Opinioni / Diaz è al governo


Il commento di un nostro collaboratore alla “irresistibile ascesa” dell’ex capo della polizia De Gennaro.

17 maggio 2012 - 10:40

“L’allarme terrorismo” fa passare in secondo piano la notizia della settimana: De Gennaro, capo della polizia ai tempi di Genova e dei fatti della Diaz e di Bolzaneto, viene nuovamente promosso. Ieri capo dell’Intelligence, oggi si trova a ricoprire il ruolo di vice-presidente con delega ai servizi segreti e alla sicurezza nazionale all’interno della Presidenza del Consiglio. In un periodo di “anti-castismo” dilagante, qualcuno potrebbe pure gioire alla notizia che finalmente qualcuno “con professionalità adeguate” vada a ricoprire un ruolo di quella importanza nel Governo. E, indubbiamente, De Gennaro ha costruito la sua carriera sulla professionalità, proponendosi a Governi di destra e di sinistra come “uomo affidabile delle Istituzioni”, una figura che sicuramente Napolitano deve amare molto.

Ma possiamo vederla anche, in un certo senso, al contrario: ha saputo tramutare in “professionalità” la sua attività di servitore dello Stato, finalizzando il tutto alla carriera. E qui entra in gioco una Storia che è in parte la storia dei movimenti politici e sociali in Italia e in parte si inserisce in quella Grande Narrazione dello “scontro di civiltà”. Di Genova e del ruolo di De Gennaro in quel contesto hanno parlato in tanti, anche su Zic. Del significato e delle conseguenze di quel Luglio di lotta e di sangue i movimenti hanno tracciato più volte il bilancio, concordando, alla fine, sul fatto che Genova abbia rappresentato il tentativo (riuscito, a mio parere) di stroncare le attività politiche di contestazione e di lotta politica. Oggi, a più di dieci anni da quei fatti, abbiamo finalmente ricominciato a sperimentare e praticare la forma del movimento sociale senza il “fantasma” di Genova. Resta, certo, l’amara constatazione che gli sforzi di trasmissione e di consolidamento nella memoria collettiva della “storia di Genova 2001” abbiano avuto alterne fortune e, dopo dieci anni, ancora non si sia riusciti a diffondere completamente una “verità storica”.

In questi dieci anni, a partire dall’11 Settembre sempre del 2001, un’altra Storia si è sviluppata: quella del terrorismo internazionale legato allo “Scontro di civiltà” evocato (e realizzato attivamente) da pensatori e politici occidentali contro, in particolare, il mondo arabo e musulmano. L’Italia ha svolto la sua parte in quella “Storia”, dimostrando di aver “imparato” (da Genova?) che Diritti e Ragion di Stato spesso (sempre?) non vanno proprio d’accordo, anzi si trovano in una contraddizione che deve essere, e viene risolta, tramite l’uso della forza, anche illegittima. Per citarne uno, pensiamo al caso dell’Imam milanese Abu Omar, sequestrato e torturato dai servizi italiani per poter mostrare anche noi il nostro bravo “terrorista islamico”. La “caccia al terrorista” è riuscita, per qualche tempo, a generare quella “fobia islamica”, che, forse, è stato il vero risultato per la politica di sicurezza interna, permettendo intorno a quel prisma di strutturare tutto il sistema di gestione dell’immigrazione. Che di “giusto” e di “legale” ha veramente poco, come più volte hanno denunciato le associazioni e i movimenti di lotta degli stranieri in Italia e dei loro solidali. Oltre che Unione Europea, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato.

Ora che agitare la paura del jidahismo ha perso la sua efficacia, in Italia ci si riprova sull’onda emotiva degli atti rivendicati dall’anarchismo informalista. Paventando lo “spettro” degli anni ’70, dopo che in questi ultimi anni sono stati accuratamente “revisionati” e ripuliti dei contenuti più scomodi (per lo Stato). Una lettura di questo nuovo allarme sarebbe qui inevitabilmente prematura e azzardata, quel che è certo è che possiamo registrare che esso ha donato un nuovo scatto di carriera al comandante in capo della Diaz. Portandolo al Governo.

Questo può sembrare un passaggio “banale”: in fondo si occupa esattamente di quello che si occupava prima. Ma il ruolo e le responsabilità che si aggiungono con questo nuovo incarico danno la cifra delle volontà politiche di questo Governo in merito al “pericolo” di “insorgenza sociali” in un contesto di crisi. De Gennaro può essere considerato a tutti gli effetti un “tecnico”: per anni ha servito lo Stato all’interno delle linee strategiche che intellettuali e politici del settore hanno delineato. Oggi, col passaggio al Governo, assume un ruolo politico esecutivo e di indirizzo di quelle stesse politiche. Oggi, è lui che “darà la linea” ai servizi segreti interni. E se continuerà a fare quello che ha fatto in questi anni, potrà dare un contributo importante nella repressione della rabbia sociale, di nuovo, dei movimenti. Anche attraverso l’uso strumentale del “terrorismo”.

Diaz è al Governo.

Alzato Zampa

 

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