Nasce “Harragas”


Un laboratorio politico e teorico sulle migrazioni, tra Bartleby e l’università. Leggi la presentazione.

19 aprile 2010 - 11:29

harragasNasce Harragas, saperi migranti – Harragas è una parola di confine. Sul confine nasce e dal confine prende carne, corpo, vita. Harragas in arabo è letteralmente “colui che brucia”. Quando sono cominciati i movimenti migratori fra il Nord-Africa e la Spagna, harragas sono diventati tutti coloro che bruciavano illegalmente le frontiere e che, successivamente, bruciavano i propri documenti di identità pur di non farsi riconoscere, respingere indietro o recludere in un centro di internamento per stranieri. Uomini e donne, pronti a distruggere tracce di sé e del proprio viaggio, perché nessuna polizia potesse arrestare una libera scelta, quella di migrare.
Volti, biografie, il cui progetto migratorio si muove dentro una tensione costante: da un lato, la tenacia e la determinazione soggettiva di uomini e donne che incarnano un diritto e la legittimità di agirlo anche fuori dalla legalità, dall’altro l’uso strumentale che di questa categoria fanno gli stati nazionali e gli attori istituzionali di un’ Unione Europea che riconosce il diritto alla mobilità ad alcuni e lo rende fortemente vincolato al lavoro o lo nega del tutto ad altri.

Harragas è il nome di un laboratorio politico e teorico sulle migrazioni. Che parte da un assunto: i saperi non sono neutrali ma costituiscono piuttosto una campo di battaglia tra interessi contrapposti, tra il desiderio di autonomia e le forme del controllo. I saperi, la loro organizzazione in discipline accademiche dai confini rigidi e le loro forme di produzione fanno il paio con il controllo della mobilità dei migranti e con la moltiplicazione dei confini fisici e sociali che disegnano le geografie dell’esclusione.
Pensare alle migrazioni e ai confini fuori dalle logiche dei decreti-flussi significa liberare la figura del migrante da quella di mera forza-lavoro ricattabile. Allo stesso modo guardare alle migrazioni e ai confini fuori dagli steccati classici delle discipline, significa produrre collettivamente e condividere saperi critici e transdisciplinari.
Che siano i confini posti a difesa dei territori, che siano i confini di status che precarizzano la vita, che siano i confini delle discipline accademiche che neutralizzano la potenza dei saperi, noi, di coloro che senza permesso passano i confini e li forzano, non possiamo che sentirci complici.

Harragas è un luogo di incontro, un cantiere di discussione collettiva, di iniziativa politica dentro e fuori l’università, sulle migrazioni. Uno strumento per affermare, oggi più che mai, l’urgenza di pensare e praticare la contaminazione e l’ibridazione tanto dei saperi quanto delle culture.
Attraverso una rassegna fatta di proiezioni, dibattiti e presentazioni di tesi, Harragas  inaugura un percorso, per guardare oltre la miseria di un presente fatto di spregevole leghismo e intollerabile razzismo, per valorizzare il lavoro di molti, studenti, ricercatori, scrittori, artisti che immaginano e producono saperi dalla parte di chi i confini li brucia.

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