Rimini / Sanatoria 2009, un appello: datori di lavori e lavoratori migranti truffati


Riceviamo e pubblichiamo da “Riminesi globali contro il razzismo”

09 giugno 2010 - 19:00

Appello sulla sanatoria 2009: Siamo stati tutti truffati!

 Questa è una storia di legalità punita. La storia di datori di lavoro italiani e lavoratori immigrati presi in giro per aver avuto fiducia in una legge dello Stato, stabilizzato un lavoro sommerso, dichiarato la loro situazione a prefetture e questure, e per aver pensato infine che la legge fosse uguale per tutti.

 
Riprendiamo l’incipit dell’appello partito da Trieste per sensibilizzare anche il territorio della Provincia di Rimini e non solo rispetto a quanto accaduto nel Settembre 2009, con il decreto legge per l’emersione del lavoro irregolare di colf e badanti di origine straniera.
Si tratta della cosiddetta “sanatoria” rivolta a cittadini stranieri, lavoratori onesti a cui è stata, o meglio doveva essere “offerta” la possibilità di vivere alla luce del sole, di avere un permesso di soggiorno e un contratto di lavoro regolare. Un decreto legge, quello della sanatoria del settembre 2009,di natura discriminatoria, poiché tale provvedimento ha sanato la posizione solo di chi lavora nelle nostre case o assiste i nostri nonni, lasciando, così, costretti allo sfruttamento e alla clandestinità i lavoratori dell’industria e dell’agricoltura: l’ennesima stranezza tutta italiana alla quale, purtroppo, ci siamo da tempo “abituati”.
La regolarizzazione riguardava persone che erano prive del permesso di soggiorno, escludendo fra questi, solo i cittadini migranti che erano stati espulsi per gravi ragioni di ordine pubblico e sicurezza e che avevano commesso reati penali di una certa rilevanza. Così, di fronte all’apertura di un percorso di legalità, lavoratori e datori di lavoro sono “emersi”, hanno riempito moduli e dichiarazioni, pagato quanto dovuto (nelle casse dello Stato sono entrati 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche da bollo), convinti di ristabilire così almeno una piccola fetta di legalità, quella stessa legalità a senso unico che produce una condizione permanente di “irregolarità forzata” per migliaia di cittadini migranti presenti sul territorio dello Stato.

Alla fine della procedura, ovvero al momento di consentire al cittadino migrante che aveva fatto la regolarizzazione di ottenere l’agognato permesso di soggiorno, ecco che, dopo diverse settimane di grave confusione, con applicazioni della normativa totalmente diverse tra le varie città, interviene la novità, contenuta in una “circolare interpretativa” del Capo della Polizia, Manganelli.
La famigerata circolare sostiene che: è vero che la sanatoria regolarizza i cosiddetti “clandestini”, a patto che questi non siano “troppo” clandestini.
In buona sostanza le regolarizzazione di coloro che hanno ricevuto un solo decreto di espulsione procedono senza problemi;mentre per coloro che di decreti di espulsione ne hanno ricevuto più di uno, anche se hanno presentato regolarmente la domanda di emersione, anche se hanno versato i contributi, anche se hanno un lavoro, una casa, un’identità, si devono arrangiare. Domanda respinta, rifiutata. Per molti di loro, anche nel nostro territorio, si sono aperte le porte dei CIE (Centri identificazione ed espulsione) o i rimpatri forzati, o l’ennesimo decreto di espulsione..
Purtroppo secondo la famigerata circolare Manganelli, il non aver obbedito all’ordine di espulsione ripetuta più volte (considerata reato penale dalla legge sull’immigrazione) equivarrebbe, come gravità, a reati che la legge prevede come ostativi alla regolarizzazione quali: la truffa, la fabbricazione di esplosivi, il furto aggravato, lesione personale etc.
Insomma essere in una condizione di irregolarità forzata o meglio nella più nota clandestinità, equivale, per la Legge italiana, ad essere dei criminali patentati per la legge italiana.
Secondo noi, questa interpretazione si contraddice e contraddice i principi sanciti nella nostra Costituzione poiché è un’interpretazione non rispettosa dei principi di uguaglianza, ragionevolezza e non discriminazione che la animano. Chi vive nel nostro Paese senza un documento di soggiorno non può essere messo sullo stesso piano di consumati criminali, soprattutto nel momento in cui sono, le stesse normative sull’immigrazione ad impedirne, di fatto, la regolarizzazione.

“Riteniamo che si debba evitare di generare un autentico circolo vizioso, visto che lo scopo della norma era proprio quella di regolarizzare chi era rimasto senza documenti di soggiorno, e che non ha alcun senso distinguere tra coloro che erano stati espulsi (sulla carta) una sola volta da coloro che lo sono stati (sempre sulla carta) più volte.”

 

A ciò si aggiunge la situazione relativa all’ennesima truffa legata a questa Sanatoria che ha colpito una trentina di cittadini senegalesi residenti nel riminese truffati da un italiano, propri a causa della loro condizione di irregolarità forzata. Questo nostro concittadino, utilizzando la condizione di estrema precarietà di queste persone e il sogno agognato di un permesso di soggiorno, ha sottratto loro tanti soldi (dalle 800 ai 2.000 euro a persona) fingendosi di poter presentare la domanda di emersione nella Santoria colf/badanti del settembre 2009. In realtà queste domande non sono mai state presentate, questo italiano e famigerato datore di lavoro, ha consegnato loro sia le ricevute di versamento dei primi contributi che le ricevute di inoltro delle domane: FALSE!

 

Questo appello magari non servirà a molto, i giochi sembrano già fatti, ma sono questi nostri concittadini migranti, truffati e beffati, a spingerci alla mobilitazione. Non possiamo lasciarli soli, non possiamo lasciare solo chi si è visto rifiutare la domanda di emersione per la doppia espulsione, ed ha già ricevuto il diniego dalla Prefettura di Rimini. Qualcuno, di loro, ha provato a fare ricorso al TAR Emilia Romagna, ma purtroppo questi ricorsi, a differenza di come sta andando in Toscana, sono stati rigettati. Per gli altri i “doppi truffati” da un nostro connazionale si sono aperte le porte dei CIE, o di un’ennesima espulsione.
Crediamo che in questa triste storia sia possibile trovare uno dei tanti segni del degrado etico e del clima razzista che sta investendo il nostro paese, sempre più forte con i deboli e sempre più debole con i forti. E’ evidente oramai a tutti come l’allarmismo e lo stato di paura che circonda il tema dell’immigrazione, riservino solo ai cittadini migranti provvedimenti e trattamenti di estrema durezza, mentre molte illegalità gravi e diffuse come il lavoro nero o lo sfruttamento operato dalla criminalità organizzata vengono più o meno apertamente tollerate.

Questo appello magari non servirà a molto, ma è un primo atto pubblico di sostegno ai nostri concittadini migranti che non sono riusciti a regolarizzarsi e, soprattutto, al gruppo di cittadini senegalesi truffati da un italiano che hanno scelto la strada di denunciare, alle autorità competenti, la truffa e il danno subito a causa di questo nostro connazionale, che ha sottratto loro soldi e il sogno di poter avere un permesso di soggiorno.
Speriamo che il nostro sostegno possa servire affinché le decisioni future su questa vicenda (che è ancora in corso in seguito ad una denuncia collettiva presentata il 26 maggio 2010), sia della Magistratura che delle Istituzioni prendano la strada della ragionevolezza e delle giustizia, quella vera.
Sostieni questo appello e la lotta di questi nostri fratelli migranti.

 

 Riminesi globali contro il razzismo
 

 

Non lasciamoli soli!
Firma e diffondi l’appello pubblicato su petizioni on line

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