Marco Travaglio, la reazione in cattedra


Abbagli e fascinazioni a sinistra. Ripubblichiamo dal blog Staffetta

09 marzo 2010 - 11:25

Che Marco Travaglio sia di destra è cosa nota. Quanto lo sia fa accapponare la pelle. Anzi a far accapponare la pelle son tutti quei “compagni” o quelle famose “persone di sinistra” che tengono Il Fatto in tasca convinti di avere comprato – loro sì- un giornale finalmente “radicale”, che dice le cose come stanno.

Chi è Marco Travaglio ce lo dice lui stesso nel suo La mia destra da Cavour a Montanelli, Destre e/o libertà, supplemento a Micromega 3- 2010.
Cresciuto in una famiglia borghese e cattolica, contesta la Dc perché troppo filoaraba. Fin da piccolo si appassiona alla storia, il suo idolo – testuali parole – è Camillo Cavour, che sta nel suo pantheon personale vicino a Alessandro Manzoni, Antonio Rosmini (praticamente un incubo).
Detesta il libro Cuore e i piagnistei di De Amicis, nel 1977 mentre i suoi coetanei avevano qualcosina di meglio da fare, comincia a leggere avidamente Il Giornale di Montanelli; era – dice – anticomunista viscerale, gli piaceva Ronald Reagan. Letto Cavour, è ormai un ammiratore della Destra storica (Sella, Lanza, Ricasoli, Sonnino, Giolitti) e della storia del fascismo, ovviamente nella versione di Renzo De Felice. Bontà sua nella propria “crescita” culturale ci mette dentro un po’ di liberali: Locke, Montesquieu, Tocqueville, e poi certamente Adam Smith, Popper e così via.
Era – dice – un ragazzo molto individualista che detestava le tessere e gli intruppamenti. Frequenta però assiduamente la Chiesa e va a votare prima i repubblicani di Spadolini e La Malfa, poi i liberali, poi la Dc.
Iscritto all’università a Torino rivendica orgoglioso di non avere mai fatto un’assemblea o una manifestazione. Dieci anni dopo lavora nel Giornale di Montanelli, suo sogno di quando era bambino (!), durante tangentopoli si rende conto d’un tratto che i suoi amici anticomunisti son tutti tangentari, poi nel 1994 segue come un’ombra l’Indro a La Voce che chiude l’anno dopo. Scrive quindi per l’Indipendente e il  Borghese, qualche articolo per il Giorno e il Messaggero e viene poi ospitato da
Cuore di Sabelli Fioretti. Da lì gli si apre un’autostrada dentro “la sinistra” attraverso Repubblica, L’Espresso, Micromega, L’Unità, fino ad Anno Zero. Sono gli stessi elettori di sinistra ad adottarlo e a seguirlo ne Il Fatto quotidiano, luogo di incontro in cui trovano spazio in tanti, anche “l’anarco-conservatore” Massimo Fini (come lo chiama affettuosamente Travaglio)
Ma, si sa, il suo mito, il vero e proprio idolo rimane Montanelli e alcune sue prese di posizione, quella contro Norberto Bobbio ad esempio quando questi scrisse una cosa lapallissiana, ovvero che la destra italiana era storicamente legata in maniera indissolubile al ‘concetto di privilegio: di nascita e di censo’.
Così abbiamo “gente di sinistra” che continua a idolatrare Travaglio, mentre lui enuncia la sua visione del mondo: di destra, una destra fatta di valori quali il senso dello Stato, il rigore economico e morale, la meritocrazia, il senso del dovere e della misura, la serietà, il libero mercato, l’intransigenza, la legalità…
Leggete Il Fatto, compagni, avanti! C’è tanto posto.

(da Staffetta)

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