Rimini / Per la morte di Ilaria Alpi potrebbe essere in carcere un capro espiatorio


Spunta l’ipotesi che l’accusatore sia stato pagato da «un’autorità italiana»

18 giugno 2010 - 19:37

Potrebbe riaprisi, sedici anni dopo, l’inchiesta sulla morte della giornalista del tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Milan Hrovatin, uccisi a Mogadiscio nel ’94 mentre indagavano su traffici di armi e rifiuti tossici. A Riccione (Rn), nell’ambito del premio giornalistico dedicato a Ilaria, si è tenuto un dibattito durante il quale è stata mostrata una testimonianza registrata da Roberto Scordova del Tg3. Nel filmato l’avvocato Douglas Douale, legale dell’uomo in carcere con l’accusa di aver partecipato al commando, spiega che il suo assistito sarebbe un capro espiatorio.

L’accusatore di Hashi Omar Hassan, Ali Rage Hamed detto Jelle, avrebbe infatti confessato al legale di essere stato stato pagato «da un’autorità italiana» per mentire, di modo che il caso si chiudesse rapidamente.

Jelle è stato rinviato a giudizio il mese scorso per calunnia, al processo, che inizierà il prossimo 26 novembre, i genitori di Ilaria Alpi sono intenzionati a costituirsi parte civile.

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