Migranti, “Una parte che dice tutto: verso il 16 ottobre e oltre”


“Continuiamo a credere che la parte dei migranti ci parli di tutto, e che stare dalla parte dei migranti oggi più che mai serva a rilanciare le lotte del lavoro”.

09 ottobre 2010 - 13:12

UNA PARTE CHE DICE TUTTO: I MIGRANTI VERSO IL 16 OTTOBRE E OLTRE

Il 16 ottobre migliaia di migranti attraverseranno le strade di Roma accanto agli altri metalmeccanici. Manifesteranno come operai e operaie per difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, mai come ora sotto l’attacco padronale che della crisi si serve per togliere ogni vincolo al proprio potere.

È un attacco che da tempo i lavoratori e le lavoratrici migranti vivono sulla propria pelle: il legame fra contratto di soggiorno e lavoro li ha costretti al ricatto, il razzismo istituzionale, il pacchetto sicurezza e la minaccia costante di clandestinità li hanno resi pienamente disponibili alle esigenze dei padroni, nonostante e al di là del sistema di tutele garantito dal contratto nazionale. Sulla loro pelle hanno fatto e fanno esperienza di un arbitrio che oggi minaccia di estendersi al lavoro nel suo complesso.

I lavoratori e le lavoratrici migranti sono perciò una parte che, se non dice tutto, dice comunque molto, anzi moltissimo. Hanno raccontato in anticipo una storia che è divenuta presente anche per gli operai e le operaie italiane che il 16 ottobre faranno sentire la propria voce a Roma. Hanno mostrato da tempo che lavoro migrante è sinonimo di una precarizzazione che non riguarda più solo il colore della pelle, che non dipende solo dal contratto di lavoro, che non è confinabile a questa o quella categoria, oppure alle nuove generazioni. Il lavoro migrante ha dimostrato che la precarizzazione fa cadere ogni barriera tra lavoro garantito e non. Non è un ritorno al passato: è un nuovo terreno che pone una sfida a tutti.

I migranti e le migranti hanno raccontato e continuano a raccontare anche una storia di lotta che non si è lasciata fermare dai colpi duri del governo e della crisi. Pochi giorni fa, in migliaia hanno attraversato le strade di Brescia rivendicando la regolarizzazione, dopo l’ennesima truffa di una sanatoria che ha dimostrato che il lavoro si vuole clandestino: non solo privo di documenti, non solo privo di contratto, ma silenzioso e disponibile. Pochi mesi fa, il 1° marzo, a Bologna, Brescia, Reggio Emilia, Parma, Suzzara, Torino e non solo, centinaia di operai italiani hanno incrociato le braccia, scioperando assieme ai migranti per dire chiaramente che il razzismo istituzionale riguarda tutto il lavoro, che tutto il lavoro può unirsi attorno a una parte. È stata una scommessa politica che ha dato un segnale forte, che crediamo debba essere udito anche il 16 ottobre a Roma, anche oltre il 16 ottobre.

Sosteniamo la manifestazione nazionale indetta dalla FIOM, perché sappiamo che anche lì si gioca una partita importante per tutto il lavoro. Guardiamo in avanti ai prossimi mesi di mobilitazioni dei e delle migranti, dentro e fuori i posti di lavoro, a partire dalla manifestazione regionale di novembre che si sta preparando in Emilia Romagna, perché continuiamo a credere che la parte dei migranti ci parli di tutto, e che stare dalla parte dei migranti oggi più che mai serva a rilanciare le lotte del lavoro. La posta in gioco è alta: si tratta di capire se questa riconosciuta centralità del lavoro nelle lotte per i diritti dentro la crisi si porterà dietro l’ipoteca del razzismo istituzionale, o se invece si aprirà una nuova fase, nella quale la libertà di restare e non essere ricattati con un permesso di soggiorno diventerà una rivendicazione fondamentale per tutto il lavoro.

Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia

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