Prima il licenziamento, poi lo sfratto. Ora vivono, con i bambini, in un garage.


A Bologna succede anche questo, a riprova di quanto la cosiddetta “emergenza” casa sia un nodo non più differibile. Intanto sgomberate per l’ennesima volta le officine Casaralta, occupate da migranti.

28 gennaio 2010 - 21:59

Vivono in un garage, sottoterra e anche senza riscaldamento, dopo essere stati sfrattati. Succede ad una famiglia con bambini piccoli a Bologna, in questi giorni segnati dalla neve e dal freddo: un vecchio lettino e un mucchio di coperte fanno da giaciglio, stretti tra una lavatrice, una bicicletta, una vecchia credenza e scatoloni vari.

La famiglia (papa’, mamma e cinque figli), e’ statasfrattata a dicembre. Erano in affitto in un alloggio alla Barca, riscattato dallo Iacp dal precedente assegnatario ed affittato a loro a 950 euro (piu’ 100 di condominio). Col lavoro dei genitori e del figlio maggiore il canone, seppur oneroso, veniva pagato regolarmente. Poi con la chiusura dei cantieri è restato solo il reddito della madre, e cosi’ è iniziato il periodo di difficolta’ che ha portato allo sfratto per morosità.

Intanto, ieri, è stato di nuovo sgomberato lo stabile delle ex officine Casaralta, in via Ferrarese. Le forze dell’ordine hanno allontanato 14 cittadini rumeni e 7 senegalesi. Tutti sono stati denunciati per invasione di terreni ed edifici, i senegalesi anche perche’sprovvisti di documenti. Per 4 di loro è scattato il reato di clandestinita’ e due sono stati arrestati perche’, pur avendo gia’ ricevuto un ordine di espulsione del Questore, non avevano abbandonato l’Italia.

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