Nazifascisti, revisionisti, razzisti e omofobi all’Hotel Portici


Ripubblichiamo dal blog Staffetta: domani ciellini e fascisti presentano, nel lussuoso albergo di Via Indipendenza, le memorie di un repubblichino omofobo

08 marzo 2010 - 11:53

Continuano le conferenze neofasciste e neonaziste nella città commissariata. Già il 21 febbraio scorso, presso una sala comunale, si era regolarmente tenuto un simposio fasciofuturista di CasaPound, promosso o autopromosso sui giornali con una finta bomba in un pianoforte.

Sabato pomeriggio l’Associazione Edera e l’Istituto storico della R.S.I. [la Repubblica di Salò] − neonazisti cammuffati con panni localistici, come aveva rilevato a suo tempo l’Assemblea Antifascista Permanente − hanno dibattuto in un’altra sala comunale un saggio sul «comunismo gerarchico», in cui si elogia la vena anticapitalista del Nazismo, del Fascismo e della R.S.I. in quanto appunto la «totalità sociale» costruita da tali regimi mirava a un fantomatico «comunismo gerarchico».

I neonazisti postmoderni sono bravi con i travestimenti verbali: oggi dire «nazionalsocialismo» risulterebbe fuori moda e compromettente; già è un po’ meglio dire «socialismo nazionale»; ma basta esagerare da una parte «socialismo» in «comunismo», dall’atra «nazionale» in «gerarchico»… ed ecco una bella pennellata di novità. È la stessa operazione linguistica con cui truccano (e rivendicano) le atrocità razziali del nazifascismo: oggi le chiamano «etnonazionalismo radicale» o «difesa etnica totale».

Intanto, martedì 9 marzo presso l’Hotel Portici di Bologna, dalle ore 18.00, verrà presentato il libro di Pietro Buscaroli Dalla Parte dei Vinti. Memorie e verità del mio Novecento: interverranno, oltre all’autore, l’avvocato Alessandro Pellegrini (quell’azzeccagarbugli secondo cui Federico Aldrovandi sarebbe morto per «un mix micidiale di droga e alcol», e lo stragista nero Ciavardini sarebbe invece «innocente») e lo scrittore Davide Rondoni (pseudointellettuale ciellino e burocrate della Compagnia delle Opere).

Questo Buscaroli, come anche l’ex-torturatore Tossani autore nel 2008 di uno spregevole «Inno alla razza», è uno di quei miserabili ultraottantenni che del Fascismo e di Salò si rivendicano tutto e non riconoscono niente. Nel 1994, intervistato dal «Corriere della Sera», Buscaroli affermò che la destra avrebbe dovuto chiamare gli omosessuali «correttamente froci o checche» e che «andrebbero tutti spediti in campo di concentramento». Nel 2005, in una trasmissione televisiva nel sessantennale del 25 aprile, dichiarava impavido: «Non mi considero un “reduce”, un “orfano di Salò”, sono un superstite della Repubblica Sociale Italiana in territorio nemico».

L’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana sotto la diretta tutela della Germania nazista fu fra l’altro l’inizio del rastrellamento metodico degli ebrei italiani, cui contribuirono attivamente i «ragazzi di Salò»: di tutti gli ebrei italiani deportati, il 35% venne catturato da funzionari o militari italiani della R.S.I. (L. Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia 1943-1945, Milano, Mursia, 1991). Ecco l’onore infame della R.S.I. e di chi ne onora oggi la memoria: razzismo, violenze, eccidi, subalternità idiota a una gerarchia.

Ovviamente invitiamo tutt* a mandare mail di protesta all’Hotel Portici (qui il format di contatto>) o messaggi di dissenso presso la sua sede in via Indipendenza 69, 40121 Bologna, tel. 051 42185: ospitando l’iniziativa clericofascista e revisionista l’Hotel Portici offende infatti questa città e la sua storia.

Ma ci preme un’altra riflessione. Non vi è dubbio che i casi eccentrici o inconsueti illustrino meglio lo spazio storico del nostro presente, perché mostrano le possibili scelte e compatibilità ideologiche al suo interno e quindi la sua effettiva consistenza. Questi vegliardi fascistissimi, che non hanno nemmeno il pudore di tacere, dimostrano che questo paese − a differenza ad esempio della Germania − non ha mai fatto seriamente i conti con gli orrori del proprio passato fascista, con i massacri coloniali in Africa, Grecia, Albania e Jugoslavia, con le leggi razziali, con lo squallido nazionalismo italico del Novecento che ha tradito persino gli ideali borghesi del Risorgimento (vedi qui un’ode antirazzista di Goffredo Mameli). L’Italia è un paese da operetta, un paese omicida e commediante, un paese «gelatinoso», in cui due stragisti intrallazzoni come Mambro e Fioravanti possono passare allegramente per «perseguitati» e i torturatori di Bolzaneto, i Tossani di oggi, ancora una volta sono premiati da uno Stato ambiguo, o complice, o anzi mandante di una violenza infame che, a parole, finge di condannare.

(da Staffetta)

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