spi, e quindi i valori della Cgil li conosco bene, essendo quelli, tra gli altri, con cui mi ha cresciuta.

Vi scrivo perché penso che questi atteggiamenti maschilisti e sessisti debbano emergere, perché prendere coscienza che esistono è il primo passo per poterli combattere e sradicare. E spero proprio che sia vostro interesse farlo.

Clara Vecchiato

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