Opinioni / Pasquino in guerra senza arte né parte


Torniamo sulla partecipazione del politologo ad un’iniziativa di CasaPound, ripubblicando un commento del blog antifascista Staffetta

12 ottobre 2010 - 12:37

> Leggi anche: L’uovo di Pasquino

«Mi hanno proposto di andare a discutere ed io ho accettato di andare a discutere. Lei pensa che debba fare la guerra?». Con queste parole Gianfranco Pasquino, professore di Scienza Politica all’Università di Bologna ed ex candidato sindaco nel 2009, ha confermato a Radio Città del Capo che il prossimo 23 ottobre prenderà parte a un dibattito organizzato da CasaPound alla Sala dell’Angelo, assieme al deputato finiano Enzo Raisi e ad Adriano Scianca, responsabile culturale dell’associazione neofascista.

Con la solita spregiudicatezza opportunistica e duttilità tattica del fascismo storico, CasaPound si autoproclama «estremo centro alto» e si presta intanto ad ogni bisogna che possa aprirle qualche spiraglio di credito istituzionale, cioè qualche appoggio nella deprecata «partitocrazia», candidandosi dove può per ogni possibile funzione di sottogoverno. Così, dopo che per mesi e anni i neofascisti hanno riempito i loro forum di messaggi di scherno sul «rinnegato» Fini, adesso fanno i maggiordomi per gli abboccamenti tra il centrosinistra bolognese e i finiani.

Oggi ormai l’ideologia bipartisan si sta trasformando in ideologia nopartisan: non importa di cosa e con chi si discute, basta discutere, parlare, chiacchierare, coprire con le parole il vuoto e l’orrore dell’attualità, lavarsi la coscienza gli uni con gli altri del colossale fallimento di un’intera classe dirigente: politica, imprenditoriale, intellettuale, accademica. Ed è giusto che il cerimoniere adatto alla circostanza sia oggi riassunto nella demagogica formula del «né rossi né neri ma liberi pensieri» dei «fascisti del terzo millennio». Una formula, in fondo, che piace a tutto l’arco politico istituzionale.

È sempre lo stesso disco suonato dopo il 1989, come qualcuno ricordava già nel ’97: «Ora, con il definirsi di uno spazio “al di là” della distinzione destra/sinistra, nell’incontro tra “personalità creative” provenienti dall’uno e dall’altro campo, si procede alla costituzione di un nuovo “centro libero dalle ideologie”: “Oggi – asserisce Antie Vollmer su Der Spiegel nel 1993 – ci sarebbe seriamente bisogno degli intellettuali per predisporre un nuovo consenso sociale”. Il gesto “ribelle” della trasgressione delle “vecchie appartenenze” prepara una nuova normatività».

Noi pensiamo che Gianfranco Pasquino la stia già facendo la sua guerra. Una guerra del vuoto, dell’irresponsabilità, della smemoratezza. Una guerra implicitamente solidale con tutti i «fascisti del terzo millennio» d’Europa: quelli che ieri a Belgrado hanno tirato molotov e sassi al grido di «A morte i gay», quelli che pestano o accoltellano chi non è come loro, quelli che manipolano la memoria civile con le fandonie del revisionismo, quelli che intitolano strade ad Adolf Hitler (che creativi!), quelli che a Milano hanno cercato di assalire gli studenti del Liceo Manzoni, quelli che a Roma hanno cercato di fermare la protesta contro la riforma Gelmini…

(da Staffetta)

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