Marzabotto: la centrale al posto della cartiera


Le contestazioni mosse alla Multinazionale Dufenergy dal Comitato No-Turbogas costituito dai cittadini residenti nella frazione Lama di Reno.

21 dicembre 2009 - 15:48

A Lama di Reno la multinazionale (lussemburghese?) Dufenergy vuole impiantare una centrale a Turbogas nell’area industriale occupata fino al 2006 da una cartiera, chiusa dopo anni e anni di agonia industriale; un iniziale appoggio a questo progetto è costato al PD(S) la perdita della maggioranza e quindi della giunta del Comune di Marzabotto (di cui Lama di Reno è importante frazione); smacco che, per l’importanza storica e simbolica del paese e per la sua notevole rete di rapporti internazionali, è stato ed è particolarmente duro da digerire. La nuova giunta ha espresso anche con atti formali la sua contrarietà alla Turbogas a Lama – eppure sembra che il progetto ormai possa andare avanti, una volta superata la valutazione di impatto ambientale. Non farò la storia di questa VIA, tirata per le lunghe in modo inconsueto; mi limiterò a dire che l’azienda ha presentato di recente (settembre 2009) delle nuove “integrazioni volontarie” con cui risponde alle contestazioni mossale – le più significative delle quali sono quelle dei cittadini residenti nella frazione, costituitisi in Comitato No-Turbogas. Su sollecitazione di alcuni di loro mi sono occupato di rispondere all’allegato 5 delle integrazioni volontarie di Dufenergy che sostiene sulla base di dati più o meno corretti formalmente, ma assolutamente non pertinenti, che non vi sarà alcuna svalutazione immobiliare a seguito dell’inizio attività della Turbogas.
Ognuno di noi è immerso in una situazione paradossale, impossibilitato alla coerenza nei comportamenti e perfino a quella più astrattamente intellettuale. Sono anni che scrivo per denunciare il danno ambientale irrecuperabile dello sprawl, derivato da politiche che hanno assecondato il crescere della bolla immobiliare e sostenuto da un mercato del credito che ha avuto fasi di espansione rapaci. L’alto prezzo delle case è stato un elemento di feedback implementante lo stesso fenomeno da cui discendeva: più gli investitori si spostavano sul mattone più crescevano i prezzi delle case e più nuovi investitori venivano attratti dal settore edilizio – tra tutti il più vorace, il più sterile e il più pericoloso e illegale per la manodopera, il più allettante per gli amministratori e il più indispensabile, salvo l’alimentare, per le persone – e quindi tra tutte le realtà economiche quella che più andava socialmente orientata.

Mentre questo accade osserviamo come – sul finire dell’illusoria festa – mattone e industria si sottraggano valore vicendevolmente, e il solo volano che riescano a mettere in moto è quello della distruzione di ricchezza (e ambientale). A Sasso Marconi (che confina con la Lama) un’importante azienda in crisi (Arcotronics) viene salvata concedendo l’edificabilità residenziale (villette) sull’area industriale – in cambio di questo Arcotronics si trasferirà a pochi chilometri recuperando un’altra area produttiva dismessa e promettendo di mantenere i livelli occupazionali, pur pendolarizzando i lavoratori di un altro stabilimento in valle (Vergato, che viene chiuso). Di fatto nel 2008 l’azienda ha denunciato una riduzione degli ordini del 40% e più di 400 lavoratori sono in cassa integrazione quest’anno, quindi gli esiti dello scambio sono probabilmente ancora aperti. E’ ancora nel 2008 che viene firmato il protocollo d’intesa tra Comune, Regione, Provincia e Dufenergy che mette i residenti di Lama di Reno davanti alla tavola già apparecchiata: il menù prevede una bella esternalità negativa a danno dell’aria che respirano e una secca perdita di valore delle loro case. Ed è nel 2009 che salta di nuovo fuori il progetto del 2006 di (termo)valorizzare l’altra cartiera marzabottese (in crisi, in cassa integrazione etc.), la Reno de Medici in pieno centro paese, con uninceneritore degli scarti del suo pulper. Così Marzabotto-capoluogo, già arrivato in ritardo rispetto agli altri paesi della valle nella crescita edilizia, si scontra con un grosso limite: chi vi comprerà casa (a prezzi tuttora gonfiati) dovendo poi mandare i figli a scuola a cento metri dal camino di un impianto notoriamente nocivo?
Sul territorio si sta stretti, e questa densità sgomitante genera il consumo del valore immobiliare da parte del valore termoelettrico della Turbogas. E appresso: l’acqua di cui la centrale ha sete è la stessa che per mezzo di un tubino dovrebbe andare a sostituire quella del torrente Setta nel potabilizzatore di Sasso in caso di incidente automobilistico con sversamento di sostanze tossiche sulla nuova, magnificamente progressiva e bipartigiana Variante di Valico, ed è la stessa acqua che la ricaduta di particelle nocive condirà e che verrà sottratta parzialmente e temporaneamente al suo fluire per consentire il raffreddamento della Turbogas; sempre la stessa che quattro chilometri più a monte qualcuno voleva stoccare in un enorme invaso, dando un interpretazione ad usum dei cavatori delle indicazioni legislative sul deflusso minimo vitale del fiume. Non c’è da concludere, dunque, che tutto il valorizzabile sia già valorizzato – e che quindi la sola possibilità di fare profitto sia nel prelevare valore dalla ricchezza detenuta da soggetti meno protetti? Non diverso ciò che sta accadendo nel commercio al dettaglio, ma mi fermo qui.

Wolf Bukowski

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