Rimini / Bellaria, quando lavorare in albergo diventa un incubo


La storia di “Maria”, assunta in un hotel con una paga da fame e ritmi schiavistici. Il titolare “voleva controllare la sua vita, fino a giungere ad esplicite e volgari richieste sessual”

12 agosto 2011 - 14:14

“Un caso di schiavismo e molestie a Bellaria Igea Marina”. E’ quello denunciato sul blog del Comitato Schiavinriviera, che da tempo si occupa di fare inchiesta sulla la realtà del lavoro stagionale lungo la costa romagnola.

Protagonista della storia è Maria (nome di fantasia), partita da Torino in cerca di un impiego. “Era cosciente che avrebbe dovuto accettare qualsiasi lavoro, pur di racimolare una determinata cifra. Il caso l’ha condotta a lavorare presso un albergo di Bellaria”, spiega il post di Schiavinriviera. “La durezza del lavoro è quello standard per la provincia di Rimini: salario di 5 euro all’ora, mancanza di giorno libero e circa ottanta ore settimanali. All’inizio del lavoro, Maria è stata messa in difficoltà dalla consuetudine aziendale di dover firmare le dimissioni in bianco insieme al contratto fittizio proposto dal titolare trentenne”.

Se il lavoro quotidiano ha provato “fisicamente e psicologicamente” Maria, però, ad opprimerla è stata soprattutto il “controllo totale” imposto dal titolare. “Il desiderio del padrone di controllare le uscite serali ed imporre precisi orari di ritorno presso l’azienda. Il posto letto da ‘gentile concessione’ era divenuto lo strumento per far diventare totalizzante la pratica di riduzione in schiavitù”. Il titolare dell’hotel “voleva controllare la vita di Maria oltre le ottanta ore di lavoro. I diversi sms inviatele esplicitano la pretesa di sudditanza totale del corpo femminile: fino a giungere ad esplicite e volgari richieste sessuali”.

Visti i rifiuti di Maria e le discussioni sempre più accese, alla fine il titolare “ha deciso di cacciare violentemente Maria dall’albergo, creandole notevoli problemi per l’alloggio”. A quel punto la donna si è rivolta ad un’attivista di Schiavinriviera, che per prima cosa ha accompagnato Maria ad incassare il denaro dovuto dall’albergatore. In questa occasione, per di più, si è reso anche chiaro che “i colleghi non sono affatto solidali, dato che sono schiacciati nel proprio egoismo nel difesa dell magro salario, il posto letto ed alcuni regalini illegali, come possano esser droghe leggere”.

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