France profonde / Primo marzo, la giornata senza immigrati a Parigi [report+foto]


La manifestazione “madrina” del 1 Marzo europeo raccontata dal nostro collaboratore, con ampio spazio alle parole dei protagonisti.

03 marzo 2010 - 00:34

Alcune migliaia di persone hanno riempito, complice la presenza della pista di pattinaggio all’aperto installata dal Comune, la piazza antistante la Mairie (il Comune) di Parigi, in occasione della Giornata Senza Immigrati, un’idea partita dalla Francia ormai più di un anno fa e allargatasi a diversi Paesi in Europa.

Si sono riuniti all’ora di pranzo, per poter « consumare »  insieme il pasto rigorosamente preparato e portato da casa, seguendo le indicazioni girate su internet per realizzare « l’astensione da qualsiasi attività economica ». Un fiocco giallo all’occhiello, cartelli con simbolo dell’evento alla mano, hanno manifestato « con la nostra assenza » dai luoghi di lavoro e dal consumo, « la nostra presenza in qualità di immigrati, sans papiers o nati dall’immigrazione ». L’organizzazione si é sviluppata attorno ad un associazione costituita per l’occasione più di un anno fa, la LJSI (La Journée Sans Immigrés), con comitati locali in tutte le città francesi. Un movimento che si pone coscientemente nella tradizione dei movimenti civici francesi e, dunque, « geloso » della propria indipendenza da partiti, sindacati e altre strutture politiche. Negli ultimi giorni, in pieno periodo elettorale per le Regionali che si svolgeranno a breve, ci sono state adesioni e comunicati di sostegno da parte di quasi tutti i partiti di « sinistra », fino al Partito Socialista. Ma in piazza non si vedono bandiere o altri segni di una qualsiasi appartenenza politica.

« Quello che vogliamo é cominciare a decostruire la maniera di guardare al fenomeno migratorio, sempre più piena di sospetto e portatrice di pregiudizi negativi sugli immigrati », afferma Nadia, presidentessa del comitato organizzatore parigino, giornalista presso la rivista dei maghrebini d’Europa. « Siamo stranieri, figli di immigrati, sans papiers e francesi: siamo qui per mostrare che l’immigrazione é una ricchezza per il Paese, che siamo una parte importante della ricchezza della Francia . Siamo un movimento civico, indipendente dalla strutture politiche, apertamente apolitico: quella di oggi é solo la prima tappa di un percorso che, passo per passo, andremo a costruire, insieme a tutti i cittadini che vorrano finalmente rompere con la discriminazione e il razzismo e cominciare finalmente a cambiare le cose».

Il riferimento è quasi automatico al Dibattito sull’Identità Nazionale, fortemente voluto dal governo Fillon-Sarkozy, tanto da incaricare formalmente il ministro Eric Besson per portarlo a compimento – si tratta del Ministero dell’Immigrazione, dell’Identità Nazionale e dello Sviluppo Solidale, denominazione completa.

«Il dibattito sull’Identità Nazionale, per fortuna rivelatosi un grande «flop», non fa altro che confermare questa situazione intollerabile nelle sue aspettative: cosa vuol dire essere francese?Si capisce immediatamente che, formulata così, la questione non si pone nemmeno il problema dell’inclusione di quei milioni di persone la cui identità non può essere confinata alla sola nascita in territorio francese. E questo svela un’altra ipocrisia: la legge, in particolare l’articolo 1 della Costituzione Repubblicana, parla espressamente di Egalité. Ma per poter applicare questo principio, è necessario avere un certo sguardo verso l’immigrazione, uno sguardo guidato dal rispetto della diversità e dal riconoscimento della dignità, non certo dal tentativo di nascondere tutte le appartenenze sotto la coperta di Marianne, creando così una categoria di «stranieri» che si avvia direttamente verso l’esclusione sociale. Prendiamo il caso dei Sans Papiers: essi, esattamente come i c.d. francesi nati dall’immigrazione (issu de l’immigration, ndr), entrano in questa catena di rappresentazione, andando ad occupare un posto al margine in materia di precarietà dei diritti, del lavoro, delle condizioni di vita. E questo, a tutto interesse di un sistema produttivo che, in questo momento di crisi, ha bisogno e desidera mantenere queste persone nella precarietà, nell’instabilità».

«Oggi non è che un punto di partenza, organizzato in modo da permettere a tutti di intervenire e marcare la propria presenza. Per il futuro, posso dire che si procederà un passo alla volta, senza azzardi. Partiremo dai contenuti e cercheremo di ragionare su un piano sempre più europeo, che poi è il piano sul quale si gioca e si è giocata buona parte delle politiche sull’immigrazione, per costruire questo movimento che, ricordo, vogliamo sia sociale, diffuso e indipendente dalle strutture politiche tradizionale, pur mantenendo con esse un dialogo, se costruttivo. Da questo punto di vista, siamo molto felici di aver visto già manifestarsi a livello europeo la stessa urgenza che nutriamo noi qui, con le manifestazioni che si sono effettuate in Italia e in Grecia e in molti altri Paesi europei. In particolare, abbiamo avuto l’occasione di prendere contatto diretto con il movimento per il 1 Marzo italiano e siamo rimasti veramente molto colpiti dall’affinità e dall’unità di vedute che sono state espresse nel corso dell’assemblea svoltasi a Milano qualche tempo fa».

Dall’altra parte della piazza, si distinguono i numerosi sans papiers, arrivati in corteo dal Ministero della Regolarizzazione Globale di tutti i Sans Papiers, una palazzina occupata nel mese di Ottobre, diventata il centro della lotta per il permesso di soggiorno e la regolarizzazione. Per la stragrande maggioranza si tratta di lavoratori e disoccupati africani, arrivati in Francia intorno al 2000 e impiegati in nero nelle ditte di pulizie, nell’edilizia, nella ristorazione. Ma con la crisi le cose sono cambiate: « se prima si riusciva almeno a trovare dei lavoretti in nero, qua e là, oggi é impossibile: sans papiers, sans travail. Io sono da sei mesi disoccupato, prima ho lavorato in nero per una ditta di pulizie molto grande, nella prima periferia sud di Parigi. I padroni, un marocchino, un pakistano e un francese, non hanno voluto regolarizzarci. Poi è arrivata la crisi e questo governo, e sono aumentati i controlli di polizia. Per non rischiare, ci hanno lasciato a casa. Non so quanti potevamo essere, di sicuro eravamo in tanti nelle stesse condizioni », spiega uno di loro, che vuole rimanere anonimo per ovvie ragioni.

Un altro, proveniente dal Mali e arrivato nel 2001 in Francia, fa parte del Ministero della Regolarizzazione Globale, il palazzo occupato dai sans papiers parigini di cui abbiamo recentemente parlato. Per lui si tratta « della continuazione della lotta per la regolarizzazione. E’ molto importante essere qui oggi. Per noi sans papiers è importante la solidarietà e l’appoggio che può venire dalle persone che sono qui oggi », ricordando la manifestazione di sabato scorso per l’abolizione del Ministero dell’Identità Nazionale.

Da questa parte della piazza, l’aria che tira é totalmente differente: di là « la gente che porta la solidarietà »; di quà i sans papiers in lotta per un permesso di soggiorno che gli permetta di lavorare e, quindi, vivere e mantenere le famiglie.

Ad un certo punto si formano delle file, sembra tutto molto spontaneo: attorno allo « scrivano » di turno, si raccolgono i nomi di tutti i presenti per portare alla Mairie un’informale richiesta di regolarizzazione, un azione molto spesso usata nelle manifestazioni di sans papiers, che, seppur simbolica, non manca di avere una sua forza allegorica, ricordando che si tratta pur sempre di quel pezzo di carta. Gli intervenuti perlomeno sembrano prenderla molto seriamente.

Balli e canti si alternano ai capannelli che si formano inevitabilmente durante lo svolgimento di qualche intervista. Prima di lasciarci per vedere svuotata la piazza in pochi minuti, l’anonimo di prima mi da il suo giudizio sulla giornata odierna: « Non ho molta fiducia in tutti questi ‘bobos’ (‘borghesi’, in gergo parigino, ndr). Questa manifestazione é solo una una cosa mediatica, per avere visibilità. Io è sei mesi che sono disoccupato, e non credo che cosi facendo arriveranno nè un permesso nè un lavoro. Ma…ça va! ».

Il portavoce del Comitato Sans Papiers ha finito con l’intervista, il cameraman piega il cavalletto e la gente comincia a lasciare la piazza. Nei prossimi mesi continueranno gli incontri in rete e nella vita reale per dare un seguito alla campagna. Nel frattempo, il 6 Marzo, Parigi ospiterà una manifestazione nazionale di sans papiers per la regolarizzazione.

L’esperimento è cominciato: la giornata si è svolta con una buona partecipazione, soprattutto grazie alla presenza massiccia dei sans papiers in mobilitazione permenente. Due situazioni e due modi di intendere l’azione politica molto differenti. Che per ora si sono ritrovati insieme ciascuno dentro l’autonomia del proprio percorso, ma evidentemente con la voglia e la necessità di sostenersi a vicenda.

d.g.

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