Rimini / Oggi cacerolazo in Consiglio comunale


Contro la riforma Fornero, per il reddito di cittadinanza e per denunciare ancora una volta lo sfruttamento dei lavoratori delle strutture turistiche. Su quest’ultimo tema, nuovo manifesto del Comitato Schiavinriviera.

05 luglio 2012 - 11:00

Continua la campagna del Comitato Schiavinriviera contro lo sfruttamento del lavoro stagionale

ll nuovo manifesto recita “Occhio al furto!” e vuole ribadire le condizioni insostenibili che devono accettare i lavoratori e le lavoratrici stagionali della riviera romagnola: 80 ore settimanali, assenza di giorno libero, per un salario che nemmeno si avvicina alle tariffe previste dal contratto nazionale, calcolate sulla metà delle ore (fino a 48) e un giorno di riposo. Il nuovo poster del Comitato è presente sulle plance nei comuni di Rimini e Riccione da questo week end.

La maggioranza dei lavoratori stagionali, seppur con cifre e percentuali differenti, subiscono un furto rispetto al contatto nazionale e l’integrativo provinciale. Al medesimo tempo sappiamo che solo una minoranza dei lavoratori tenta di recuperare il denaro. In prima istanza perché manca un’informazione precisa e dettagliata su questo aspetto. Inoltre i lavoratori dipendenti non denunciano lo sfruttatore/ladro poiché vivono un rapporto di subordinazione, tanto più che la loro sopravvivenza, ovvero la capacità di pagare l’affitto e le bollette della luce, dipende dal misero salario che percepiscono dal medesimo sfruttatore.

Nel tentativo di intervenire su questo stato di cose, in queste settimane stiamo fornendo un ausilio materiale a tutti coloro che si preparano ad organizzare le vertenze sindacali, consigliando di denunciare il prima possibile il proprio furto all’ispettore del lavoro.

Spesso il contratto è inesistente, tanto più nel caso di lavoratori migranti, oppure “a chiamata,” un espediente utile a nascondere un rapporto di lavoro subordinato, continuativo e ipersfruttato.

Un vero furto, quindi, ai danni di chi lavora e sostiene il sistema turistico, ma anche a scapito di tutti i cittadini che potrebbero avere maggiori servizi e welfare sul territorio, se Rimini non risultasse tra le città con il reddito più basso dichiarato. Basti pensare a quanto evasione fiscale e lavoro nero o grigio siano strettamente correlati, sviluppando un circuito perverso per cui le amministrazioni locali non intervengono sul nodo del lavoro grigio per non attaccare la pratica dell’evasione fiscale, e viceversa.

Qualche segnale di cambiamento arriva dalla città di Rimini. Il 5 luglio, a seguito dell’interrogazione comunale promossa dal consigliere di SEL Fabio Pazzaglia, è stato indetto un consiglio comunale tematico per discutere sugli strumenti da adottare per contrastare questi atavici problemi.

Ci auguriamo che la Giunta Comunale riminese mostri la reale volontà di raccogliere le proposte di Pazzaglia, che sono poi le stesse richieste di chi, lavorando nella stagione estiva, non è ancora nelle condizioni di evitare trattamenti paraschiavistici, senza alcuna tutela e in balia del ricatto.

Sono richieste di legalità, che si stanno levando in maniera sempre più forte e corale, grazie anche all’attività di altri movimenti come Rumori Sinistri o il Coordinamento per un’altra economia riminese, ma anche a tutti quelli che hanno deciso di dire basta a questo sistema.

Se queste richieste fossero ignorate, per i politici locali significherebbe prendere le parti degli sfruttatori e dei furbi, che da cinquant’anni a questa parte si sono arricchiti sulle spalle della collettività e del bene comune.

Se queste urgenze fossero ancora una volta procrastinate, equivarrebbe a dire che “legalità” è una parola vuota, una formula retorica utile soltanto ad alimentare paure verso i migranti, divenendo ufficialmente un concetto rispolverato e utilizzato solo all’occorrenza, per tutelare interessi particolari.

Diamo appuntamento a tutti al consiglio del Comune di Rimini sul tema del lavoro gravemente sfruttato giovedì 05 luglio alle ore 18.

Comitato Schiavinriviera

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Nel tempo della crisi, costruiamo un nuovo stato sociale contro il lavoro schiavistico

Dal settembre del 2008 è manifesto che il modello sociale del liberismo economico non è sostenibile. L’ideologia dominante, invece, impone di continuare a praticare la medesima politica sostenendo di combattere la crisi tagliando le spese per la sanità, lo stato sociale e l’istruzione di ogni grado.

Convochiamo un cacerolazo in un’ottica propositiva per giovedì 05 luglio alle ore 18.

Proponiamo di incrementare il fondo per l’assistenza sociale, per la disabilità e per aiutare i giovani e il ceto medio ad acquistare una casa o pagare un affitto, senza cercare l’appoggio dello “stato sociale delle famiglie”. In questi giorni a Rimini, come in tutta Italia, sono comparsi i banchetti per istituire un Reddito di Cittadinanza, nel nostro paese come nella maggiora parte delle nazioni europee.

Il Reddito di Cittadinanza potrebbe aiutare chi intende realizzare un progetto lavorativo positivo, come il lavoro di cura delle persone e l’assistenza sociale, garantendo la garanzie di un’entrata basica, oltre alla discontinuità dei progetti approvati o dei finanziamenti pubblici. Dall’altro il Reddito di Cittadinanza potrebbe esser un primo strumento per i cittadini italiani per sottrarsi ai lavori paraschiavistici, diffusosi in tutta Italia nell’ultimo decennio. Nel territorio riminese richiediamo l’istituzione immediata di un fondo ad hoc per sperimentare un reddito di cittadinanza su base comunale che aiuti e protegga tutti i lavoratori “gravemente sfruttati” che intendano denunciare il proprio sfruttatore, con le seguenti condizioni: obbligati a lavorare più di 70 ore alla settimana, mancanza di giorno libero e salario orario inferiore ai 6 euro all’ora. Sosteniamo che tale operazione sociale possa incrementare le entrate frutto dell’operatore dell’Ispettorato del Lavoro e dell’INPS. Dall’altro consideriamo che sia doveroso sostenere l’assistenza dei lavoratori stagionali con circa il 20% dei proventi della tassa soggiorno.

Il Cazerolazo sarà contro la riforma del Lavoro Fornero.

Tale riforma ha capacità di intervenire su tutti i lavoratori permanenti e precari, destruttura i diritti del lavoratore all’interno dell’azienda e rende più poveri tutti i cassaintegrati e lavoratori stagionali, tagliando l’attuale stato sociale esistente. Diversi sindacalisti hanno sostenuto che lo Statuto del Lavoro ha determinato l’ingresso della Costituzione nelle fabbriche, per cui possiamo sostenere che in questi giorni grazie alla Fornero e alla politica di Marchionne si stia collocando la nostra Magna Carta fuori dalle aziende. La classica “Disoccupazione a Requisiti Ridotti” viene resa molto più misera dalla Riforma del Lavoro, per i partiti che appoggiano il governo Monti hanno inteso rendere più poveri tutti gli stagionali che sono impiegati negli stabilimenti balneari e negli alberghi della Riviera Romagnola. Ogni anno nella Provincia di Rimini circa 13.800 lavoratori stagionali presentano la domanda per la disoccupazione a requisiti ridotti. Dal prossimo settembre i periodo lavorativo necessario per avere il diritto all’assegno di disoccupazione passerà dai 78 giornate lavorative alle 13 settimane. Si andrà verso una riduzione del 50% del contributo. Inoltre la definizione della MINI-ASPI, determina il rischio di percepire l’assegno, in modo irregolare perdendo tale aiuto un anno ogni due. E’ quindi legittimo ipotizzare che nel territorio riminese si andrà a perdere diverse decine di milioni di euro, determinando un impoverimento generale, e particolarmente grave per le famiglie dei lavoratori stagionali del turismo. Questa è la volontà degli amministratori dei principali Partiti Politici: risolvere la crisi rendendo più povera la popolazione riminese.

Per la legalità come strumento di equità sociale e contro la retorica della legalità della classe dirigente.

Nella maggioranza delle imprese turistiche del territorio riminese non è rispettato il contratto nazionale di categoria. Per cui il venir a meno del principale strumento di limitazione dello sfruttamento ha determinato condizioni paraschiavistiche. Lo stato di gravità della situazione non è negato da nessun amministratore, tra cui l’Assessore Rossi e il Sindaco A. Gnassi. Nelle settimane passate non è stato messo in campo nessuno sforzo reale per realizzare un consiglio comunale aperto ai contributi di Istituzioni (Direzione Provinciale del Lavoro e Guardia di Finanza) sindacati ed associazioni. La Giunta Comunale si limita ad evocare passate convenzioni o un metafisico “patto sociale”. Per cui se gli amministratori di maggioranza non avanzeranno proposte concrete e non metteranno in campo denari e risorse umane per combattere il lavoro gravemente sfruttato significherà che si stiano schierando con gli sfruttatori che praticano l’illegalità per incrementare il livello di sfruttamento. Significherà che il concetto di “legalità” è stato funzionale in questi anni a creare nuovi nemici e limitare le lotte sociali, ma non deve esser agevolata se alimenta la “giustizia sociale”. Noi nei nostri interventi prenderemo posizione a favore dei lavoratori stagionali: i dipendenti degli alberghi che lavorano circa 80 ore alle settimane per 1200 euro al mese, ai camerieri che vengono assunti con i contratti a chiamata per sperimentare nuove forme di lavoro nero, ma anche ai marinai di salvataggio che non si vedono rinnovato il contratto. E in generale per tutti i lavoratori e disoccupati, resi più poveri e deboli dalla Riforma Fornero.

Il suono delle nostre pentole suonerà l’inno per tutti coloro provano lo sdegno per la realtà delle cose ed hanno il coraggio per cambiarle.

Rimini costruiamo l’alternativa



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