Pordenone / Attivisti di Ya Basta distruggono un campo di mais ogm


La semina, in un terreno nel comune di Vivaro, sarebbe illegale. Stamattina il blitz di un centinaio di persone in tuta bianca

09 agosto 2010 - 19:41

(da GlobalProject)

Dall’Italia a Cancun – Giustizia, Dignità, Indipendenza

(foto globalproject)Questa mattina un centinaio di attivisti dell’associazione Ya Basta! sono entrati nel campo di mais geneticamente modificato di Vivaro (Pordenone). Il campo è di proprietà di Giorgio Fidenato, presidente dell’Associazione Agricoltori Federati della provincia di Pordenone. Il blitz e’ scattato poco dopo mezzogiorno. Gli attivisti, in tuta bianca, hanno abbattuto le piante alte 2 metri.

Già nel mese di aprile era scattata una denuncia nei confronti della semina illegale avvenuta a Vivaro.

Il campo era stato posto sotto sequestro, ma i tempi di pronunciamento appaiono influenzati dal dibattito politico fra il neoministro exgovernatore Galan e il neogovernatore exministro Zaia. Dal basso, quindi, una risposta immeditata che riguarda la dimensione di vita e tutela delle biodiversità che non possono essere vigliaccamente sottomesse al profitto del mercato e della speculazione.

> Leggi il comunicato:

Noi oggi ci dichiariamo comunità indigene e ci uniamo alla lotta per la giustizia e la dignità di tutte le comunità che abbiamo incontrato a Cochabamba durante l’Assemblea dei Popoli.

In quell’ assemblea è nato un nuovo movimento globale per la giustizia climatica, ecologica e sociale, che si oppone all’imposizione dell’accumulazione e del profitto, della sottomissione e della distruzione come principi ordinatori del mondo.

Di fronte alla tragica crisi globale nella quale tutto il pianeta è stato gettato, nella quale convivono le più spaventose ingiustizie e le più gravi ferite alla Madre Terra e all’umanità che mai si siano viste nella storia dell’uomo, le comunità di tutto il mondo hanno perso ogni pazienza e ogni disponibilità: il tempo della giustizia è ora, ovunque.

È una storia viva, quella che raccontiamo: fatta di miliardi di vite e di sogni che scorrono, che sono vivi solo tutti insieme in pari dignità e in nessun altro modo.

È una storia che non parla di produrre ma ri-generare, non di consumare e usare ma di godere e condividere.

È una storia di beni comuni e di comunità.

È la storia della Madre Terra, di tutti noi e dei nostri diritti che da troppo tempo sono calpestati dalle esigenze prepotenti di un potere e di una produzione che non vivono mai fra noi se non per comandare e per torcere la vita ai loro bisogni.

Oggi siamo qui per ribellarci a una delle tante violenze che vengono esercitate.

Una violenza vigliacca e pericolosa, che è la materializzazione biologica del capitalismo più sfrenato:

la capitalizzazione e lo sfruttamento del bios nella sua materialità primitiva e fondamentale, partendo dalla radice più profonda, dal bisogno primario e assoluto per antonomasia. Il cibo. E la Terra.

Così scrivevamo quando il 25 Aprile scorso venimmo ad opporci alla semina degli OGM, accogliendo l’invito pressante della comunità rurali di tutto il mondo riunite ne

La Via Campesina: quelle stesse comunità che vivono sulla loro pelle tutte le conseguenze ambientali e sociali della tecnoagricoltura che non ha altra ragione se non il profitto.

Ma la Terra non è solo una manciata di silicati, nitrati e vari elementi. Nella Terra affondano le radici di una comunità, la sua cultura che si intreccia con le sue proprie colture. Un intreccio che viene depredato e spezzato da una tecnologia standardizzata e arrogante.

La Terra, la ricchezza e la complessità dell’ecosistema che ci vive, sono la possibilità stessa della vita e del benessere.

Eppure ancora una volta l’ecosistema, la Terra, la vita, il Bios stesso di tutti noi, di un intero territorio, di intere comunità, vengono messi tacitamente a disposizione del capitale e del profitto, senza nessuna partecipazione, senza nessuna possibilità che siano le donne e gli uomini che appartengono a quel Bios, e ai quali quel Bios appartiene, a decidere.

Non è solo una questione di carte bollate e di pareri ministeriali, mentre si consumano i giochi di equilibrio fra il neoministro exgovernatore Galan e il neogovernatore exministro Zaia, e quindi fra le forze di governo; non è una questione di magistrati – che pure nulla hanno fatto dal 25 Aprile, quando presentammo un esposto chiedendo di individuare e distruggere le semine – né di Unione Europea, la cui Commissione ha accordato un accesso ufficiale alle companies biotech ma non ai movimenti anti-ogm e il cui parere pro-MON810 è viziato e ridicolo.

È una questione della vita stessa che si ribella. Non è più tempo di subire le Bhopal e i Porto Marghera, i veleni nell’acqua, nell’aria e nel cibo. Non è più tempo di essere aggrediti continuamente in ogni aspetto della vita da questa violenza continua e arrogante.

È il tempo di disobbedire, di ribellarsi, di sottrarsi, di costruire giustizia ambientale e sociale in ogni comunità, per tutti e per ciascuno.

La costituzione materiale di questo paese non è mai stata così distante dai desideri e dai bisogni di vita di tutti e di ciascuno: non l’abbiamo scelto noi, così come non abbiamo scelto di vivere in un teatro dove la democrazia è una rappresentazione, dove il potere di decidere è sempre altrove, sempre distante, mai veramente nelle nostre mani.

Non l’abbiamo scelto noi. Non abbiamo mai avuto scelta.

Però ce la prendiamo ora, con i movimenti di tutto il mondo, e scegliamo di alzare la testa. Ya Basta!.

Per questo non aspettiamo oltre gli equilibrismi e i tatticismi che intanto lasciano scorrere il tempo e rendono sempre più reale il pericolo di inquinamento genetico: i geni non sono a disposizione, la Terra non è a disposizione, la vita non è a disposizione.

Solo dei pazzi ridicoli, oltretutto potrebbero pensare di competere usando gli OGM: qualunque barbaro può entrare nel tunnel di proprietà della Monsanto, o della Bayer, dell Basf, della Singenta, devastare un territorio imponendogli colture ed equilibri idrici innaturali, renderlo fradicio di pesticidi e diserbanti – obbligatori con gli ogm – e poi abbandonarlo e muoversi altrove. Una corsa al ribasso come quella della precarietà e dei diritti divorati dal profitto che vede tutti perdenti, ma prima di tutti chi non ha milioni di chilometri quadrati da mettere sul piatto.

Un nomadismo da predoni che non possiamo tollerare, né qui né altrove.

Lo stesso nomadismo affamato e la stessa logica che ci vuole schiavi precari ovunque, preda della crisi e obbligati a cedere al ricatto e subire ogni cosa.

Non possiamo tollerarlo, né qui né altrove.

La contaminazione da OGM è un cavallo di Troia, talmente ben conosciuto dalle multinazionali biotech che ora, per limitarla dove la pubblica opinione ha bisogno di essere tranquilizzata, ripropongono la tecnologia terminator – quella che rende i semi sterili.

Un cavallo di Troia per colonizzare, controllare, appropriarsi, rendere inevitabile l’utilizzo dei loro semi protetti da copyright.

Non è possibile trattenere gli OGM. Una volta che introduci una nuova forma di vita nell’ambiente non c’è più modo di richiamarla indietro.

Non è possibile trattenere il vento.

Non è possibile trattenere il trasporto di semi da parte di uccelli, api e altri animali.

Non è possibile, perché il vento e gli animali fanno parte della Madre Terra.

Ma anche noi, noi tutte e tutti, ne facciamo parte: e non è possibile trattenere nemmeno noi, i milioni che andremo verso cancun passando da ogni tetto battuto dal sole, da ogni corso d’acqua, da ogni campo, per l’indipendenza alimentare e l’agricoltura di prossimità.

Andiamo a Cancun gridando forte che la vita si sottrae alla violenza dell’accumulazione e del profitto: giù le mani dalla vita della Madrre Terra, di tutti e di ciascuno.

Ci andremo riconoscendo di esserci già, potenziando in una costruzione corale ogni storia di conflitto e di costruzione del comune sulla nostra terra.

Scrivevamo il 25 Aprile..

“Ci saremo, duri e determinati come il legno degli alberi, per fare tana libera tutti, per affermare il diritto e il desiderio delle comunità di riappropriarsi del territorio e restituirlo alla vita anziché al mercato. Il diritto e il desiderio di averne cura come un bene comune, per tutti.

Il diritto e il desiderio di uscire dal girone infernale delle colture transgeniche che devastano il pianeta, avvelenano la terra e le acque, e sono tra le principali cause dei cambiamenti climatici”.

Il clima cambia, la terra si secca, l’acqua è privata: Ya Basta! Via dalla terra!

A Vivaro come a Cancun, 9 Agosto 2010.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati