Brindisi / “Noi, la rabbia, le lacrime e gli Altri”


Dopo i fatti Brindisi ripubblichiamo un contributo di Villa Roth Occupata (Bari): “Proveranno sulle macerie fumanti a ridurci al silenzio, a spaventarci. Il film in Italia è noto come anche il finale. Sta a noi cambiarlo”.

21 maggio 2012 - 11:17

Abbiamo preferito tacere per qualche ora. Non volevamo scrivere un’ulteriore inutile lettera di sgomento, tristezza o vicinanza per la morte di una ragazza innocente. Né volevamo lanciare slogan o proclami più o meno ideologici sulla vicenda di Brindisi. Per noi Melissa rimarrà per sempre ragazza, e la rabbia per i suoi occhi strappati via alla vita non è esplosa in grida o giudizi dissennati. Non abbiamo voluto farlo per il rispetto del dolore, di quella soglia oltre la quale non vogliamo andare per “restare umani” (che è un imperativo difficilissimo da mantenere nell’Italia di oggi).

Purtroppo Altri non hanno taciuto, Altri si sono avventati come sciacalli furibondi sui corpi delle vittime o nel fumo delle bombe di Brindisi. Lo hanno fatto lanciando proclami, costruendo parallelismi assurdi, promettendo militarizzazioni, strette poliziesche, invocando addirittura l’uomo forte al comando (quel coprofago di Storace ha dichiarato proprio questo un’ora, solo un’ora dopo, l’esplosione; per ricordare a tutti gli smemorati la passione dei fascisti nostrani per le bombe che esplodono e proprio in quella Brindisi in cui vive in libertà da anni Franco Freda questo dovrebbe essere un segnale politico chiarissimo). Gli Altri per noi sono quelli che, seguendo un copione cinico quanto scontato in questo terribile paese, mentre i genitori, gli amici piangono ancora, si sono chiesti come riuscire a sfruttare a proprio vantaggio quest’episodio folle.

E allora l’attentato alla scuola Morvillo – Falcone di Brindisi diventa il pretesto utile per rispolverare il caro vecchio “uniamoci tutti a difendere le istituzioni”, “ci vuole prevenzione”, “l’esercito difenderà i cittadini dalla follia terroristico/mafiosa”. Il che sta a significare che da domani, chiunque scenda in piazza a manifestare contro la crisi, contro la casta politica, contro i suicidi (cfr. le dichiarazioni dello sciacallo Susanna Camusso su Equitalia di ieri), contro i tagli, per i beni comuni, rischierà di disturbare la “vita tranquilla dei cittadini” (citando le dichiarazioni di Bersani a due ore dall’esplosione), rischierà di disturbare il manovratore, rischierà di contribuire al “caos da cui solo lo Stato può difenderci”.

Gli Altri insomma, quelli di ieri e quelli di oggi, proveranno a dare giudizi, proveranno a trovare i colpevoli in fretta e furia, oppure a trovarne diversi in modo rocambolesco per intorbidire ulteriormente le acque. Proveranno a utilizzare una strage fatta per uccidere, fatta per spaventare e fatta insomma per lanciare un messaggio. Una strage fatta in un modo che, per analogie storiche e di fase, riporta alla mente la strage di via dei Georgofili di Firenze del ’93, per analogie di obiettivi, ricorda le stragi che vengono compiute per militarizzare la Palestina, Gaza, l’Afghanistan o il Pakistan e, in generale, porta alla mente le tante, troppe stragi di Stato senza colpevole del nostro paese. Quelle stragi di cui tutti sappiamo i nomi dei colpevoli ma “senza le prove né gli indizi”.

Immaginiamo gli Altri nei loro studi televisivi a studiare le dinamiche, le anomalie dell’attentato, magari con un bel plastico su una scrivania in ciliegio, qualcuno dirà è stata la mafia, qualcuno dirà “terrorismo politico”, qualcun altro il gesto di un folle o chissà cos’altro e si andrà avanti così come una normale partita di calcio, come un reality show, tutti inquirenti, tutti concordi con una soluzione possibile per accontentare tutte le ipotesi possibili “Stato più forte, polizia, esercito, telecamere, controlli, arresti, intimidazioni”. Gli Altri che fino al giorno prima avevano paura. Avevano paura perché vedevano il consenso sociale delle loro azioni ridursi di giorno in giorno; perché la rabbia degna in Val di Susa o il 14 dicembre o il 15 ottobre o contro le vessazioni di Equitalia o contro un Governo non votato da nessun cittadino e sostenuto da una classe politica corrotta e volgare, diventava ripresa della vita contro i manganelli, contro le prigioni, contro i fili spinati e (ora dobbiamo dirlo) contro le bombe. Perché sospesa la democrazia in nome dell’austerità e delle misure economiche da imporre “costi quel che costi”, la svolta neo-autoritaria diventa la seconda gamba su cui si fonda la nascente Terza Repubblica.

E tra crisi infinita e autoritarismo si può rinchiudere la gente nella disperazione, nella propria solitudine, ricacciarla nelle case mentre le strade potranno essere militarizzate e controllate. Non è il nostro ruolo trovare chi ha piazzato a Brindisi la bomba, nostro ruolo è capire a chi può giovare questo atto. Chi ne può trarre vantaggi, chi può specularci sopra, chi può insomma sfruttare al massimo l’indignazione e la rabbia che da un gesto così infame può generarsi. Non abbiamo dubbi a tal proposito. Sono proprio gli Altri che abbiamo nominato prima. Proveranno sulle macerie fumanti insomma a ridurci al silenzio a spaventarci, a terrorizzarci.  Il film in Italia è noto come anche il finale.

Sta a noi adesso, l’altro nostro ruolo, se siamo stati bravi alunni della Storia, cambiare questo finale. Facendo esattamente quello che và nella direzione uguale e contraria a quella a cui loro, gli “Altri” appunto, vorrebbero spingerci. La piazza di Brindisi di sabato sera è stata importante per questo; una piazza rabbiosa, che ha fischiato tutti i sepolcri imbiancati della politica locale e non e anche le autorità religiose salite sul palco e ha invece applaudito con forza quando dal palco si è detto: “non vogliamo più esercito, non vogliamo più polizia, non vogliamo la militarizzazione delle nostre vite”.Per questo quello che ci consegna quella piazza è quello che dovremmo fare da subito. Dobbiamo riversarci nelle strade, noi, la moltitudine irrappresentabile che tanto spaventa gli “Altri”, dobbiamo riappropriarci degli spazi di discussione, delle piazze, dei luoghi abbandonati, rendere impossibile progettare attentati, rendere impossibile determinare l’esito del conflitto fuori dagli spazi di discussione, dobbiamo definire questi spazi come Comune, dobbiamo finalmente prendere la nostra storia nelle mani, per la prima volta da cinquant’anni a questa parte, senza delegarla a nessun apparato corrotto o assassino, e costruire un’esondazione sociale ridandoci la possibilità di decidere noi contro la loro austerity, contro la loro crisi, contro la loro polizia, contro le loro bombe.

Villa Roth Occupata – Bari

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