Rinviati a giudizio i pattuglianti cittadini


Il gup ribalta l’esito della prima udienza preliminare, dopo l’annullamento dei precedenti proscioglimenti da parte della Cassazione

25 maggio 2010 - 23:42

Sono dieci i “pattuglianti cittadini” che saranno processati il prossimo autunno, con l’accusa di usurpazione di funzione e (per quattro di loro) violenza privata, a danno di alcuni manifestanti, durante le proteste di piazza del 2 giugno 2004 e del 21 maggio 2005. Prosciolto per insufficienza di prove dall’accusa di omissione di rapporto, al termine del rito abbreviato, invece, un dirigente della Questura che era stato visto salutare i volontari prima che affiancassero, senza averne titolo, i poliziotti nell’operazione di ordine pubblico.

Queste le decisioni del giudice al termine dell’udienza preliminare, la seconda dell’inchiesta: la prima, il 14 novembre 2008, finì con il proscioglimento degli imputati, ma la procura fece ricorso e la Cassazione dispose il rinvio degli atti a un altro gup.

L’inchiesta sulle Pattuglie cittadine prese le mosse allorché, indagando per l’ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di alcuni dimostranti per le due manifestazioni, la procura scoprì che gli uomini in borghese a cui i manifestanti si opposero non erano agenti, ma appunto membri delle pattuglie cittadine.

Nelle case dei volontari furono trovate munizioni illecitamente detenute e, in un paio di casi, dei tesserini della Polizia di Stato di cui non avrebbero dovuto essere in possesso, nonché manganelli, manette, nocchiere e altre attrezzature da “picchiatori” che utilizzavano durante i loro servizi di “ronda”.

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