Modena / Cie, la storia di Andrea e Senad


Liberi dopo oltre un mese di detenzione i due ragazzi nati in Italia da genitori bosniaci. La sentenza del giudice annulla il decreto del prefetto. “Un precedente importante in materia di immigrazione”.

23 marzo 2012 - 19:35

“Chi nasce in Italia, anche se da genitori stranieri, non può essere trattenuto nei Centri di identificazione ed espulsione così come chi è senza patria”. Così recita la storica sentenza del giudice di pace di Modena che ha permesso la liberazione di Andrea e Senad, 23 e 24 anni, nati a Sassuolo da genitori di origine bosniaca e rinchiusi nel Cie lo scorso 10 febbraio. I due fratelli avevano perso il permesso di soggiorno nel 2007 quando i genitori si erano improvvisamente ritrovati senza lavoro, venditori ambulanti, rendendoli così apolidi. In possesso di documenti di identità, ma privi di passaporto e disoccupati, non potrebbero nemmeno essere rimandati in Bosnia perchè non registrati nell’ambasciata di origine dei genitori. La soluzione della prefettura? Detenzione nel Cie di Modena a tempo indeterminato.

Oggi Andrea e Senad sono liberi grazie a una sentenza che l’avvocato dei due definisce “un precedente importante nel diritto italiano in materia d’immigrazione, poichè stabilisce che la Bossi-Fini non debba essere applicata a coloro che sono nati in Italia o presunti apolidi”. La speranza è quella che tutti i casi simili ancora insoluti possano vedere spiragli di luce a partire dal riconoscimento contenuto in questa sentenza, come sottolinea Cecile Kyenge Kashetu, portavoce della Rete Primo Marzo. C’è chi, come il comitato modenese “L’Italia sono anch’io” si augura che il Parlamento tenga conto di questa sentenza e calendarizzi in tempi rapidi la proposta di riforma della legge sulla cittadinanza. Di fatto essa rappresenta un importante riconoscimento nei confronti delle cosiddette “seconde generazioni” di migranti, che continuano a subire gli effetti della Bossi-Fini.

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