“Mandiamo in crisi l’obiezione!”


Oggi la corte costituzionale ha respinto una questione di legittimità sulla legge 194 sull’aborto. In mattinata, in attesa della pronuncia, volantinaggio di queer e femministe al S.Orsola: pubblichiamo il testo distribuito.

20 giugno 2012 - 18:39

La Corte costituzionale ha oggi dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza, sollevata dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto.

Il caso,  e la possibilità che la legge 194 fosse messa in discussione, aveva suscitato una trasversale ondata di sdegno. A Bologna stamattina alcuni collettivi queer e femministi, riuniti nella sigla “Assemblea 18 giugno”, hanno dato vita ad un volantinaggio al Pronto soccorso Ostetrico-Ginecologico dell’ospedale  Sant’Orsola

> Il testo del volantino:

# Save 194 – SALVIAMO LA 194

Viene di nuovo messa in discussione la legge 194, che dal 1978 regolamenta e tutela il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza, presso strutture pubbliche.

Mercoledì 20 giugno 2012, a 34 anni dall’approvazione della 194, la Corte Costituzionale è chiamata a esprimersi su supposti aspetti incostituzionali della 194 (sollevati in modo audace e pretestuoso da un giudice di Spoleto, in relazione al caso di una minorenne che voleva abortire, perché rimasta incinta in modo indesiderato).

Tante donne di associazioni, collettivi, reti territoriali, in questi giorni come noi si stanno mobilitando velocemente in tutta Italia contro una richiesta di pronunciamento gravissima.
Non difendiamo l’immobilità delle leggi in quanto tali, ma la nostra libertà di scelta in ambito riproduttivo e sessuale, e invitiamo ulteriori associazioni, gruppi e singole a partecipare a una riflessione sulla pericolosità politica, culturale, normativa e antropologica di qualsiasi discorso, norma, o prassi, che anteponga una fantomatica “soggettività” o “individualità” dell’embrione a quella delle donne.

Le motivazioni con cui viene presunta l’incostituzionalità dell’articolo 4 della 194, sono gravissime. Si vuole mettere in discussione l’articolo che stabilisce la facoltà per le donne di scegliere d’interrompere una gravidanza, per motivi attinenti ad esempio alle proprie “condizioni economiche, o sociali o familiari”, oltre che per ragioni di salute; e questo sulla base di un’interpretazione contorta e astrusa della definizione di “embrione umano”, estrapolata da una sentenza della Corte di giustizia europea in relazione ad altra materia (la “brevettabilità delle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali”). Vi siete perse? È esattamente quello che queste operazioni giuridiche finiscono per produrre: definizioni astratte di soggetti giuridici (l’ ”embrione”), giocati contro le vite materiali e concrete (delle donne, e non solo).

Lunedì 18 giugno, in un’assemblea di gruppi di donne e singol* ci siamo confrontate sullo stato della 194, la cui applicazione oggi è resa sempre più difficoltosa a causa del crescente numero di obiettori, della diminuzione di risorse economiche destinate ai servizi sanitari e di welfare, e dalla loro riorganizzazione. Tanto più in epoca di crisi economica ci preoccupano i crescenti attacchi all’autonomia delle donne, la criminalizzazione delle scelte abortive e letture culturali che alludono a forme di restaurazione di ruoli sociali e famiglie tradizionali.

La città di Bologna e la Regione Emilia Romagna, vengono ritenuti esempi positivi, rispetto ad altre regioni in cui l’obiezione raggiunge e supera il 75% del personale medico e paramedico. Ma molte donne arrivano da altre regioni per abortire; le liste d’attesa per i servizi ospedalieri e di consultorio si allungano, non solo in relazione all’ivg; i consultori pubblici soffrono, già da qualche anno.
Si, c’è da ragionare e mettere le mani nei servizi, ma per favorire e implementare una cultura della sessualità consapevole, sicura e consensuale, per garantire il benessere, la libertà di scelta, l’attuazione di forme di prevenzione di gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale.

Assemblea 18 giugno: Mandiamo in crisi l’obiezione!

E non finisce qui.

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