“Sciopero generale e generalizzato per avviare un percorso politico che dia speranza a questo paese.”


L’intervento di student* e precar* dal palco dello sciopero generale della Fiom del 27 gennaio.

28 gennaio 2011 - 11:51

Cari compagni e care compagne,

oggi gli studenti medi e universitari di Bologna hanno deciso di partecipare allo sciopero non solo per solidarietà, doverosa, verso i lavoratori della FIOM, ma per complicità, per la convinzione che le lotte che in Italia stanno cercando di ostacolare chi vorrebbe averci con meno diritti debbano unirsi e parlare a tutta la società. l’attacco che voi subite in questo momento altro non è che un attacco alla libertà di tutti noi.

Perché i diritti conquistati con lunghissimi anni di lotte ci appartengono e sono un bene comune da difendere.

Oggi noi partecipiamo al vostro sciopero cercando forme nuove di scioperare: con blocchi del traffico e del flusso delle merci, come abbiamo fatto più volte durante quest’autunno e qui a Bologna con il blocco dell’autostrada il 30 novembre.

La nostra generazione, fatta di precariato, di non garantiti e di contratti atipici non ha infatti la possibilità di scioperare come voi, per questo cerchiamo nuove forme di visibilità. Ci hanno raccontato che la nostra generazione avrebbe avuto più possibilità di quella dei nostri nonni e dei nostri genitori, ma ci stiamo accorgendo che questa è un’illusione: le nostre scelte sono vincolate continuamente dal ricatto e dalla subordinazione, come ricattati e subordinati siete voi e tutti i lavoratori delle fabbriche. In questo momento l’unica scelta che abbiamo è tra andarsene da questo paese per cercare un po’ di libertà e stabilità o restare. Una scelta che sta diventando sempre più una scelta obbligata.

Il ddl Gelmini aggrava ancor di più questa situazione con un taglio pesantissimo alle borse di studio, che di fatto elimina il diritto per molti di studiare, peggiorando la condizione dell’università italiana e del diritto d’istruzione in questo paese. Il movimento universitario e studentesco, fatto da studenti, ricercatori, precari e insegnanti in questi mesi si è battuto contro questo disegno di legge. Allo stesso tempo abbiamo guardato oltre l’emergenza attuale e abbiamo detto che l’università per come l’abbiamo conosciuta, ben prima dei tagli di questo governo, non è un’università che ci piace: abbiamo sempre criticato la mancanza di libertà nella ricerca e nelle scelte formative, i rapporti feudali presenti all’interno dell’università.

Di fronte alle condizioni di vita che sperimentiamo ogni giorno si è imposta per noi naturalmente la necessità di mettere al centro la questione del welfare.

La crisi economica ha creato disoccupazione, tagli ai servizi, alla cultura, alla formazione. Le condizioni di vita future, quelle di noi tutti, sono una posta in palio che dobbiamo conquistare.

Noi pensiamo che si possa uscire da questa crisi, attraverso le nostre lotte, solo con un investimento sulla formazione, sui diritti,sul welfare e con un rilancio in avanti del nostro paese.

Deve essere la presa di parola collettiva di lavoratori, precari e non, degli studenti, e delle tante realtà che si battono in questo momento per avere la possibilità di scegliere sul nostro futuro, a tracciare una via diversa da quella del governo, a imporre la nostra uscita dalla crisi.

La giornata di oggi è secondo noi un passo importante in questo senso. Dobbiamo incontrarci, parlarci, confrontarci sempre di più, costruire altre tappe di mobilitazione che ci portino a parlare sempre più un linguaggio comune capace di mandare un messaggio forte.

Noi siamo convinti che sia necessario, in questo senso, che si chiami uno sciopero generale al più presto. Lo diciamo da tempo e continueremo a chiederlo perché crediamo che l’unione delle lotte sia l’unico orizzonte possibile. Sciopero generale, lo diciamo a gran voce per cominciare un reale percorso di unione, che sia forte, che coinvolga tante e tanti, e diversi.

Sciopero generale e generalizzato per avviare un percorso politico che dia speranza a questo paese.

Student* e precar*

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