Sciopero dell’Università e della Scuola


Cub e Cobas convocano l’astensione dal lavoro per il 15 ottobre e una riunione organizzativa venerdì 1 ottobre 2010 h17 in via Belmeloro 14

29 settembre 2010 - 21:06

> Il comunicato pervenuto in redazione:

Il sindacalismo di base sciopera il 15 ottobre 2010
Uniamo le lotte contro lo smantellamento dell’istruzione

In questi giorni molte sono le iniziative intraprese dai precari della scuola, dal personale ata, dai comitati dei genitori e dai docenti di ruolo contro il decreto Gelmini di riforma della scuola. Pesanti sono i tagli alla scuola pubblica e molto generose sono invece le concessioni di risorse alla scuola privata.
Il ministro Gelmini non si è fermata: un altro decreto, che verrà probabilmente varato ad ottobre, sta per scagliarsi contro l’Università.
Anche qui l’attacco è forte; a pagarne le conseguenze sono tutte le componenti del mondo universitario e in particolare i ricercatori precari e strutturati, gli studenti e ancor di più il personale tecnico e amministrativo.

Il personale tecnico e amministrativo nella riforma appare una componente inutile e ormai invisibile. La cancellazione della componente elettiva negli organi accademici farà perdere quel poco di potere contrattuale che oggi ancora hanno i tecnici amministrativi. Paghe da fame bloccate fino al 2013, riduzioni di organico, aumento dei carichi di lavoro, mobilità indotte o forzate, mancato rispetto delle professionalità negli accorpamenti dei dipartimenti e nelle riorganizzazioni che incombono e una falsa quanto umiliante meritocrazia hanno già peggiorato notevolmente la qualità del lavoro. I tagli alle assunzioni porteranno all’avanzamento incontrollato di esternalizzazioni di rami di attività che già in molte università hanno visto decimarsi il personale tecnico amministrativo fino a ieri fondamentale per far funzionare i laboratori, le biblioteche, gli uffici, le attività amministrative. A mandare avanti tali servizi troveremo personale sempre più sfruttato, mal pagato e se
nza diritti. In alcuni casi gli stessi che oggi, svolgendo le stesse mansioni, godono di un contratto nazionale.
L’eventuale creazione poi di fondazioni private e/o consorzi tra atenei implica la trasformazione del rapporto di lavoro del personale tecnico e amministrativo, da pubblico a privato. In un sol colpo oltre ai servizi verrebbe ceduto anche il personale che vi opera con tutte le conseguenze del caso.
In questo contesto i precari tecnici amministrativi sembrano non aver speranza di trovare finalmente un contratto di lavoro stabile.
I ricercatori: viene cancellato il ruolo del ricercatore a tempo indeterminato e non si creano sbocchi per i tanti ricercatori precari che dovrebbero essere invece una risorsa da valorizzare per sviluppare finalmente un ricerca a beneficio dello sviluppo sociale ed economico del paese. Anche i ricercatori sempre di più dipenderanno da fondazioni, consorzi o quant’altro di privato gestirà le poche risorse che alla ricerca verranno dedicate.
Gli studenti non avranno alternativa che una formazione di sempre minor qualità, sempre meno servizi e un costante aumento delle tasse.

Ci preoccupa la possibilità, o meglio la costrizione, dettata dai tagli imposti dal Governo, che gli atenei continuino a procedere a fusioni e/o alla creazione di fondazioni private o che si dividano ancor di più in serie A, B o C, a seconda delle risorse che potranno ricevere, al grado di servilismo che svilupperanno, alla disposizione geografica.

In questo contesto i privati, le grosse aziende, in cambio di risorse messe a disposizione dai bilanci pubblici delle università potranno ancor di più influenzare le condizioni di lavoro del personale e finalizzare didattica e ricerca ai propri scopi, dicasi business….

I rettori sono sostanzialmente in accordo con l’impianto della riforma e più volte l’hanno dichiarato come sono anche in accordo con il legame sempre più stretto dell’università con la “finanza privata”. Non sono loro interessi la qualità del lavoro del personale, la libertà di ricerca e un sistema di istruzione che porti al paese capacità critica conoscenza e cultura. Sono più interessati a “spartirsi la torta” intesa banalmente come partecipazione al guadagno. Le nostre università pullulano già di fondazioni, consorzi e imprese private che si pongono l’obiettivo di commercializzare i “frutti” della ricerca universitaria. Non è un caso che già oggi i vertici di tali enti siano spesso docenti universitari.
Il governo sostiene che la spesa per l’istruzione e la ricerca in Italia è ormai insostenibile e che il bilancio pubblico va sanato. Ma la realtà è che in questo paese sempre più spesso la classe dirigente e politica è interessata ancora una volta a garantire i pochi potentati privati.
Molto ci sarebbe ancora da dire, ma già questo basta e avanza per invitare tutte le componenti che ancora credono in un’università pubblica alla mobilitazione.

Occorre mettere da parte atteggiamenti opportunisti o pensare solo alla propria categoria, è il momento di unificare le lotte, unirsi alla mobilitazione portata avanti dal modo della scuola per:

• salvaguardare l’istruzione, la formazione e la ricerca pubblica;
• salvaguardare le condizioni di lavoro del personale;
• salvaguardare il diritto al reddito e a migliori condizioni di lavoro;
• salvaguardare i posti di lavoro per il futuro delle nuove generazioni;
• lottare contro la precarietà che distrugge le nostre vite.

Insieme
impediamo alla Gelmini di fare altri danni;
cancelliamo le riforme su scuola e università
mandiamo a casa la Gelmini e questo governo.

CUB Scuola Università e Ricerca – COBAS

hanno convocato

SCIOPERO
dell’Università e della Scuola
15 OTTOBRE 2010

Venerdì 1 Ottobre- ore 17.00 – riunione di organizzazione
Aula H del Complesso Belmeloro in Via Belmeloro 14 – Bologna
Tutte le realtà sono invitate

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