Questura non notifica asilo, omosessuale marocchino rischia rimpatrio e vita


Arrestato per un reato lieve, dopo il carcere è al Cie con un ordine di espulsione. Ha diritto allo status di rifugiato, ma Piazza Galilei non ha notificato l’atto. Al centro, intanto, la situazione è disperata

22 luglio 2011 - 20:40

Un 27enne proveniente dal Marocco, a causa di una mancata notifica, rischia il rimpatrio nel suo paese, dove è in pericolo di vita in quanto omosessuale. Questo nonostante abbia già ottenuto lo status di rifugiato, come assicura la sua legale Barbara Spinelli uscendo dal Cie di via Mattei dove il giovane è recluso.

Il ragazzo era stato convocato in Questura per il 25 maggio per il rilascio del permesso di soggiorno, ma  è finito in carcere il giorno precedente  “per una modesta cessione di sostanza stupefacente”, spiega il legale.

Nonostante ripetute richieste, la Questura non ha mai notificato l’atto in carcere. Il 18 luglio la scarcerazione, ma accompagnata da un  ordine di espulsione come misura di sicurezza decisa dal giudice: dal carcere  è stato trasferito direttamente al Centro di Identificazione ed Espulsione

A congelare, probabilmente, il rimpatrio, il ricorso urgente inviato dall’avvocato Raffaele Miraglia, che assiste il giovane insieme a Spinelli,  alla Corte europea dei diritti dell’uomo: “Hanno ricevuto il materiale ed hanno immediatamente contattato sia il Governo italiano che la Questura di Bologna”, dice Spinelli.

La situazione nel centro di via Mattei, intanto, è disperata. Ci sono 47 uomini  e 32 donne, 46 i richiedenti asilo. La maggior parte sono tunisini e nigeriani, ma vengono anche da Albania, Bosnia, Cina, Croazia, Pakistan, Russia e Ucraina.

I reclusi, come già più volte rilevato in passato, dormono su letti di cemento Nelle camerate maschili, dopo la sommossa degli scorsi giorni che ha reso alcune sezioni inutilizzabili,si affollano fino a 12 persone. Ci sono detenuti con problemi di tossicodipendenza e con disagi psichici. Nel frattempo alla Camera è stata approvata la direttiva che porta a 18 mesi la possibile permanenza nei Cie: una lunga incarcerazione di fatto per persone che non hanno commesso reati.

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