Per un corso di Socioanalisi narrativa


Riceviamo e pubblichiamo l’appello di due lettrici che vorrebbero organizzare anche a Bologna il corso di Socioanalisi narrativa proposto dalla casa editrice Sensibili alle Foglie.

25 ottobre 2010 - 20:37

Riportiamo una proposta interessante organizzata dalla casa editrice Sensibili alle foglie: un corso di Socioanalisi narrativa. Il corso è per ora in programma a Roma e Milano, ma abbiamo pensato di chiedere di organizzare un eventuale corso qui a Bologna. Stiamo quindi cercando di raccogliere delle adesioni per vedere di riuscire a coinvolgere almeno una ventina di persone e fare partire un corso anche a Bologna.

Se foste interessati, anche non nell’immediato, contatte laelav23@yahoo.it o nadybologna@yahoo.it il prima possibile.

Valentina e Nadia

Primo corso di socianalisi narrativa – Anno 2010-2011

Premessa:

La socianalisi narrativa è un metodo che consente, attraverso il lavoro di gruppo svolto dagli attori interni ad una specifica istituzione, di analizzare quei dispositivi autoritari e di controllo che risultano mortificanti per le persone implicate e fonte di malessere sociale. Attraverso questo metodo è possibile anche evidenziare le varie modalità attraverso cui le persone si adattano o resistono in modo creativo all’azione dei dispositivi di potere. La pratica socioanalitica che proponiamo considera la narrazione come fonte primaria di conoscenza. Il punto di partenza del lavoro di gruppo consiste quindi nello scambiare esperienze, narrando fatti ed eventi che quotidianamente accadono nei contesti istituzionali che si vogliono analizzare.

La socianalisi narrativa favorisce anche un lavoro di consapevolezza: ogni partecipante è insieme attore direttamente implicato in una specifica istituzione, ma anche osservatore distaccato che lucidamente analizza la sua implicazione.

Per esemplificare l’utilità sociale ed il vantaggio personale dell’apprendimento della socianalisi narrativa ci piace prendere in prestito una citazione di Georges lapassade: “se l’uomo vuole essere soggetto, attore cosciente della sua storia può analizzare le istituzioni dalle quali dipende, le istituzioni che lo attraversano e trovare nell’azione di gruppo una via d’uscita all’atomizzazione burocratica della quale è vittima”.

La cooperativa sensibili alle foglie ha svolto negli ultimi venti anni attività di ricerca allestendo cantieri di socianalisi narrativa in diversi contesti istituzionali, insieme a gruppi di persone che vivono o lavorano al loro interno e che sono state mosse a questa modalità di lavoro collettivo dall’esigenza di sollecitare un cambiamento, di promuovere un diverso racconto di quelle istituzioni e di costruire nuovi legami sociali. Sono state narrate ed analizzate istituzioni carcerarie, psichiatriche, ospedaliere, istituzioni per anziani, e per disabili; i moderni ghetti costruiti per i rom, le aziende della grande distribuzione commerciale, le condizioni di lavoro dei migranti, la vita di strada alla quale sono costretti minorenni e ragazzi stranieri.

Avviando un’esperienza formativa si vuol trasmettere, arricchire ed ampliare questa pratica sociale.

Il corso:

Sensibili alle foglie, con questo primo corso, inizia un percorso di formazione alla pratica della socianalisi narrativa.

Il corso verrà svolto in dieci incontri con periodicità mensile. Ogni incontro prevede una relazione della durata di 2 ore e un laboratorio, anch’esso di 2 ore, durante il quale il gruppo del corso lavora sul tema della relazione.

Il dispositivo pedagogico che inauguriamo articola tre momenti formativi.

Nel primo il relatore presenta una comunicazione didattica per illustrare una parola chiave della socianalisi narrativa.

Nel secondo viene svolto, con il coordinamento di un socianalista diverso dal relatore, un lavoro di gruppo.

Nel terzo, ogni iscritto, viene chiamato a tenere un proprio “diario del percorso formativo”. Questo diario, che dovrà essere consegnato alla fine del corso, costituirà anche la base per la valutazione del percorso formativo.

Al termine, la cooperativa Sensibili alle foglie riconoscerà ai partecipanti un titolo di competenza in socianalisi narrativa

I dieci incontri previsti per questo primo corso affronteranno i seguenti temi:

1. Il diario di percorso. E’ la narrazione per sé stessi della pratica sociale che si sta compiendo. Viene tenuto per stimolare il pensiero riflessivo. Nel corso dell’incontro vengono illustrate e discusse alcune tipologie di diario: il diario dei conti, il diario di viaggio, il diario spirituale, il diario di ricerca, il diario istituzionale.

Attraverso questo primo incontro i partecipanti apprendono come tenere un diario e possono decidere il proprio metodo diaristico per seguire il percorso formativo.

2. Narrare l’esperienza. Narrare l’esperienza costituisce il punto di avvio dell’analisi delle istituzioni. La narrazione viene vista come la capacità di conoscere e fare conoscere scambiando esperienze. Nel corso dell’incontro viene illustrato e discusso in particolare il pensiero narrativo nella letteratura sociale, nella sociologia qualitativa (scuola di Chicago, etnometodologia), nell’autobiografia.

Una particolare attenzione viene dedicata al dispositivo dell’osservatore partecipante e del partecipante osservatore.

I partecipanti apprendono a comunicare partendo dal racconto di fatti ed eventi riguardanti esperienze istituzionali. E familiarizzano con la differenza fra l’uso della narrazione nella socianalisi narrativa ed in altre metodologie di ricerca.

3. Gruppo, organizzazione, istituzione. L’istituzione è un processo entro cui un certo ordine sociale istituito e chi lo personifica lotta in modo permanente -ricorrendo a dispositivi dichiarati o nascosti – con chi vuole produrre cambiamenti. In questo incontro metteremo a fuoco in particolare i possibili significati delle parole chiave: gruppo, organizzazione, istituzione. Verranno anche discusse l’interconnessione delle istituzioni e la loro sovrapposizione.

I partecipanti familiarizzano con alcuni strumenti concettuali collegati alla storia dell’Analisi Istituzionale e apprendono a discernere la complessità dei processi istituzionali.

4. La narrazione che l’istituzione fa di se stessa. Ogni istituzione propone di sé un mito fondativo per creare nella società un bisogno di se stessa. Nel corso dell’incontro vengono illustrati e discussi i dispositivi mediate cui le istituzioni riconfermano sé stesse e mettono a tacere il loro “indicibile”. Come osservava Georges lapassade: Solo ciò che viene nascosto esige davvero un’analisi.

I partecipanti apprenderanno ad esplorare il mito fondativo di alcune istituzioni nelle quali sono implicati ed i dispositivi che silenziano l’indicibile di quelle istituzioni.

5. Il dispositivo panottico. Il panottico è un dispositivo paradigmatico di “osservazione permanente” inventato per il carcere da G. Bentham alla fine del 700, Esso è, da allora, a fondamento dei processi di controllo istituzionale e sociale. In questo incontro verrà approfondita la conoscenza di questo dispositivo nelle applicazioni attuali con particolare riguardo ai processi mediante cui esso induce controllo interiorizzato.

I partecipanti apprendono a collegare narrazioni emblematiche riguardanti esperienze istituzionali alle varie articolazioni sociali del dispositivo panottico.

6. Obbedienza, autorizzazione e deresponsabilizzazione. In nome dell’obbedienza sono stato commessi molti più crimini di quanti ne siano stati commessi in nome della ribellione (Snow, 1961). In questo incontro verranno illustrati i dispositivi che regolano l’obbedienza all’interno di un gruppo, di una organizzazione o di una istituzione. Verranno discussi in particolare: l’esperienza storica del “battaglione 101 della polizia tedesca, nel 1942-43; gli esperimenti compiuti all’università di Yale da S. Milgramm, e nell’università di Stanford, da P. Zimbardo.

I partecipanti apprendono a collegare narrazioni emblematiche riguardanti esperienze istituzionali ai dispositivi che regolano l’obbedienza e la deresponsabilizzazione nello svolgimento dei compiti istituzionali.

7. Dissociazione e trasversalità. Ogni persona è caratterizzata da una vastità identitaria che mette in relazione trasversale identità manifeste e identità dissociate. Ognuno quindi è sempre in parte straniero a se stesso e ai gruppi cui partecipa. Gruppi, organizzazioni e istituzioni tendono però ad esercitare pressioni finalizzate a sommergere la vastità identitaria dei singoli per uniformarli ai loro scopi. In questo incontro verranno approfonditi i dispositivi psico-sociologici della dissociazione identitaria.

I partecipanti familiarizzano con una concezione non patologica della dissociazione ed apprendono attraverso la narrazione ad evidenziare le dinamiche dissociative indotte dai dispositivi isituzionali.

8. Le identità di resistenza. Per resistere alle torsioni identitarie esercitate dalle istituzioni i soggetti elaborano speciali identità di resistenza. Non sempre queste identità, tuttavia, costituiscono per essi una risorsa positiva. In questo incontro verranno illustrati i principali dispositivi di adattamento passivo e creativo e verranno discusse le loro implicazioni.

I partecipanti familiarizzano con alcune grandi famiglie di risposte adattative ai dispositivi isituzionali ed apprendono attraverso la narrazione di esperienze ad arricchire e complessificare il quadro proposto.

9. La restituzione sociale del lavoro socianalitico. L’intervento della socianalisi narrativa ha come scopo la produzione di una diversa narrazione dell’istituzione realizzata in gruppo dai soggetti che al suo interno si muovono nella prospettiva di istituire cambiamenti. Ma ha anche lo scopo primario della sua comunicazione all’esterno dell’istituzione. Ciò per sollecitare nuovi legami sociali e per favorire una più ampia assunzione di responsabilità sulle dinamiche processuali dell’istituzione. In questo incontro verranno discusse l’importanza e le modalità fino ad oggi sperimentate di restituzione sociale della ricerca.

I partecipanti familiarizzeranno con le modalità di scrittura della restituzione sociale del lavoro socioanalitico.

10. L’analisi fatta dall’interno. L’analisi all’interno di una istituzione fatta direttamente dalle persone a partire dall’organizzazione sociale in cui si trovano, senza un socianalista esterno, è ciò che con G. Lapassade, abbiamo chiamato “analisi fatta dall’interno”. Non si tratta di una pratica di specialisti ma di una ricerca spontanea, di una pratica e un’azione collettiva, fatte insieme, da tutti. In tal senso essa è anche un processo autocurativo del gruppo, dell’organizzazione o dell’istituzione. In questo ultimo incontro si discuteranno alcune esperienze che si muovono in questa prospettiva.

I partecipanti riguarderanno gli apprendimenti acquisiti nel percorso formativo alla luce della capacità di immaginare un’analisi dall’interno di gruppi, organizzazioni o istituzioni che li implicano.

Altre informazioni:

Il corso è aperto a tutti e non ha barriere di titolo di studio.

Il corso è tenuto da Renato Curcio e Nicola Valentino.

Il costo complessivo del corso è di 300 euro dilazionabili in tre rate: 1/3 all’inizio del corso, 1/3 al quinto incontro, e il saldo a conclusione del corso.

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