“Piano di accoglienza profughi, per molti ma non per tutti”


Liberati dal Cie 19 tunisini, sei espulsi, sei ancora rinchiusi. Oggi conferenza stampa dello Sportello Migranti del Tpo “con i profughi di serie zeta”. Report e comunicato stampa.

14 aprile 2011 - 23:28

(foto: Melting Pot)

(foto: Melting Pot)

Il loro viaggio è cominciato a Zarzis, in Tunisia, il 10 febbraio. Un viaggio costato tra i 500 e i 1.000 euro a testa per un posto su un barcone. Direzione Italia. In 129 sono saliti su una barca di legno, stretti uno all’altro. Ci sono volute 26 ore per raggiungere Lampedusa, senza cibo ne’ acqua. Sull’isola sono arrivati l’11 febbraio. In 35, sono stati trasferiti a Bologna, al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di via Mattei. Cinque giorni fa in 19 sono usciti con in mano la richiesta di permesso temporaneo di soggiorno. Da allora sono ospiti al dormitorio Beltrame di via Sabatucci, una struttura che accoglie i senzatetto. E’ li’ che li hanno incontrati gli attivisti del centro sociale Tpo, affamati e senza soldi. “Al dormitorio garantiscono loro un letto e un pasto al giorno, tranne il martedi’ e il sabato- spiega lo Sportello Migranti del Tpo- per loro chiediamo un’accoglienza completa, in una struttura dotata di tutti i servizi”. Gli attivisti del Tpo chiedono che vengano inseriti nel piano di accoglienza regionale, che dovrebbe partire nel momento in cui arriveranno i 187 profughi assegnati al territorio dell’Emilia-Romagna. “Da giorni si parla di questo piano- afferma il Tpo – ma ancora non e’ stato attivato: ancora una volta l’accoglienza viene garantita da associazioni e solidarietà”.

Atif racconta un pezzo della sua storia. “Lavoravamo quasi tutti nel settore alberghiero, a Djerba, Marrakech, Zarzis, ma ora gli alberghi sono chiusi e per noi non c’e’ lavoro”. Poi si ferma e chiede: “Ci succedera’ qualcosa per aver parlato con i giornalisti?. Atif ricorda i loro sei compagni che sono ancora dentro al Cie e chiede “che cosa hanno fatto per essere ancora li’?”. Sei di loro sono, infatti, ancora dentro al Cie, mentre altri sei sono stati rimandati in Tunisia per aver preso parte alla rivolta all’interno del centro del 2 marzo scorso.

> Il comunicato stampa:

La città si prepara ad accogliere i profughi, ma chi è passato dal Cie non ha diritto al Piano di accoglienza. Nel frattempo sono stati rimpatriati sei tunisini, mentre altri sei restano rinchiusi

Del Piano di accoglienza per i profughi che coinvolgerà in maniera organizzata e pianificata la nostra regione si parla ormai da due settimane. Anche a Bologna sembra sia stato predisposto un programma efficiente per accogliere una parte dei 20 mila migranti che per settimane sono stati prigionieri dell’operazione Lampedusa. Ieri si è tenuto un nuovo incontro della cabina di regia tra Regione e Prefettura per l’organizazzione dell’intervento e tutto è pronto per ospitare nella regione i primi 2000 profughi, già da domani è annunciato l’arrivo di 180 che saranno disclocati in piccole strutture già esistenti, come quelle dell’Opera Pia di Padre Marella e dall’ASP, Agenzia che per conto del Comune ha la responsabilità dei Servizi Sociali. Una modalità di intervento sulla scia del modello toscano, con il coinvolgimento della Regione per i servizi sanitari e della Caritas per l’inserimento sociale.

In attesa che i profughi finora fantasmi si materializzino a Bologna, noi non ci siamo però dimenticati dei migranti tunisini rinchiusi in via Mattei da metà febbraio. Li avevamo incontrati il 1 marzo con l’invasione del Cie, quando avevamo denunciato che i Centri di Identificazione ed Espulsione erano la risposta sbagliata ad una domanda di libertà che ci arrivava dal Maghreb attraversato dalle rivoluzioni. Circa 35 ragazzi arrivati a Lampedusa l’11 di febbraio sono stati per oltre due mesi segregati dietro al muro di via Mattei, i due mesi peggiori di tutta la loro vita, ci hanno detto.

Giovedì scorso 19 di loro sono stati liberati, ma è evidente che per loro non esiste nessuno piano profughi e che chi esce dal Cie è un profugo di serie zeta. E infatti da giorni sono stati parcheggiati/dimenticati in un dormitorio per senza fissa dimora dove i pasti sono serviti solo a cena, cinque giorni su sette. Eppure hanno la ricevuta della richiesta del permesso per motivi umanitari, non sono clochard.

Come funziona allora la fantomatica “cabina di regia” se ieri Questura e Regione non si sono coordinate per inserire anche questi migranti nel piano di accoglienza predisposto? Viste queste premesse non possiamo che pensare che ancora una volta accogliere e proteggere significhi quando va bene trovare un posto letto qualsiasi, e senza vitto, anziché opportunità di orientamento ed inclusione nella prospettiva di un soggiorno che non si trasformi in ritorno alla clandestinità dopo sei mesi.

Sulla scia di Lampedusa, anche qui l’immigrazione è affrontata come emergenza temporanea, un’urgenza che giustifica interventi senza prospettive, quasi incoraggiando questi ragazzi ad andarsene in Francia il prima possibile. Per questo riteniamo i ragazzi possano presto essere spostati dal dormitorio Beltrame ed essere accolti in un centro che disponga di tutti i servizi, compreso l’orientamento e la mediazione interculturale, affinché possano scegliere con ogni consapevolezza la miglior soluzione per loro.

Ma non finisce qui. Sei ragazzi sono stati espulsi dal Cie in Tunisia, vittime del vuoto normativo, del caos, dell’allarme invasione che ha legittimato ogni sorta di violazione dei diritti. Ancor più grave l’espulsione perché ci dicono che abbia colpito chi aveva avuto un ruolo più attivo nella rivolta del primo Marzo, quando i detenuti per disperazione e per denunciare l’ingiustizia subita avevano dato fuoco ai materassi. Non è confermato – difficile conoscere come siano regolate le procedure all’interno ddei centri detenzione amministrativa – me se così fosse si tratterrebbe, e non per la prima volta, di una vera e propria ritorsione nei confronti di chi osa esprimere un dissenso che se inascoltato si indirizza ad atti che guadagnino almeno visibilità. Sono stati rispediti in Tunisia prima ancora che venisse emanato il decreto, senza che nessuno potesse intervenire, perché il Cie è uno strumento di detenzione arbitraria che si sottrae ad ogni forma di controllo.

Con i nostri legali intanto stiamo seguendo altri sei tunisini che non sono ancora stati fatti uscire perché avrebbero preso parte alle proteste, e che rischiano con questo pretesto di essere esclusi dalla possibilità di presentare la domanda di permesso per motivi umanitari. Per loro esigiamo che possano accedere alla procedura per la protezione umnitaria temporanea, senza rischiare di essere espulsi.

Tutto questo abbiamo denunciato nella conferenza stampa di oggi, dove abbiamo annunciato che da Bologna parteciperemo al Treno della Dignità di domenica prossima organizzato dalla campagna Welcome per reclamare la libertà di circolazione, un’accoglienza con diritti nello spazio europeo e per denunciare la responsabilità del Governo Italiano verso le tragiche morti nel Mediterraneo, che sempre ci mostrano il fallimento delle politiche italiane ed europee sull’immigrazione.

Sportello Migranti Tpo

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