Modena / «Fuori i Cie dal mondo»: cinquecento in corteo


Alla manifestazione di ieri moltissimi interventi dal sound system. Attacchinaggi, scritte, telecamere danneggiate. Pubblichiamo il report che abbiamo ricevuto da una nostra collaboratrice.

20 giugno 2010 - 21:08

Ieri Modena ha visto centinaia di persone in strada per urlare la propria contrarietà ai Cie., centri di identificazione ed espulsione.
Circa 500 persone da diverse città italiane si sono date appuntamento alle 15.30 per un corteo partito da Via Fanti per dirigersi verso il centro cittadino, arrivando sotto il Cie e il carcere dopo un percorso di circa 4 km.
Partiti alle 17, lo striscione di apertura recitava “Fuori i Cie dal mondo – Basta deportazioni” e dal sound system uscivano le prime canzoni. Dispiegamento ingente di forze dell’ordine davanti la testa e a chiusura del corteo, un elicottero monitora dall’alto.
Prima sosta al complesso Errenord di Via Attiraglio, dove gli interventi hanno colpito la ghettizzazione e la criminalizzazione della zona, trovando nel Consiglio Comunale il responsabile delle politiche che hanno portato a fare degli abitanti a forte presenza migrante un capro espiatorio per quello che viene considerato “degrado”.
Continuano gli interventi per ribadire che in queste strutture vengono recluse persone dalle più diverse esperienze di vita ma accomunati tutti, secondo le leggi italiane, dalla loro illegalità.
Una sosta di circa mezz’ora in Piazza Bruni permette a chi si ferma di ascoltare attacchi verbali alla propaganda razzista e all’onda securitaria che fa dell’immigrato uno schiavo da sfruttare quando serve alla macchina produttiva e da rimpatriare quando la sua presenza non è più necessaria.
Si rimarca anche quella che chi manifesta ritiene essere “l’indifferenza di chi non sa o non vuole sapere cosa accade nella città in cui abita, rendendosi complice di un sistema che fa dell’isolamento e della segregazione dei reclusi un efficiente strumento per farsi forza”.
Un messaggio è indirizzato alla Croce Rossa Italiana la cui sede su Corso Vittorio Emanuele II non è stata raggiunta, come doveva essere in un primo momento, per prescrizione della Questura che pochi giorni prima del corteo ha comunicato una deviazione nel percorso originale.
La Croce Rossa in diversi Cie d’Italia, come la Confraternita della Misericordia in quello di Modena, sono le aziende che hanno l’appalto della gestione di queste strutture. Presidente di quest’ultima è Daniele Giovanardi, contro cui si sono sollevati cori di disprezzo.
Altri interventi sono più specifici: si ricorda la vicenda di Joy, una ragazza nigeriana vittima di tratta che nell’agosto dello scorso anno ha subito un tentato stupro da parte di Vittorio Addesso, ispettore-capo del Cie di Milano nel quale era rinchiusa. Viene letta una lettera che un gruppo di reclusi nel Cie di Roma ha scritto e indirizzato a tutti coloro che ricevono notizie solo da giornali e televisioni e non conoscono affatto le reali situazioni che i reclusi, chiamati sarcasticamente ospiti, devono sopportare: condizioni igieniche pessime, mancate cure mediche, cibi serviti scaduti e psicofarmaci somministrati, sottomissione, soprusi e maltrattamenti.
Viene fatta una telefonata in diretta proprio con un recluso del Cie di Roma, che ha raccontato appunto come si (soprav)vive a Ponte Galeria.
Un intervento colpisce l’Accademia Militare che tra i suoi allievi vede anche Gheddafi, dittatore libico co-responsabile, con il governo Berlusconi, degli accordi tra i due paesi per il pattugliamento congiunto delle frontiere terrestri e marittime libiche e che fa del suo paese luogo di detenzione per i migranti che vengono arrestati sulla rotta per l’Italia.
Continuando a camminare lungo Viale Caduti in guerra, iniziano le affissioni a colla, numerose e diverse; alcuni colpiscono Daniele Giovanardi, la Misericordia e la Croce Rossa, a smascherare la finta aurea caritatevole dietro cui si celano, altri Vittorio Addesso, per denunciare la violenza della polizia e l’impunità di cui gode. Alcuni scrivono con spray sui muri, mentre in molti distribuiscono volantini in diverse lingue.
Arrivati in Via Emilia centro, il corteo prosegue fra la gente intenta nel far shopping e si snoda lungo il viale continuando a ribadire dal microfono il torbido meccanismo di sfruttamento e di disciplinamento del mercato del lavoro in cui queste strutture hanno un ruolo principale. Continuano sia gli interventi sulla Frontex (agenzia europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne istituita nel 2004, che ha la funzione, tra le altre, di fornire sostegno ai paesi membri nelle operazioni di rimpatrio congiunte) sia cori e slogan contro fascisti, deportazioni e reclusioni. Vengono imbrattati i negozi delle catene Benetton e Max Mara, qualche fumogeno viene acceso.
Obiettivo dei manifestanti sono anche le telecamere di sorveglianza, alcune delle quali vengono coperte di vernice o a cui si tagliano i cavi. Poliziotti, carabinieri, militari, guardia di finanza in assetto antisommossa vengono schierati in forze davanti a banche e a bloccare le strade d’accesso perpendicolari al Corso. Nota importante la partecipazione di molti passanti alle file del corteo, tra i quali diversi migranti che si sono uniti proseguendo per un tratto insieme ai manifestanti.
Superato Largo di Porta Sant’Agostino si è passati davanti la sede della LegaCoop, responsabile anch’essa della gestione dei Cie, che è stata imbrattata con uova e vernice.
Inizia a piovere quando si prende Viale Cialdini e si arriva, intorno alle 21, su Viale Lamarmora, dove si trovano il Cie e il carcere; lì davanti i partecipanti al corteo iniziano con battiture, qualche petardo e cori per salutare i reclusi e le recluse, mentre si preparano i fuochi d’artificio che brillano al grido di “Libertà”.

g.c.

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