Palermo, in corso lo sgombero del Laboratorio Zeta


E’ in corso a Palermo lo sgombero del Laboratorio Zeta, da 10 anni laboratorio di sperimentazione culturale e di partecipazione sociale e politica. Cronaca e comunicati e foto da alcuni compagni palermitani.

19 gennaio 2010 - 16:29

Un ingente spiegamento di carabinieri e celere sta eseguendo lo sgombero del Laboratorio Sociale Occupato ZETA di Palermo. Dalle prime ore del mattino si è formato un presidio resistente di compagni e solidali intenzionati a non abbandonare il centro sociale. La mobilitazione sta crescendo e alle 12.00 almeno 200 persone hanno raggiunto il presidio in via Arrigo Boito, 7. Dentro il centro sociale i carabinieri impediscono ai migranti (per lo più sudanesi), che fin dal 2003 abitano nella struttura, di uscire mentre ai giornalisti è impedito di entrare e filmare le azioni di sgombero. I compagni hanno già resistito ad una carica della celere che voleva creare un varco per far passare i mezzi per murare gli ingressi del centro sociale. La situazione è dunque molto tesa e si temono ulteriori prove di forza da parte della questura. Il Laboratorio ZETA è una esperienza importantissima per Palermo, avendo rappresentato una casa per tutti i dissidenti, sovversivi, clandestini, antagonisti che ne abbiano avuto esigenza. Dal Laboratorio ZETA sono partite moltissime mobilitazioni, dalla cacciata del presidente mafioso della Regione Siciliana Totò Cuffaro a quelle di solidarietà per la Palestina, solo per citare le più recenti. Ma non solo mobilitazioni, anche teatro, doposcuola, accoglienza, contro-informazione. In questi 9 anni il Laboratorio ZETA ha avuto un ruolo cruciale nella città di Palermo. Per questo resistiamo e non ci arrendiamo!

Compagne e compagni solidali con lo zeta

> Comunicato del Laboratorio Zeta contro lo sgombero:

Quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la nostra città negli ultimi dieci anni.

La storia del Laboratorio Zeta è la storia di quanti in questi anni hanno condiviso, sostenuto e accompagnato questo percorso politico, per un tratto breve o lungo, per una sera o per anni interi contribuendo alla sua trasformazione.

Dal 20 marzo 2001, quello che era uno stabile abbandonato è stato trasformato in uno spazio pubblico, divenendo laboratorio di sperimentazione culturale e di partecipazione sociale e politica in prima linea nelle lotte per il diritto alla casa, la difesa dei beni comuni, i diritti dei migranti, la denuncia del sistema di potere affaristico-politico-mafioso che governa la città.

In questi 8 anni abbiamo prodotto e ospitato laboratori e spettacoli teatrali, presentazioni di libri e di video, concerti, rassegne cinematografiche, seminari, dibattiti, mostre fotografiche e pittoriche, corsi di informatica, corsi di italiano per stranieri, ecc… E’ attiva una biblioteca con più di 2000 volumi.

Dal marzo 2003 ha preso vita un’esperienza di cogestione abitativa. Questa esperienza nasce dall’incontro con un gruppo di richiedenti asilo sudanesi, insieme ai quali è stato intrapreso un percorso di rivendicazione dei diritti dei migranti.

Lo Zeta è così diventato un punto di riferimento, stabile o di passaggio, per centinaia di migranti di ogni nazionalità che hanno collaborato alla trasformazione e alla gestione degli spazi, sperimentando una forma di accoglienza lontana da logiche paternalistiche ed assistenziali. In quest’ottica nel 2006 abbiamo lanciato una campagna di solidarietà, che grazie ad una sottoscrizione popolare, ha consentito l’autorecupero e la ristrutturazione degli spazi abitativi (bagni, lavanderia, cucina).

Nell’assenza totale di politiche di accoglienza da parte dell’Amministrazione, lo Zeta è l’unico spazio di accoglienza laico della città, ruolo ipocritamente legittimato dalle stesse istituzioni che, pur non riconoscendolo ufficialmente, lo hanno inserito nell’elenco dei servizi agli immigrati presenti sul territorio.

Gli attacchi susseguitisi nell’ultimo anno ad esponenti del movimento e al comitato di lotta per la casa sono segnali che vanno nella stessa direzione, quella del tentativo di azzeramento dei conflitti sociali e della normalizzazione di una città che è tutt’altro che normale.

Sono tutte questioni non tecnico-giuridiche, ma politiche e sociali.

Ciò che è in gioco non è la destinazione d’uso di un posto, ma la quota di democrazia di una città.

Zetalab non si tocca

Laboratorio Zeta

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