Pomigliano, chi ha vinto cosa?


Il ‘no all’accordo-ricatto nello stabilimento Fiat campano si ferma al 36% complessivo, ma tra gli operai è al 46%. Stravince al polo distaccato di Nola. L’analisi del voto e i comunicati di Cobas, Cub e Usb

23 giugno 2010 - 23:21

(dall’Agenzia di Radio Onda d’UrtoAlcuni diritti riservati)

Pomigliano ha votato il ricatto di Marchionne, ma il significativo numero di no all’intesa separata rischia di andare di traverso proprio a chi quell’accordo lo ha voluto: governo, Fiat e sindacati concertativi. Il giorno dopo il referendum imposto dall’azienda con la complicità dei sindacati concertativi il risultato che esce dalle urne dello stabilimento fiat vede il sì affermarsi ma non sfondare cosi’ come il Lingotto avrebbe voluto.
Hanno votato si all’accordo il 62 per cento dei lavoratori, contro il fronte del no, al 36 per cento. Nello specifico su un totale di 4462 operai votanti (quasi il 95 per cento) 2888 hanno deciso di sottostare al piano imposto da Marchionne, mentre 1673 hanno deciso per il no. 59 le schede nulle, 22 le bianche. Sommando queste schede a chi ha votato no emerge che il 42% dei dipendenti non ha approvato l’accordo separato. Il dato sale ulteriormente se si considerano separatamente i voti di impiegati e operai. Fra i colletti bianchi i Sì hanno stravinto: 394 contro soli 16 no. Fra le tute blu, invece, i contrari al diktat di Marchionne sfiorano il 50% fermandosi al 46%. Netta affermazione, infine, del fronte del No al polo distaccato di Nola, dove negli scorsi anni la Fiat ha di fatto deportato gli operai più combattivi. Fra loro ci sono stati 77 sì e ben 192 no.
Sul fronte dei commenti, Marchionne si sarebbe detto “deluso” dal mancato plebiscito e ha convocato in mattinata un vertice del Lingotto. Intanto il titolo Fiat in Borsa cede l’1,16%: il mercato teme infatti che questo risultato possa non bastare al Lingotto e che l’azienda possa così giocare strumentale sulla percentuale negativa registrata nella consultazione per tirarsi indietro e negare gli investimenti, ovvero i 700 milioni per il progetto nuova Panda a Pomigliano. Si sono invece dette ufficialmente soddisfatte Fim e Uilm, già firmatarie in precedenza del piano dirigenziale. La paura di un dietrofront comunque non manca, come dice il segretario Cisl Bonanni, secondo cui “la Fiat ora non deve scherzare: proceda subito con gli investimenti su Pomigliano perchè non ci sono scuse”. La Fiom, invece, ha fatto sapere che intende riaprire la trattativa se la Fiat abbandona i punti incostituzionali e contro lo statuto dei lavoratori presenti nel piano di investimento. “Gli operai, da soli contro tutti, hanno dato una grande lezione di democrazia votando anche ‘no’ al referendum a Pomigliano”: è questo invece il primo commento dello Slai Cobas, il sindacato di base particolarmente radicato a Pomigliano e che ieri, nelle previsioni di voto, aveva sostenuto che il ‘si’ dei lavoratori avrebbe raggiunto il 60 per cento circa.


> I comunicati:

REFERENDUM FIAT-POMIGLIANO, ALTRO CHE PLEBISCITO ! E’ UN SONORO SCHIAFFO ALLE PRETESE DI MARCHIONNE !

Le nude cifre dicono che tra astenuti , NO, schede nulle e bianche,il rifiuto va oltre il 40% ! “ aventi diritto al voto 4881 , votanti 46542 , di cui SI 2888 – NO 1673 ; nulle 59 , bianche 22 “

Se poi andiamo a cogliere il voto espressamente operaio – quello che più interessava il diktat – il divario tra Si e No diventa quasi alla pari al 50% ! Circa 900 sono gli impiegati,capisquadra e quadri che hanno votato SI , quelli che alla vigilia del voto hanno dato vita alla “ marcetta per il SI” , sollecitata da casa Agnelli.

Addirittura tra i 316 deportati di Nola prevale il NO : su 273 votanti, per il NO 192, per il SI 77 !

Dunque , nonostante il fucile puntato , con l’imperativo di “ vivere o morire” , gli operai hanno avuto la capacità di disinnescare il grilletto di Marchionne, tanto da imporre il fallimento “dell’operazione referendum” così da rimettere in mano Fiat la soluzione per Pomigliano.

Tanta è la delusione in capo alla Fiat , che si sono imposti il silenzio stampa !

Quando Marchionne tornerà dagli Usa ( dove è scappato subito dopo aver saputo gli inaspettati risultati del referendum) – sicuramente dopo lo sciopero del 25/6 indetto dai Cobas e Fiom in tutto il Gruppo – dovrà innanzi tutto sciogliere la riserva sulla Panda , o indicare quale altra via per lo stabilimento di Pomigliano.

Ove mai Marchionne darà dar seguito alle promesse , il risultato del 22/6 lo obbliga a ri/trattare,

mollando le mirate lesioni al diritto costituzionale di sciopero, alle leggi ,alla malattia ( Sacconi e soci dovranno pazientare ancora per annunciare le bramate “ nuove relazioni industriali “ da introdurre in tutti i contratti con la complicità dei sindacati filogovernativi) per coinvolgere appieno la Fiom sulla “ produttività aziendale” , alla quale da tempo ha espresso disponibilità !

Questo è quanto oggi sollecitano gli editoriali dei quotidiani di riferimento della Confindustria, della borghesia e dell’opposizione parlamentare ; la Cgil ,per bocca della prossima segretaria generale Comisso , dice che il voto “…nell’articolazione tra SI e NO , indica che ci vuole una soluzione condivisa da tutti, che la Cgil sostiene e per la quale chiede alla Fiat di riaprire le trattative”.

Se la palla è tornata in mano Fiat, dopo il referendum è tornata in campo anche la Fiom, che viene ricondotta al “ gioco delle parti” , con le nefaste conseguenze di un ennesimo accordo firmato ai danni dei lavoratori. Che presto si accorgeranno a loro spese a quale infimo prezzo hanno svenduto la propria prestazione lavorativa ! Invece di prendersi la responsabilità di fare blocco comune contro le pesanti pretese padronali, così da imporre il rispetto della dignità umana ,dell’occupazione , dei diritti basilari e contrattuali.

Non prendiamo in considerazione altri “ piani B,C,D,….Z “ , in quanto la cessione di Pomigliano ad altra azienda sussidiaria – con licenziamento di tutti dalla Fiat Group e relativa selezione in perdita nella riassunzione presso terzi ( vedi Alitalia) – verrebbe presa da tutti i lavoratori , quelli del SI e del NO , come un provocazione, tale da innescare subito un conflitto generalizzato che il Gruppo Fiat non è in grado di sopportare ; vista anche la sequela di scioperi in corso contro le subdole manovre Fiat -da Mirafiori a Termini I. alla Piaggio – e quello prossimo in tutto il Gruppo del 25 / 6 , con manifestazione centrale a Napoli , ore 9 p.za Mancini .

NO PASARAN !

Cobas Lavoro Privato


Pomigliano: una vittoria di Pirro

I risultati del referendum truffa rappresentano per la Fiat e i sindacati firmatari dell’accordo una vittoria di Pirro perché nessun accordo si applica senza il consenso degli operai.

Nonostante il referendum sia stato gestito e controllato solo dai fautori del sì i dati comunicati vedono il consenso all’accordo di poco sopra il 50% dei dipendenti.

Al risultato del sì ha concorso in modo significativo il voto degli impiegati che hanno votato praticamente all’unanimità per l’aumento dello sfruttamento per gli operai.
Il rilancio di Pomigliano non passa attraverso le proposte di Marchionne e soci, ma con consistenti e effettivi investimenti su nuovi modelli e la rete di vendita.
Nell’immediato l’occupazione va salvaguardata ripartendo il lavoro tra i vari stabilimenti e riducendo l’orario di lavoro a parità di salario e difendendo le condizioni di lavoro.
Nel medio, lungo periodo bisogna puntare ad una riconversione produttiva oltre il modello fondato sull’auto.
Gli operai di Pomigliano hanno bocciato il piano Fiat perché non è credibile e funzionale solo per imporre ai lavoratori più alti livelli di sfruttamento, tagliare altri diritti e tutele.
I volumi produttivi non stanno nella disponibilità della Fiat e si faranno solo se il mercato lo richiede, tanto vero che l’accordo prevede 2 anni di cassa integrazione straordinaria.
Nei progetti della Fiat non c’è il futuro dei lavoratori di Pomigliano, né il futuro dell’industria dell’auto in Italia. L’esperienza ci insegna che quanto richiesto volta per volta dalla fiat ai lavoratori non è servito a salvare l’occupazione
Flmunti-Cub propone un intervento diretto dello stato che, a partire dalla difesa del reddito, del lavoro, dell’ambiente individui, indirizzi e gestisca la riconversione del settore verso un nuovo modello di sviluppo.
Ciò per evitare ulteriori disastri occupazionali, sociali, ambientali e industriali e creare da subito posti di lavoro in attività con una valenza sociale e non più di puro profitto.

Anche per questi obiettivi i lavoratori di Pomigliano e del gruppo Fiat parteciperanno allo sciopero generale di venerdì 25 giugno indetto dalla CUB.

Milano 23 giugno 2010

FLMUniti-Cub
Confederazione Unitaria di Base

Pomigliano: una vittoria di Pirro
I risultati del referendum truffa rappresentano per la Fiat e i sindacati firmatari dell’accordo una vittoria di Pirro perché nessun accordo si applica senza il consenso degli operai.

Nonostante il referendum sia stato gestito e controllato solo dai fautori del sì
i dati comunicati vedono il consenso all’accordo di poco sopra il 50% dei dipendenti.

CONTRASTEREMO IN OGNI SEDE UN ACCORDO SCELLERATO CHE RIGUARDA TUTTI I LAVORATORI
OGGI PRESIDIO DI LOTTA DAVANTI ALLO STABILIMENTO DI POMIGLIANO

Roma – martedì, 22 giugno 2010
Questa mattina l’Unione Sindacale di Base è davanti ai cancelli della Fiat di Pomigliano per un presidio di lotta a cui stanno partecipando delegazioni dalla Fiat di Mirafiori e di Cassino, dalla Sevel di Atessa e da altri stabilimenti del paese.

“L’offensiva scatenata contro i lavoratori di Pomigliano è un attacco alle condizioni ed ai diritti di tutti i lavoratori del Gruppo Fiat e, più in generale, di tutto il mondo del lavoro”, afferma Paolo Sabatini, USB Lavoro Privato. “Con questo inaccettabile accordo si vuole imporre a tutti i lavoratori italiani di lavorare senza più regole. Si è cominciato tre anni fa con Alitalia ed oggi siamo arrivati ad una fase cruciale”.

“Il prendere o lasciare della Fiat è un vero e proprio ricatto con cui si scarica sui lavoratori una responsabilità che è esclusivamente della Fiat, azienda – sottolinea Sabatini – che per decenni ha preso soldi pubblici, godendo di enormi vantaggi nonostante abbia spostato all’estero gran parte delle produzioni. La Fiat inoltre dimostra completa assonanza con l’impostazione del Governo – prosegue il rappresentante USB – tanto è vero che si parla insistentemente del famoso piano C, una ripetizione dell’accordo Alitalia; l’accusa stessa di ´fannullonismo`, rivolta ai lavoratori Fiat da Marchionne, appare una ripetizione di parole e metodi usati dal Ministro Sacconi e dal Ministro Brunetta”.

Conclude Sabatini: “Vi è quindi una complicità totale fra Governo e Confindustria contro cui ovviamente ci organizzeremo: contrasteremo questo accordo scellerato insieme ai compagni dello Slai Cobas, sia all’interno dello stabilimento che all’esterno, con iniziative e manifestazioni di piazza, scioperi nelle altre fabbriche d’Italia ed anche sul terreno giuridico, ritenendo che questo accordo violi la Costituzione, i Contratti nazionali e le leggi dello Stato”.

USB Unione Sindacale di Base

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati