Se la cultura perde la bussola: via la geografia dalle scuole


L’insegnamento della geografia potrebbe presto scomparire dalle scuole italiane: ecco un’altro disastroso effetto della riforma Gelmini.

11 febbraio 2010 - 13:09

In tempi di tagli, licenziamenti, discriminazioni razziali e tetti al 30%, ritardi nei pagamenti al personale, scioperi e occupazioni, sembra che nulla più possa peggiorare la situazione della scuola italiana.

Ma si sa: al peggio non c’è mai fine e così, assieme alla qualità e all’accoglienza, anche la geografia sparisce dalle scuole italiane.

Ecco un’altra delle sconvolgenti proposte avanzate dalla riforma della scuola del Ministro Mariastella Gelmini, che presto potrebbe divenire reale: via la geografia dai curricula dei licei e degli istituti tecnici e professionali e taglio delle ore nel resto delle scuole.

Se la riforma, attualmente in fase di discussione, verrà approvata, una delle prime conseguenze sarà la riduzione del numero di ore settimanali di didattica negli istituti tecnici e professionali. Ergo gli studenti trascorreranno meno ore in classe e, di conseguenza, alcune materie saranno ridotte.

Una delle materie che piu’ sarà penalizzata da questa riforma sarà la geografia: l’insegnamento passerà, infatti, dalle attuali due ore settimanali a un’ora, mentre nei licei e negli istituti tecnici sarà del tutto cancellata.

Ottima mossa Mariastella, così almeno risolverai il problema delle fughe di cervelli… Che non sapranno piu’ dove andare, come ha ironizzato qualcuno.

E l’ironia, a quanto pare, è l’unica cose che sembra dare un senso alle ragioni di questa scelta.

Tanto per molti la geografia, le mappe e i confini servono solo a respingere, discriminare, chiudere, alimentare l’insicurezza. Non a conoscere il mondo, le origini del suo senso, a scoprire la radice politica delle sue divisioni e delle sue frontiere.

Una soluzione che pare a dir poco insensata, considerando l’attuale peso delle varianti geografiche nell’andamento della politica e dell’economia mondiale, fortemente connotata in senso territoriale, identitario, culturale. Come potranno giustificare i politici, senza bussola e senza confini, le guerre al Nemico che viene dall’esterno e si presenta, di volta in volta, sotto diverse vesti: terrone, Rom, clandestino o islamico?

A fronte della scarsa attenzione ottenuta dalla classe politica dirigente e dai media mainstream, dediti a ben altre questioni, l’appello dell’ Aiig, l’bussola1Associazione italiana degli insegnanti di geografia, a fermare l’avanzata della proposta di legge, ha raccolto al momento oltre 28.000 adesioni sul web e il pieno appoggio del mondo accademico.

La geografia ci consente di appropriarci della realtà, di scavare dentro il suo senso.

Se scomparirà dalle scuole, chi ci mostrerà la natura politica delle divisioni e ci insegnerà a rilevare, dentro la scorza superficiale della parola territorio, la radice di terrore?

Chi ci svelerà che la geografia inventa il mondo?

Ancora, come potremo sognare di viaggiare per un mondo che non conosciamo?

> Firma l’appello sul sito dell’Aiig.

> Visita il sito di Luogo e Spazio, curato da studenti universitari di geografia.

Simona de Nicola

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