Milano / «Nodi metropolitani»


Pubblichiamo un altro report dai workshop degli Stati Generali della Precarietà

24 gennaio 2011 - 12:17

> da precaria.org

Hanno partecipato al workshop: Comitato No Expo (Mi), Sos Fornace Rho, Abitare nella crisi (Rm), Next Emerson (Fi), Generazione precaria (Rm), Laboratorio in casa (Mi), Blocchi Precari Metropolitani (Rm); Cascina Aut. Torchiera (Mi), C.S. Cantiere (Mi), Abitanti San Siro (Mi), No tangenziale magentino, C.S. Micene (Mi), No f35 (No), Baluardo (Mi), studenti Torino, No Inceneritore Paderno (Mi), C.S. Eterotopia S. Giuliano M.se

Nessuna pianificazione a partire dai bisogni sociali; democrazia, partecipazione e diritti dell’abitare negati; speculazione immobiliare e privatizzazione di suoli, servizi, beni comuni. Questi i tratti distintivi che caratterizzano la precarizzazione della metropoli e dei territori e che la crisi sta accentuando.
Ricostruire un punto di vista precario, condiviso, e individuare pratiche, strumenti, obiettivi per le lotte metropolitane e territoriali, questi i temi su cui si è sviluppata la discussione, ampia e partecipata, che ha caratterizzato il workshop.

Innanzi tutto come cambia il modo di gestire città e territori: grandi eventi e grandi opere (Expo, Olimpiadi, TAV, Forum, e simili) e le emergenze (l’Aquila, Napoli) sono motori e strumenti del nuovo paradigma di progettazione e intervento; i meccanismi della speculazione finanziaria e le rendite immobiliari determinano le priorità e dettano le norme alla politica e a Enti Locali, con le casse vuote. In questo contesto gli strumenti normativi (Legge Obiettivo, Legge 12 Regionale Lombardia e simili, Legge 133) e urbanistici (PGT, Piani Strutturali) tagliano, deregolamentano e tolgono vincoli; di fatto sono funzionali agli interessi della rendita e non a diritti e bisogni o alla difesa di suolo e altri beni comuni. I meccanismi di partecipazione sono fasulli e il prevalere di logiche privatistiche e del principio di sussidiarietà porta alla privatizzazione e precarizzazione di servizi, mobilità, alla fine del concetto di città spazio pubblico, al territorio come merce o discarica, alla negazione della casa come diritto, alle politiche securitarie e alla militarizzazione dei territori.

Proprio casa e mobilità costituiscono importanti elementi di differenziazione sociale, perché determinano la possibilità di accedere a servizi, di soddisfare bisogni, condizionano i tempi di vita, sono (al pari dei servizi pubblici e dei beni comuni) elementi di reddito. Casa e mobilità e le politiche ad esse connesse, creano precarietà: al posto dell’edilizia pubblica il clientelismo e l’elemosina dell’housing sociale, la vendita del patrimonio edilizio pubblico e degli enti aumenta la speculazione immobiliare e gli affitti, la vendita delle aree demaniali (caserme, scali ferroviari) innesta processi di ristrutturazione urbana e gentrificazione, i tagli e gli investimenti solo su grandi infrastrutture autostradali e TAV distruggono il trasporto pubblico locale a scapito dei pendolari e della mobilità lenta, la mobilità sostenibile resta una chimera.

L’esame specifico dei casi di Milano, Roma e Firenze ha fatto da riferimento al tentativo di individuare tratti e azioni comuni. In particolare il caso milanese di Expo è stato preso a esempio di uso combinato di immaginario, emergenza, soldi pubblici, territorio, diritti; evento funzionale ai processi descritti che precarizza l’esistenza delle popolazioni che lo subiranno.

Costruire il punto di vista precario però non basta se a queste derive non si prova a fare argine. Questo il senso degli interventi rispetto alla domanda: si ma cosa facciamo e come? Come tenere insieme reti e legami sociali nei territori? Come mettere in campo rapporti di forza? Come portare l’attacco al modello di città partendo dalle periferie?

Fermo restando la bontà delle pratiche e delle lotte che nei diversi ambiti sono in atto (occupazioni, mappatura case sfitte, vertenze con gli enti, difesa dagli sgomberi) e che contribuiscono a riappropriarsi della città, c’è però l’esigenza di un passo in avanti, che permetta sia di dare più forza alle lotte metropolitane e che individui obiettivi condivisi di azione nelle città e nei territori.

Ricomporre conoscenze, saperi, percorsi, innanzi tutto, con l’utilizzo del web (gli strumenti ci sono già non ne servono altri), con lo strumento della mappatura (www.lamappa.org) e con ogni altro mezzo che permette di fare uscire soggetti, comitati, precari dall’isolamento e metterli in connessione. Importante è trovare i linguaggi e i contenuti con cui si comunica per riuscire a ricostruire piattaforme rivendicative a partire da elementi comuni.

Sul lato pratico si è individuata nella vendita del patrimonio pubblico un argomento trasversale alle aree metropolitane e ai conflitti in corso e su cui costruiremo una campagna nazionale così come ci muoveremo in sintonia rispetto alle speculazioni sulle caserme e sugli scali ferroviari (appuntamento a meta marzo a Firenze per organizzarla concretamente). Si ritiene inderogabile una proposta di legge popolare per i diritti di suolo e una campagna nazionale contro la legge obiettivo.

Abbiamo anche condiviso la battaglia contro Expo 2015 e il Pgt di Milano (ci sarà una mobilitazione nelle prossime settimane) e per giugno la realizzazione del 2° festival No Expo nella forma del Climate Camp, con iniziative e azioni nel solco dei temi toccati dal workshop.

Infine abbiamo condiviso la necessità di lanciare forti mobilitazioni legate ai temi della mobilità, dei tempi di vita, ma l’ora tarda ha impedito di approfondire concretamente proposte e fattibilità.

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