“Per una sinistra indipendente di classe”, lettera aperta alla città


“Vogliamo dare vita ad un progetto che restituisca rappresentanza politica a tutti quei settori sociali che oggi si pongono in modo conflittuale, che non accettano di pagare la crisi.”

08 febbraio 2011 - 18:48

Lettera aperta alla città di Bologna

Siamo operai, lavoratori, precari e non, giovani e migranti, donne e uomini, che vogliono promuovere un lavoro collettivo a sinistra, per costruire un’identità capace di dare rappresentanza politica alle fasce popolari.

Gli attuali processi di crisi hanno investito la nostra regione, cosi come Bologna. Il cosiddetto modello emiliano è ormai un ricordo. Assistiamo a profonde modificazioni: distruzione del welfare e del tessuto industriale, profonde trasformazioni della morfologia urbana attraverso processi speculativi e meccanismi legati alla rendita, una nuova composizione di classe contraddistinta da sempre più lavoratori migranti e precari e fenomeni nuovi come la disoccupazione strutturale. Lo stesso ceto medio è investito da una nuova precarietà sociale, che spinge a una ricerca di “sicurezza” caratterizzata da isteria collettiva e da miope localismo.

Mentre Bologna avrebbe bisogno di scelte coraggiose e adeguate alle modificazioni economiche e sociali, si continua a cianciare di infrastrutture costosissime, si vede crescere la cementificazione e i profitti dei grandi gruppi padronali. Contemporaneamente i costi della sanità sono sempre più a carico dei cittadini, si continua a finanziare il privato a scapito del pubblico. Non crescono i posti di lavoro ma solo gli impieghi precari, mentre le aziende chiudono o delocalizzano e le aree ex-industriali diventano il volano della speculazione edilizia in salsa felsinea. Gli studenti continuano ad essere risorse da sfruttare economicamente perché necessitano di case e servizi.

È necessario quindi aprire un percorso fuori dagli schemi, insufficienti e stantii, che regolano il rapporto tra “confraternite” politiche.

Vorremmo farlo a partire due punti:

1) per anni abbiamo gridato che “noi la crisi non la paghiamo”, ma è evidente che non è così. Sono le fasce popolari che la stanno pagando.

2) la crisi diventa un acceleratore del progetto neo-autoritario di riduzione e progressiva cancellazione di diritti, garanzie e conquiste popolari.

Le differenze sociali si acuiscono: i ricchi sono sempre di meno e sempre più ricchi, i poveri crescono di numero e sono sempre più poveri. Le fasce popolari non hanno più rappresentanza politica a sinistra. Assistiamo a una lotta violenta tra un centro-destra e un centro-sinistra che rispondono a settori diversi e antagonisti del medesimo blocco di potere.

Il centro sinistra si nasconde dietro l’ anti-berlusconismo, cercando di ricompattarsi sotto le bandiere di un riformismo che significa consegnarsi al “marchionnismo”. Le lotte intestine al centro sinistra sono tese unicamente a conservare i privilegi di casta e a combattere una guerra per conto terzi (il liberismo di Marchionne contro quello di Marcegaglia contro quello di Berlusconi). L’antiberlusconismo non connota alcuna politica che si possa definire di sinistra.

Esiste, d’altra parte, una sinistra che fa dell’indipendenza di classe il vettore del proprio agire, che si pone il problema di rappresentare e difendere gli interessi popolari ma non riesce ancora a coagularsi, perché sopravvivono resistenze e remore legate a presunte “titolarità” di rappresentanza di classe; vecchi retaggi di obsolete rappresentanze istituzionali.

Non accettiamo di giocare al gioco della torre, dove si può scegliere solo tra una destra reazionaria e un centro sinistra(destra) antiberlusconiano e ultra-moderato: questa torre dovrà necessariamente essere abbattuta.

Per costruire una Sinistra di Classe che sappia porsi e affrontare il problema di rappresentare e difendere gli interessi popolari dobbiamo capire dove si colloca oggi l’interesse del capitalismo monopolista e che i più profondi processi di privatizzazione e smantellamento del welfare sono stati propugnati e perseguiti dal centro-sinistra.

La lotta contro la precarietà sociale diffusa e la diminuzione degli spazi di democrazia sono le questioni da cui intendiamo muovere, oggi, in direzione di una trasformazione della nostra società. Sul piano politico il “civismo” non serve più, anzi viene cavalcato da coloro che ancora una volta vogliono imbrigliare i sommovimenti popolari e collettivi, sottomettendoli a logiche politiciste. Rispondendo cosi a interessi contrapposti a quelli che dichiara di voler difendere.

Vogliamo dare vita ad un progetto che restituisca rappresentanza politica a tutti quei settori sociali che oggi si pongono in modo conflittuale, che non accettano di pagare la crisi. Le lotte sul territorio, l’insorgenza giovanile, la resistenza dei lavoratori, come si é visto nel referendum di Mirafiori, sono segnali importanti che ci permettono di vedere come esiste un blocco sociale antagonista, che cerca tra mille differenze e difficoltà, di difendere i propri interessi: tutto questo non è riconducibile ad una specifica organizzazione, ma è patrimonio e esempio per tutti coloro che oggi resistono e vogliono rilanciare un ipotesi sociale fondata su beni e interessi comuni.

Pensiamo che occorra non solo sostenere le singole vertenze, ma avere la capacità di costruire un vero e proprio sciopero generale e generalizzato, che sappia rappresentare effettivamente quella maggioranza di lavoratori e precari.

La percezione della perdita del futuro è l’elemento che caratterizza il nostro tempo. La stessa percezione di perdita del futuro che è stata motore delle manifestazioni in Europa e in Nord Africa. Questi movimenti non possono essere interpretati solo partendo dal disagio sociale – che ovviamente esiste – ma vanno considerati elementi di costruzione politica, di comportamenti antagonisti che potrebbero trasformare la società. E anche se il loro esito non è definito, le condizioni che le determinano e i soggetti sociali che in esse agiscono meritano l’indagine e l’impegno di tutti noi.

Il ruolo della sinistra oggi deve essere quello di dare una prospettiva di futuro diverso, di protagonismo del blocco sociale indipendente. Una indipendenza che è in primo luogo autonomia di classe, che si manifesta nelle organizzazioni sindacali anti-concertative e nelle lotte per la difesa del bene comune e della democrazia partecipata.

Fino a pochi anni fa era impossibile ipotizzare questo: il futuro era delle classi dominanti, a noi era solo concesso resistere o sognare ipotetiche fughe. Oggi la crisi pone al centro il problema dell’alternativa.

Abbiamo bisogno di un progetto-laboratorio che ci permetta di ritrovare forza organizzata, che permetta a singoli compagni e organizzazioni di trovare una piattaforma di proposte comuni. Esistono centinaia di compagni attivi ma di fatto frenati, perché non inseriti dentro una dimensione collettiva e dinamica. La scomposizione di classe produce scomposizione politica, ma attorno all’oggettività della fase pensiamo si possa ritrovare una dinamica collettiva, come un vero e proprio laboratorio che fotografa la frammentazione del presente e si pone su un tempo medio l’obiettivo di ridare fiato ad ipotesi collettive di rappresentanza politica. Si tratta di decidere da che parte stare, avendo piena coscienza della fase di conflitto che è in corso. L’organizzazione laboratorio che pensiamo possa essere messo in campo deve, proprio per la sua natura locale, necessariamente occuparsi di questioni territoriali. Questo permetterà a chi oggi già fa parte di specifiche organizzazioni politiche di non vivere questo nuovo insieme come un doppione, ma come uno strumento politico locale.

Ci dobbiamo muovere sul territorio bolognese affinché possa essere rilanciata una alternativa di sinistra, avviando una fase costituente che permetta a tutti di partecipare e portare nuove competenze e energie: consapevoli che dobbiamo essere parte attiva del cambiamento.

Per una sinistra indipendente di classe

> Prime firme appello:

Roberto Sassi (lavoratore cooperative), Carlos Venturi (operaio), Federico Orlandini (studente), Marcella Masperi (impiegata), Davide Bonfante (studente), Giuseppe Schembri (operaio), Chiara Ferronato (studentessa), Diego Negri (precario), Marta Lucalioli (lavoratrice call center), Gian Luca Bernardi (operaio), Maurizio Melandri (precario), Giampietro Simonetto (studente), Afshin Seiglami (lavoratore autonomo), Luigi Marinelli (sindacalista), Fabio Perretta (lavoratore coperative), Monica Sabatini (educatrice della scuola), Letizia Arcuri (lavoratrice pubblica amministrazione), Alberto Rambaudi (facchino), Francesco Bonfini (insegnante), Francesco Olivo (studente), Bruno Nedi (lavoratore autonomo), Tonia De Guido (insegnante), Tiziano Loreti (impiegato), Sergio Spina (insegnante), Stefano Mariotti (insegnante), Maria Elena Scavariello (studentessa), Laura Dondi (insegnante), Corrado Fanti (operaio), Alice Gioia (impiegata), Nader Muhiddine (studente-lavoratore), Lorenzo Piccinini (studente), Daniele Canton (operaio), Barbara Accorsi (operaia), Marisa Ferrari (operaia), Michele Cirinesi (lavoratore autonomo),

> Per info e firmare la lettera: inforedmetropolitane@autistici.org

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