Ordinanze sugli orari dei locali, Comune costretto al dietrofront


Per effetto del decreto liberalizzazioni, niente più limiti generali all’orario d’apertura di bar e locali pubblici. Ma il Comune non demorde e passa a una strategia del “caso per caso” per limitare la socialità in centro.

09 marzo 2012 - 19:03

Già all’uscita dell‘ordinanza di novembre/dicembre scorso sul coprifuoco in via Petroni ci si domandava se avrebbe resistito al decreto Monti sulla liberalizzazione degli esercizi commerciali. Ebbene, dopo tre mesi di studio ecco la risposta della Giunta: dietrofront e rimozione immediata di tutte le ordinanze sugli orari. Tutte, tranne quella “speciale” su via Petroni appunto, che resterà in piedi fin quando non sarà approvato il nuovo regolamento di polizia urbana.

Del resto le limitazioni d’orario in vigore fino ad oggi, come la chiusura all’1 con deroga fino alle 3 per i bar, sarebbero state sostanzialmente incompatibili con la lettera del decreto. A ciò si sono evidentemente aggiunte le difficoltà nei rapporti tra Palazzo d’Accursio e le associazioni di commercianti, proprio a causa delle ordinanze di chiusura: polemiche, contrasti e una ricerca della mediazione che certamente ha avuto la sua influenza sulla decisione.

Se a Bologna in piccolo si chiude un’era dell’amministrazione comunale, quella segnata ordinanze “anti-degrado” da Cofferati in poi, insomma, è più per scelta tecnica e salvaguardia di equilibri corporativi che per una vera e propria maturazione politica. Ma tant’è, la primavera porterà un po’ di libertà in più per i momenti di socialità serale e notturna nel centro storico. Almeno fino a quando il Comune non avrà studiato nuovi mezzi per reprimere l’odioso crimine di bere in compagnia: “Non potremo piu’ fare ordinanze a tappeto su tutta la città”, sottolinea infatti il coordinatore di Giunta, Matteo Lepore, ” ma ci saranno singoli interventi puntuali sui quali pensiamo che il sindaco mantenga la competenza”.

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