Nidi, lettera di 450 donne per essere ricevute da Cancellieri


Sotto accusa«l’impoverimento dell’intera rete del servizio dei nidi di Bologna, rete che ha costruito in anni non lontani un punto di eccellenza»

17 marzo 2011 - 18:04

> La nota stampa pervenuta in redazione:

Questa mattina è stata consegnata alla Commissaria Cancellieri la lettera contenente una richiesta di incontro sulla situazione degli asili nido a Bologna prima che vengano adottate scelte decisive, quanto dannose, sui servizi alla persona e sui servizi educativi per l’infanzia di Bologna.
La lettera è sottoscritta dalle seguenti Associazioni e gruppi di donne :
Educatrici dei nidi autoconvocate, Donne in Nero, Orlando, Altracittà- lista civica di donne, Armonie, Mujeres Libres, Ida, Udi, Sos Donna, Tavola delle donne, a cui seguono le firme in calce alla lettera di 450 donne singole che hanno lottato per la realizzazione di questi servizi, donne che ne usufruiscono, lavoratrici dei nidi, giovani donne che ne hanno compreso il grande valore.
Tutte insieme, stanno dando vita una grande mobilitazione in difesa di un patrimonio che sentono innanzitutto come proprio, ma che è di tutta la collettività bolognese.
Nella lettera si contesta severamente il presunto progetto di riorganizzazione dei nidi, come viene talvolta definito, perché un progetto per definirsi tale, dovrebbe perseguire l’obiettivo prioritario di curare le necessità della propria comunità, a partire dal riconoscimento del diritto dei bambini e delle bambine a disporre per la propria crescita e formazione di un servizio di qualità; a partire dalla necessità delle donne di conciliare maternità, tempo di vita e di lavoro usufruendo di servizi di sostegno alle loro scelte; a partire dalla sacrosanta richiesta delle operatrici di vedere riconosciuti i loro diritti di lavoratrici e la loro professionalità, contro l’ulteriore precarizzazione del lavoro educativo.

La ricerca semplicistica di “far quadrare i conti”, che in questo momento prevede tra l’altro il passaggio di alcuni nidi comunali alla gestione dei privati, un consistente adeguamento tariffario e un ulteriore costo a carico delle famiglie per il servizio dopo le 16,30, il cui effetto immediato sarà la concetrazione nei nidi ad orario piu’ lungo delle situazioni sociali piu’ complesse e, in prospettiva, come conseguenza inevitabile, un impoverimento dell’intera rete del servizio dei nidi di Bologna, rete che ha costruito in anni non lontani un punto di eccellenza e persino di innovazione nella cultura dell’infanzia.

Nei prossimi giorni proseguirà la raccolta di firme fra le cittadine e i cittadini di Bologna, che già ora in numero consistente stanno sostenendo con la loro adesione le ragioni della mobilitazione a difesa del servizio degli asili nido e della rete dei servizi, indignate e indignati per essere soli a dover pagare i prezzi di una pesante crisi economica e di contrazione delle risorse pubbliche.

Promossa dalle Associazioni delle donne firmatarie della lettera alla Cancellieri, sarà convocata per la fine di marzo, a proseguimento della mobilitazione, una grande assemblea pubblica per discutere di quello che sta accadendo di assai preoccupante nel sistema dei servizi sociali ed educativi di Bologna e per dire una parola chiara e determinata sugli asili nido come bene comune indisponibile. Sarebbe auspicabile per quella data poter dare conto dell’incontro con la Commissaria.

Firmano:

Educatrici dei nidi autoconvocate, Donne in Nero,Associazione Orlando, Altracittà- lista civica di donne, Armonie, Mujeres Libres, Ida, Udi, Sos Donna, Tavola delle donne.

Per chi vuole firmare l’indirizzo e-mail è il seguente:
salviamoinidi@gmail.com


> Di seguito il testo della lettera:

Gent.ma dott.sa Cancellieri,

da molti mesi, senza alcun dibattito e possibilità interlocutoria, assistiamo ad una operazione di erosione dei servizi pubblici alla persona, servizi agli anziani non autosufficienti, consultori familiari, servizi sociali per le fasce più deboli della popolazione ed ora, in particolare, l’attacco è rivolto ai servizi educativi all’infanzia.

In rapporto a quest’ultimo punto, le scriventi associazioni di donne, cittadine, lavoratrici, madri, nonne, che hanno fortemente voluto e fattivamente contribuito alla costruzione di questi servizi e giovani donne, che ne comprendono il valore, intendono esprimere con forza la loro preoccupazione e volontà di intraprendere azioni in difesa di questo patrimonio, che sentono come proprio.

Parliamo di erosione e non di progetto di riorganizzazione, come viene talvolta definito, perché ci pare che un progetto per definirsi tale, dovrebbe perseguire l’obiettivo prioritario di curare gli interessi della propria comunità e non semplicisticamente di “far quadrare i conti”, ricercando un risparmio immediato, che sul lungo termine non può che produrre un impoverimento dell’intera città e in particolare delle donne che la abitano.

Scegliere di risolvere il problema di bilancio dovuto alle mancate entrate statali, tagliando proprio quei servizi che qualificano il lavoro di cura ed al tempo stesso consentono alle donne di conciliare maternità, tempo di vita e lavoro, significa imporre una soluzione ai buchi di bilancio sicuramente rapida, ma altrettanto miope e pericolosa .

Una scelta che stride con la nostra storia, che, se portata a compimento, potrebbe avere pericolose ricadute sul futuro della città, capoluogo di una Regione che vanta un tasso di occupazione femminile pari quasi al 70 %, grazie anche alla rete di servizi pubblici all’infanzia, che ha permesso alle donne di essere madri e lavoratrici, continuando così a svolgere un ruolo decisivo rispetto allo star bene della città.

Vantiamo un eccellente e capillare sistema di qualità dei servizi pubblici all’infanzia, che in questo momento è minacciato da un piano che prevede, tra l’altro, il passaggio di alcuni nidi comunali alla gestione dei privati.

Contemporaneamente si prevede un adeguamento tariffario molto consistente e un ulteriore costo a carico delle famiglie per il servizio dopo le 16.30, costo oggi non previsto.

Un ulteriore risparmio sarebbe ottenuto dalla contrazione del personale comunale e dalla soppressione di alcune indennità economiche contrattuali, attualmente riconosciute al personale.

Tutto questo ci pare un attacco a 360° alle donne :
quelle che attualmente utilizzano i servizi, quelle che li useranno in futuro , quelle che ci lavorano, con la conseguente ulteriore precarizzazione del lavoro educativo e la difficoltà di far crescere una nuova generazione di educatrici.

Quali sono i rischi di questa operazione ?

La diminuzione dei servizi pubblici è compensata dai servizi a gestione privata, che prevedono contratti di lavoro molto più sfavorevoli per le lavoratrici, sia sul piano economico, che delle condizioni più generali di lavoro ( orari spezzati, contratti a termine, miriade di contratti diversi ecc…) e quindi un inaccettabile arretramento dei diritti in ambito lavorativo.

L’insieme di questi elementi, incidono sulla continuità del personale, che con tutta evidenza “fa la qualità “ di un servizio dedicato ai più piccoli.

Mentre la legge regionale prevede a partire dal 2013, il titolo di laurea breve educatrice nido d’infanzia per poter accedere alla professione, indipendentemente dalla gestione pubblica o privata dei servizi, il salario del personale dei nidi d’infanzia non raggiunge la decenza .

Ecco un bel paradosso, il cui costo ricade sulle donne grandi e piccole della città: studio di più, guadagno di meno, non sono in grado di pagare la tariffa del nido, forse mi conviene stare a casa da lavorare……………sicuramente è più utile cercarmi un altro lavoro……….

Con una “semplice riorganizzazione “ l’Amministrazione fa quadrare i conti ed esaurisce le liste di attesa !!!

Questa “mossa del domino” non ci piace. I NIDI PUBBLICI SONO UN BENE COMUNE, al contempo luogo di riconoscimento di diritti e di trasmissione di cultura dell’infanzia, espressione del benessere della città, mezzo e possibilità per continuare ad accrescerlo.

Il primo nido in Italia nasce a Bologna nel 1969, precedendo la legge nazionale 1044/ 71, grazie ad una amministrazione del fare, che sapeva ancora interpretare quanto di nuovo emergeva dalla società come l’irrompere delle donne sulla scena pubblica e del lavoro.
Tutte/i abbiamo partecipato a questo progetto che ha percorso la città, le sue istituzioni, la ricerca sull’infanzia, il nostro interrogarci di adulti su cosa fosse utile ai bambini per la loro crescita ed il loro benessere.

E’ questo il patrimonio rispetto al quale dobbiamo far rinascere il desiderio di cura di tutte e di tutti………..abbiamo il grande compito di risvegliare una città addormentata che sembra quasi non accorgersi che le stanno rubando qualcosa di davvero molto prezioso.

Ci rivolgiamo a Lei, Commissario Cancellieri perchè non vogliamo lasciare nulla di intentato e desideriamo rappresentarle cosa davvero significano questi servizi nella storia e per l’identità della nostra città .

Le chiediamo pertanto la disponibilità ad un confronto in tempi utili, prima quindi di operare scelte decisive quanto funeste per la nostra comunità.

Bologna, 8 marzo 2011

Lavoratrici autoconvocate dei Nidi, Donne in Nero, Associazione Orlando, Armonie, Altra Citta’ lista civica di donne, Mujeres Libres Bologna , Ida, Gruppo ‘98 Poesia,SOS Donna, UDI Bologna,

Elena Gianini Belotti, Katia Zanotti, Antonella Campanili, Maria Giovanna Caccialupi, Patricia Tough, Lina Mirasoli, Lorenza Pagella, Anna Draghetti, Anna Lenzi, Carla Martini, Giuseppina Tedde, Carla Lanzi, , Rossana Calari, Viviana Lanzi, Carla Jemma, Maria Giulia Morara, Liana D’Alfonso, Nadia Marchesi, Angela Piccoli, Manuela Tortura, Lucia Melotti, Mariana E. Califano, Anna Violatto, Roberta Picardi ,Vera Mingozzi, Silvia Pollina, Mariana Califano, Roberta Rinaldi, Leila Falà,Leila Anna Curcio, Nadia Marchesi, Lucia Melotti, Anna Violatto, Maria Gabriella Lancia, Fiorenza Addivinola,Anna Zoli, Alessandra Gribaldo, Claudia Guernelli, Vanna Costanzini, Maria Luisa Mantovani, Silvia Lolli, Elena Del Grosso, Angela Piccinino, Maria Isabella Gisbert, Cinzia Tubertini, Fiammetta Colapaoli, Elena Ceccarelli, Vincenza Perilli,Teresa Ganzerla, Rita Alicchio, Francesca Ricci, Virna Gioiellieri, Maria Laura Lanzillo, Angela Attianese, Nunzia Catena, Nicoletta Piccininno, Marilena Ermilli, Costanza Marri, Liliana Ricci, Norma Pellegrini, Elisabetta Gualmini, Mara Mirasoli, Grazia Negrini, Giulia Cammarota,Barbara Bossoli, Hounda Boussalem,Lesile Carole Hager, M.Armanda Visona’,Margherita Chiesa, Carla Baccelli, Simona Granelli, Alessia Mantovani, Catia Gubellini, Cristina Ruggeri, Marta Menegon, Irene Montanari, Roberta Gamberoni, Annalisa Accorsi, M.Cristina Rizzoli, Sandra Montebugnoli, Aura Sabbioni, Aurora Righi, Angela Giardino, Luana Manieri, Graziella Marcolini, Marianna Brunetti, Federica Santi, Giorgia Bracale, Federica Clemente, Jessica Bertocco, Debora Turolla, Marinella Antonimi, Daniela Rocca, Nerina Fantini, Sara Simoni, Elsa Ruffano, Milena Transirico, Claudia Carini, Nadia Tassinari, Annamaria Venturi, Elisa Braga, Graziella Astolfi, Anna Gozzo, Monica Marozzi, Maria Santangelo, Angela Derossi, Concy Velasco, Amina Ba, Chiara Pirani, Anna Cinzia Guidi, Elena Bergonzoni, Lubna Yesmin, Manuela Di Benedetto, Cristina Campri, Maddalena Graziosi, Annamaria Passerella, Daniela Fabbri, Cristina Stellato, Linda Capotti, Patrizia Ritrovato, Angelina Colavita, Anna Larocca, Sonia Melis, Tina Vigna, Meri Bonaccorsi, Giuseppina Noferini, Annamaria Borgognoni, Maria A. Gatto, Patrizia Vigo, Anna Vecchi, Patrizia Gamberoni, Elga Molon, Gloria Rubio, Susanna Finelli, Catalina Pazmino, Chiara Baroncini, Sara Cavallini, Donatella Muratori, Olga Dall-Oca, Valeria Cattoli, Adriana Baraldi, Marta Ghironi, Monica Ricchioni, Patrizia Borrelli, Paola Valmassoi, Marija Stojanovic, Maria Cristina Lugli, Elena Timotte, Cristina De Santis, Angela Susai, Simona Bondi, Adelia Faraon, Santina Venturi, Carla Serotti, Elena Nuzzo, Carolina Fantetti, Francesca Sofri, Paolina Ceccarelli, Antonella Antimi La Valle, Marta Innocenti, Valeria Anghinoni, Cristina Salamini, Paola Chiarini, Donatella Cortellini, Rita Cocco, Maria Campo, Paola Mastropietro, Gianna Candolo, Donatella Franchi, Paola Marmocchi, Fabrizia Benedetti, Irene Enriques, Giulia Selmi, Donata Cavazza, Sandra Schiassi, Nicoletta Maldini, Roberta Ricci, Valeria Palazzolo, D. Valdimara, Emanuela Austerlitz, Maria Anita Cutini, Micol Tuzi, Giulia Laffi, Ezia Di Labio, Rosanna Fabrizio, Marzia Fabbri, 6Rossella Fucci, Antonietta Cecenia, Silvia Licordari, Irene Gordini, Azzurra Celli, Annamaria Palombo, Giovanna Casciola, Ivana Pisolini, Simona Cassanelli, Irene Fianchetti, Alessandra Galieni, Nicoletta Tassinari, Annamaria Castriotta, Micaela Orsini, Ivonne Neri, Antonella Alardo, Alessandra Spedicato, Rosa Ramaglia, Simona Salvatori, Giulia Margelli, Daniela Ferrosi…

Sono 208 firme cui seguono i fogli con le firme originali di altre 242 donne
Continueremo a inviare un numero sempre maggiore di firme con il chiaro intento di far capire come sia vero che i nidi sono considerati un bene comune indispensabile dalle cittadine e anche dai cittadini di Bologna

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