Scatta il commissariamento della città


Con le dimissioni del sindaco Flavio Delbono, travolto dalle indagini della magistratura, la città di Bologna passa sotto l’amministrazione di un commissario prefettizio. Dopo i ‘camalli’ e il Pride, arriva il prefetto Cancellieri.

18 febbraio 2010 - 02:56

Scaduto il termine entro il quale Flavio Delbono avrebbe potuto ritirare le proprie dimissioni da sindaco di Bologna (e non è che non ci abbia pensato), scatta l’ora del commissario prefettizio che guiderà la città di Bologna fino a nuove elezioni.

Il nome scelto dal ministro Maroni è quello di Anna Maria Cancellieri, già prefetto in diverse città italiane e proveniente dall’incarico di commissario del teatro Bellini di Catania. In queste ore le si attribuiscono tanto “spiccate doti di diplomazia” quanto l’appellativo di “lady di ferro” per la gesitone di situazioni complesse come la protesta dei ‘camalli’, i portuali genovesi, di un anno fa. Sempre come prefetto di Genova, si oppose allo svolgimento del Pride nazionale del 2009 in concomitanza con il Corpus domini.

Intanto, dopo che tutti i partiti hanno fatto a gara per dichiarare che bisognava andare al voto il prima possibile, il teatrino è alle ultime battute e sembra proprio che il commisariamento della città dovrà durare fino alla primavera del prossimo anno. Il Pdl si starà fregando le mani, visto che negli ultimi giorni ha cominciato a parlare del commissario come di un proprio sindaco. A spingersi più in là, neanche a dirlo, è stato il coordinatore regionale Filippo Berselli. In molti lo ricorderanno tentare di conquistare piazza Verdi in piedi sul suo fuoristrada, sentendosi Rommel ma sembrando più un Barbagli su Marte qualsiasi, bersagliato dalle uova degli studenti. Qualche giorno fa ha avuto un sussulto nostalgico e parlando del commissario lo ha paragonato ad un podestà, il sindaco del periodo fascista.

Dalle parti del centrosinistra e dell’amministrazione con le valigie, in quanto “simpatia”, non sono da meno. Lo dimostra Gaudenzio Garavini, direttore generale uscente del Comune: fedelissimo di Delbono, che lo ha voluto con sè portandoselo dietro dalla Regione. Ai giornalisti che gli hanno chiesto informazioni sul passaggio di consegne al commissario, Garavini ha risposto: “Sono cazzi nostri”. Complimenti. In fondo c’è da capirlo, sarà stressato visto che negli ultimi giorni la Giunta ha fatto gli straordinari per cercare di fare quanti più danni possibile prima dell’addio. Bastino come esempi lo sgombero di via del Vivaio, l’ampliamento del piano antigraffiti e una nuova iniezione di telecamere per le strade della città. Poteva andare anche peggio. Ma per fortuna ci sono le regionali e nel Pd sono tutti impegnati a litigare tra loro per accaparrarsi un posto nelle liste.

Insomma, viste le premesse, c’è solo un commissario degno della situazione…

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