Minaccia di sgombero per Sirena Project


La cantante Antonietta Laterza ha denunciato la notifica di sfratto che il Comune ha dato all’associazione. I ragazzi portatori di handicap del Pilastro non avranno più un luogo dove svolgere attività culturali.

21 gennaio 2011 - 14:46

La conferenza stampa si doveva tenere davanti all’entrata di Palazzo d’Accursio, come forma di protesta contro il Comune che aveva deciso lo sfratto di Sirena Project.
Poi la neve, l’ha fatta traslocare in Sala Borsa, anche questo un luogo che è passato attraverso i tagli alla cultura del Commisario straordinario.
Antonietta Laterza di SIRENA PROJECT “Arte e Diversità” e Malick Kaire Gueye dell’Associazione A.C.A.B.A.S. Onlus (Amici del Cuore per dare Aiuto ai Bambini Africani nella Scuola) sono imbufaliti, parlano di razzismo istituzionale, di intolleranza e di discriminazione.

La storia è questa: Sirena Project ha utilizzato, dal 1996, dei locali, in via Casini n. 3, nella zona Pilastro, dati in convenzione col Quartiere S. Donato.
Al piano terra della Casa Gialla (questo il nome della struttura), l’associazione culturale ha svolto, per tutti questi anni, le proprie attività rivolte ai ragazzi portatori di handicap, ai bambini figli di migranti. Si tratta di laboratori di musica, di percussioni e di teatro.

“Vogliono cancellare l’esperienza di Sirena Project”, ha detto Antonietta Laterza, durante la conferenza stampa, “Noi denunciamo la gravissima manovra di esclusione nei nostri confronti attraverso l’ingiunzione di sgombero che ci è stata comunicata nei giorni scorsi. Il 14 gennaio 2011 ci è arrivata la notifica del Quartiere San Donato per essere presenti allo sgombero che avrebbe dovuto tenersi lunedì 17 gennaio. Il provvedimento non è stato eseguito per lo sciopero dei dipendenti comunali, ma la spada di damocle ci rimane sul capo”.
“Anni di attività nei confronti dei disabili, dei migranti, delle famiglie e dei giovani del Pilastro vengono cancellati indegnamente da una decisione ipocritamente burocratica”, ha proseguito la Laterza, “Non hanno voluto affrontare la responsabilità di gravissime inadempienze per la ristrutturazione dell’immobile e per la manutenzione dei locali che, invece, abbiamo assunto a nostro carico”.

Malick Kaire Gueye si è poi chiesto: “Se la motivazione del nostro sfratto deriva da una presunta inagibilità della Casa Gialla. Allora perché altre associazioni (come la seziene di quartiere del PD e il sindacato inquilini SUNIA) possono continuare a svolgere in via Casini le loro attività?”.
Il percussionista senegalese si è poi posto, retoricamente, altre domande: “Perché pur invitandoci a partecipare ai bandi per l’assegnazione di locali nel gennaio 2010 non ci è stata assegnata una sede alternativa pur avendo i requisiti?”.

La risposta, in qualche modo, l’ha data la Laterza: “Il risultato è che noi siamo in mezzo alla strada, colpevoli di avere svolto attività di integrazione e sostegno ai ragazzi disabili e alle loro famiglie. Questa situazione è vergognosa. Da parte nostra andremo fino in fondo non escludendo nessun tipo di lotta, anche lo sciopero della fame. Non subiremo passivamente queste manovre politiche e strumentali a danno dei più deboli”.

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