“Ripensiamo Bartleby” [audio]


Report e audio dell’assemblea a Lettere

13 novembre 2009 - 00:55

3698Nell’affollata aula II di via Zamboni 38  gli studenti di Bartleby si sono incontrati con tutti coloro che volessero capire meglio in cosa consiste questo progetto e che volessero portare le proprie idee per rinnovarlo, perchè Bartleby non vuol essere un progetto concluso ma piuttosto un work in progress.

“Bartleby vuole tornare a casa”. Questa è la premessa da cui partono tutti i progetti futuri, perchè senza uno spazio a disposizione difficilmente potranno partire. L’assemblea di oggi ha ripercorso i fatti della scorsa primavera e si è interrogata sulle motivazioni profonde alla base delle necessità che hanno spinto gli studenti a fondare Bartleby e a come questo progetto possa essere portato avanti. La domanda posta alla base del dibattito è infatti “A cosa può servire questo spazio nel cuore di Bologna?”. Le risposte emerse sono tante e gli obiettivi del progetto sono riassumibili dagli slogan che campeggiavano sulla lavagna “Libera spazi, condivi saperi, reclama reddito”. In queste frasi si rimarca innanzitutto la necessità di riappropriarsi di un spazio in disuso, nel cuore di Bologna, che Bartleby ha riaperto in un momento in cui imperava la lotta ai centri sociali, la militarizzazione della città e in cui era impensabile la creazione di un luogo di socialità e di realizzazione di incontri politico-culturali soprattutto entro le mura.

In secondo luogo la condivisione dei saperi esprime la stretta connessione del progetto con la volontà di autoriformare l’università, contestando ciò che non funziona e che non valorizza il ruolo dello studente non solo tramite il rifiuto ma anche tramite la proposta di un’autoformazione, di seminari autogestiti che vengono ora riconosciuti dall’università tramite l’assegnazione di crediti. Bartleby vuol essere uno spazio in cui possono ritrovarsi tutti coloro che coltivano l’arte o la ricerca, che si dedicano alla cultura e allo sviluppo delle proprie potenzialità in forma privata, in casa o per la fruizione di pochi amici, e che vogliono invece allargarsi, condividere ciò che fanno con molte altre persone e che non hanno spazi in cui possano farlo. Nei mesi scorsi infatti sono state allestite presentazioni di libri, mostre, la Bartleby Common Library, spettacoli teatrali, concerti (tra gli altri dei musicisti del Teatro Comunale) iniziative erterogenee che hanno raccolto sostegni da parte di molti esponenti del mondo universitario (professori e ricercatori) e di vari intellettuali (da Celati ai Wu Ming a Lucarelli) e molti progetti sono stati ipotizzati benchè non realizzati, come la creazione di una radio o l’emeroteca con le riviste autonome italiane, data la breve durata dell’occupazione.

Infine “reclama reddito” si riferisce alla volontà di portare avanti battaglie per denunciare la situazione disastrosa che affrontano gli studenti una volta usciti dall’università, dal precariato al vero sfruttamento non pagato chiamato “tirocinio”, e che vivono anche altri sogetti sociali come i migranti. Per questo Bartleby, accusato di essere stato poco aperto all’esterno, si è recentemente messo in contatto con tutto il mondo dei precari della scuola, progettando uno “Sportello Precari”  nell’obiettivo di unirsi in una lotta che non riguarda solo chi sta affrontando questa situazione, perchè la battaglia per i diritti riguarda tutti.

Insomma Bartleby riparte ed è un cantiere in elaborazione, aperto a nuove proposte e a nuove soggettività che vorrano prendervi parte, nella prospettiva di non limitarsi a contestare ciò che non va, ciò che non è accettabile di questo paese, ma proponendo soluzioni alternative, nella logica di una “critica affermativa”. Per portare avanti il dibattito che si è aperto in quest’assemblea su come innovare e generalizzare le pratiche di lotta è stato fissato un nuovo appuntamento Martedì 17 Novembre alle 16 nell’aula autogestita di via Zamboni 34.

> Ascolta l’intervista a Andrea di Bartleby

> Ascolta la prima parte dell’assemblea

> Ascolta la seconda parte dell’assemblea

> Vai allo speciale “Ci autorganizziamo senza il vostro permesso

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