Migranti, dieci domande alla Questura e alla Prefettura


Oggi conferenza stampa del Coordinamento migranti “per denunciare la gravissima situazione che i migranti vivono a causa della gestione dei permessi di soggiorno”.

19 maggio 2011 - 14:33

Oggi il Coordinamento Migranti Bologna e Provincia ha tenuto una conferenza stampa di fronte alla Prefettura di Bologna, per denunciare la gravissima situazione che i migranti vivono a causa della gestione dei permessi di soggiorno da parte della Questura e della Prefettura. Molti uomini e donne hanno raccontato le loro esperienze di fronte alle telecamere e ai microfoni. Per leggere le le dieci domande che abbiamo consegnato ai mezzi di informazione e sulle quali pretendiamo risposte:

1- Quanti sono i permessi di soggiorno attualmente fermi in Questura?

2- Quanti di questi sono permessi per ricongiungimento familiare?

3- E quanti sono i permessi per studio in attesa di rinnovo?

4- Quanti sono i permessi della sanatoria 2009 ancora non consegnati?

5- Perché il permesso non parte dalla data di stampa o di consegna, ma dalla richiesta di rinnovo? Perché vengono consegnati permessi con validità di uno o due mesi alla data di consegna?

6- Se mancano documenti, perché passano mesi e mesi prima che la Questura informa i migranti? Perché i documenti non vengono controllati quando si prendono le impronte digitali?

7- Perché, dopo un’attesa di mesi, quando vengono esaminati i documenti, la Questura chiede che vengano aggiornati all’anno corrente anche se erano giusti al tempo della domanda di rinnovo?

8- Quanto tempo impiega la Questura per compiere gli accertamenti?

9- Se un migrante chiede informazioni, perché i funzionari rispondono di scrivere un’e-mail, ma nessuno risponde?

10- Perché è stato chiuso l’Ufficio informazioni?

Conosciamo il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini e il ricatto del contratto di soggiorno per lavoro. Sappiamo che, dopo aver trascorso tanti anni in questo paese, se perdiamo il lavoro perdiamo il permesso di restare, possiamo essere rinchiusi nei centri di detenzione ed essere espulsi, senza neanche poter ritirare i contributi versati. Sappiamo che la Questura non può cambiare la legge. Ma la legge stabilisce un tempo massimo di rinnovo di tre mesi. Sappiamo allora che questa gestione delle pratiche di rinnovo è responsabilità della Questura. Come è possibile che i permessi umanitari possono essere usati come scusa per i lunghi tempi di rinnovo dei permessi di lavoro? Se è stato possibile consegnare in poche settimane i permessi umanitari, può essere fatto per tutti i permessi. Forse la Questura non sa che è difficile trovare lavoro con in tasca il cedolino delle poste, richiedere un prestito o prendere regolarmente in affitto una casa. Forse non sa che con il cedolino gli studenti migranti non possono registrare gli esami che vengono richiesti per poter rinnovare il permesso. Forse non sa neanche che il suo personale è spesso arrogante e minaccioso. Noi sappiamo che vogliamo risposte!

Coordinamento migranti di Bologna e provincia

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