Rimini, “La Casa della pace sotto sfratto: una storia già vista?”


Riceviamo e pubblichiamo le “note a margine” del Paz di Rimini sulle dichiarazioni dell’assessore comunale alla cultura Antonella Beltrami.

27 maggio 2010 - 14:57

Una storia già vista quello che sta accadendo con lo sgombero della casa della pace, come rievocato dall’Assessore alla cultura  nei giornali di oggi (ieri, ndr)?

Intanto è evidente che non si tratterà di uno sfratto ma dello sgombero di una realtà aggregativa e sociale che pratica, nella quotidianità, percorsi per la costruzione del comune a partire dalle differenze.

E’ per questa ragione che nei giornali di oggi si rievoca la vicenda del Paz, perchè facile per costruirci intorno, politicamente e mediaticamente, un discorso; un discorso strettamente legato al unico tema che l’amministrazione comunale continua a sbandierare quando si trova di fronte a qualcosa di nuovo e di potente in termini di esperienze, risorse, energie, capacità quello del rispetto della legalità.

In un epoca di crisi in cui i bisogni dei cittadini, delle fasce meno abbienti aumentano; in un epoca in cui si spendono 350.000€ per far cantare Max Pezzali (883) al triste capodanno riminese; in un epoca in cui si taglia su tutto anche sui bilanci del sociale, il problema sono le 2 forse 3 utenze della Casa della Pace. Un luogo in cui tutti, ma proprio tutti i servizi, sono gratuiti, dall’uso di internet, al fax, dall’uso delle sale, alla scuola di italiano per migranti.

Dal dicembre 2009 la Casa della Pace non ha più una convenzione con il Comune di Rimini, la convenzione non è stata rinnovata perchè l’Assessorato alla cultura, sic!, vuole rientrare in possesso dello stabile per realizzare all’interno un book shop e aule didattiche.

Peccato che proprio in questi giorni è evidente una ferita enorme, troppo enorme per non essere vista. Parte dell’alta recinzione della struttura è stata demolita per fare spazio ad un cancello che servirà come ingresso estivo di un ristorante collocato in via Tonini che potrà così usufruire del bel giardino della Casa della Pace.

Evidentemente per l’Assessorato alla cultura, il business di un ristorante è più importante di una progettualità molteplice e rizomatica che si da continuamente, instancabilmente, quotidianamente in uno spazio sociale e culturale che si occupa dell’alfabetizzazione di circa 700 cittadini migranti, con un servizio di archivio storico, quello Maritain, tra più importanti in Italia, di una biblioteca libertaria, di uno sportello migranti gratuito e accessibile da tutti, di tematiche di genere.

Una storia già vista, vogliono raccontarla così, perchè più semplice agitare gli spettri di un triste epilogo come la vicenda del Paz.

Ma forse sarebbe bene, per chi rischia come la Casa della pace di essere sgomberato, leggere il presente non con la lente rarefatta del passato, ma in maniera disomogenea e nuova.

C’è un piano molteplice dentro il quale intervenire e dentro il quale, forse è ancora possibile agire, per difendere un bene comune.

La sfida ora è questa, ed è una sfida che le realtà aderenti alla Casa della Pace devono saper cogliere non tanto per difendere i loro spazi, già ridotti a poche sale, ma per rilanciare un piano di progettualità ed interventi che parlino di libertà, di indipendenza, di autonomia, di soggettività e percorsi senza storia per costruire magari qualcosa di nuovo…

Non è in gioco solo uno spazio fisico, qui è in gioco una possibilità, quella possibilità e magia che tutti i giorni si crea e ricrea in maniera enzimatica dentro quelle mura.

Attendiamo di vedere se ci sarà questa capacità, o se la ferita di una cancellata aperta segnerà già l’epilogo di questa storia.

Paz Project @Rimini

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