Presidio di studenti medi e universitari in Piazza Maggiore


In contemporanea alla manifestazione nazionale di Roma si è svolto ieri in piazza Maggiore un presidio contro i tagli alla ricerca e alla scuola pubblica.

24 ottobre 2009 - 00:25

Mondi all’apparenza distanti fra loro come quello degli universitari fuori sede, dei ricercatori precari e degli studenti delle scuole medie superiori, si sono dati appuntamento ieri pomeriggio in Piazza Maggiore (semideserta a causa del maltempo  e della manifestazione nazionale), rivelando più punti in comune fra loro di quanto potrebbe non sembrare.
Tutti e tre i mondi si occupano della formazione e dell’istruzione di persone che entreranno a far parte del mondo del lavoro, e tutti e tre i mondi si scontrano contro le privatizzazioni e i pesanti tagli messi in atto dal governo Berlusconi.
Da un lato gli studenti universitari devono fare i conti con tagli massicci al numero dei corsi di laurea e ai fondi per la ricerca, all’ingresso dei privati negli atenei, a tirocini e stage non retribuiti (da leggersi anche come “lavoro non pagato”) per aziende, e a un futuro (e quanto mai improbabile) ingresso in una realtà lavorativa sempre più atrofizzata da nepotismo e precarietà. Dall’altro gli studenti delle medie superiori si ritrovano a confronto con problemi simili e forse ancora più seri.
A partire dal DDL Aprea, che aprirebbe le porte delle scuole pubbliche a enti e fondazioni di privati, alla riduzione del numero di insegnanti di ruolo qualificati e delle ore disponibili per inglese e informatica (delle famose Tre I. della scuola berlusconiana sembra che sia rimasto posto solo per la I d’Impresa), e si sprecano gli esempi dei danni che la scuola pubblica riporterebbe a causa di queste riforme.
Ad esempio il Liceo scientifico bolognese “Niccolò Copernico” (da 25 anni all’avanguardia a livello europeo per quanto riguarda l’investigazione scientifica), che si ritroverebbe nella situazione paradossale di avere aule informatiche attrezzatissime, ma di non avere i fondi necessari per utilizzarle, o per pagare e aggiornare i docenti d’informatica, o addirittura di non poter comprare i software dei programmi necessari per le lezioni.
Per questo ricercatori precari, studenti universitari e studenti medi continuano a farsi sentire per garantire un’istruzione e una formazione di qualità e per tutti/e.

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