Madrid / “La città che si è svegliata senza Papa”


Le parti sociali chiedono una “Madrid senza Papa” per un’uscita dalla
crisi. Ripubblichiamo un contributo di Infoaut

20 agosto 2011 - 13:14

La Spagna laica ha degnamente accolto papa Benedetto XVI in occasione
della terza visita dall’inizio del suo pontificato, per la celebrazione
della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù (#JMJ). Un programma
fittissimo di 4 giornate a partire dal 18 agosto che prevede, oltre alla
partecipazione di circa un milione di giovani, un ingente spiegamento di
forze di sicurezza a controllare tutta la città di Madrid (18000 elmetti
tra agenti di polizia e Fuerzas de Seguridad), ma soprattutto una spesa
che, secondo il sindacato Cgt, toccherà i 100 milioni di euro.

Proprio contro gli esorbitanti costi dell’iniziativa, organizzata e
promossa con i toni del più sfarzoso show mediatico, si è scagliata la
protesta lanciata dalle oltre 140 organizzazioni che per la giornata del
17 agosto (#17A) hanno convocato una manifestazione (#marchalaica),
partita dalla piazza Tirso de Molinas e partecipata da oltre 20000
persone. Organizzazioni laiche, repubblicane, cristiani di base,
indignad@s, gruppi lgbtq hanno percorso il centro della città
riempiendolo dei propri contenuti: contro gli spropositati finanziamenti
pubblici destinati all’evento, ma anche contro le ingerenze della chiesa
nella vita pubblica e privata. Nel contesto di profonda crisi economica
mondiale, in uno stato in cui la morsa della disoccupazione – al 45 %
quella giovanile – serve a giustificare le imponenti misure di austerity
(come il taglio di 40 milioni all’Istruzione recentemente annunciato),
in migliaia si oppongono al fatto che la metà della spesa per la visita
papale provenga dalle tasche dei contribuenti.

“Dalle mie tasse non un soldo al Papa”, si legge nello striscione di
apertura del corteo, in riferimento ai 100 milioni destinati alle
organizzazioni promotrici dell’evento. Che in realtà dichiarano una
spesa di 50 milioni raccolti – a loro dire – fra le iscrizioni dei
pellegrini e gli sponsor; gli stessi sponsor tra cui alcuni preti
progressisti hanno indicato anche grandi multinazionali. Striscioni e
cartelli, musica, una finta papa-mobil e marionette con le sembianze di
Ratzinger; numerosi messaggi contro gli investimenti di denaro pubblico
nelle attività di proselitismo cattolico piuttosto che, ad esempio,
nello sviluppo delle zone più povere del mondo – “Con la papa-mobil si
arriva al Corno d’Africa” o “Cristo sarebbe andato in Somalia”, si legge
su alcuni cartelli. “Il turismo cristiano lo paghi il Vaticano!” è un
altro degli slogan più frequenti – in effetti ai papa-boys e alle
papa-girls è stato destinato un “kit del pellegrino” che, a fronte di
un’iscrizione simbolica, offre alloggio gratuito, pasti, trasporto
pubblico scontato dell’80%.

Anche associazioni e gruppi lgbtq spagnoli hanno partecipato alla
protesta, dando voce alle istanze che accomunano i no-vat di tutto il
mondo. Contro l’istituzione ecclesiastica come produttrice di ideologie
e dottrine omofobe, transfobiche, fasciste e patriarcali; per
l’autodeterminazione dell’individuo in ciascuna sfera della vita – che
include l’ambito sessuale, riproduttivo, di religione, il diritto ad
un’educazione libera; contro i privilegi da sempre destinati alla chiesa
cattolica (finanziamenti speciali, ingerenza nell’ambito pubblico e
privato, immunità). Non si è mancato di ricordare le imprese del “prode”
Ratzinger: principale sostenitore dell’occultamento dei reati di
pedofilia compiuti dalla chiesa; colui che – insieme a Giovanni Paolo II
ed al braccio di Legionari di Cristo ed Opus Dei – si è dedicato anima e
corpo a cancellare i postulati della teologia della liberazione. Lo
stesso Benedetto XVI in quest’occasione ha raccomandato ai pellegrini di
visitare il Valle de los Caídos, monumento ideato da Franco per la
sepoltura del fondatore della Falange spagnola (il che dev’essere
piaciuto ai “discepoli”, visto che bandiere franchiste sono state
avvistate tra le fila della Katolische Jugend) . Proprio la componente
lgbtq della protesta è stata oggetto delle “attenzioni” di un giovane
fedele in particolare, un messicano studente di chimica che martedì
scorso è stato arrestato dopo aver reso nota sul web la propria
intenzione di attaccare con gas sarin i “maricones” (froci) della
“marcia laica” – per la cronaca, il giovane appartiene al gruppo di
volontari nell’organizzazione della JMJ.

La stessa benevolenza si è percepita sulla piazza quando il corteo ha
raggiunto Puerta del Sol, la stessa delle acampadas di questi mesi, dove
si è scontrato con i giovani pellegrini che li hanno accolti gridando
“Esta plaza es del Papa!”, oltre che con le forze dell’ordine a
proteggere questi ultimi. Il fatto che la gioventù cattolica si sia, in
quest’occasione, distinta per i messaggi d’amore diretti ai manifestanti
– esortando la polizia con “Basta fare i froci: usate i manganelli e
quello che serve!” – la dice lunga sull’atteggiamento dei papa-ultras.
Per sgomberare la piazza dalla componente scomoda (gli “anti-Ratzi”,
naturalmente) gli agenti hanno caricato ripetutamente scagliandosi
contro manifestanti e giornalisti, provocando almeno 11 feriti e
arrestando 8 persone, le quali si trovano tuttora in stato di arresto,
con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale e disturbo dell’ordine
pubblico. Il corteo era stato autorizzato, nonostante la presidente
della Comunità Esperanza Aguirre avesse tentato nelle settimane
precedenti di vietare la manifestazione anti-papa per pericolo che si
verificassero “comportamenti organizzati volti all’offesa e alla
vessazione del sentimento religioso”. Secondo uno degli organizzatori
della marcia, Luis Vega (presidente dell’Asciación de Ateos y
Librepensadores), “visto che [le autorità amministrative] non hanno
potuto proibire la marcia, hanno fatto in modo che finisse nel
conflitto”.

Non poteva mancare la condanna delle parti istituzionali: dal sindaco
Gallardón (PP) che denuncia l’aggressione reiterata a danno dei
pellegrini da parte dei manifestanti, al PP tutto, sempre pronto a fare
cordata contro i soggetti sociali non conformi alla propria linea (come
quando lo scorso 4 agosto aveva promesso di manifestare contro il
movimento #15M che, costringendo a blindare Puerta del Sol, stava
pregiudicando i guadagni dei commercianti della piazza); dai media
generalisti con le loro narrazioni menzognere alla chiesa tutta, che per
lo meno con un po’ più di fantasia definisce “parassiti” gli anti-Ratzi
per bocca del segretario della Conferenza episcopale.

La manifestazione religiosa continuerà fino a domenica 21, e così le
proteste per una #madridsinpapa (Madrid senza Papa). Nella giornata di
ieri manifestanti avevano convocato un nuovo concentramento al kilometro
0 (Puerta del Sol), costantemente presidiato dalla polizia; in
quest’occasione si sono ripetute varie cariche (la cui brutalità è
documentata sul web in moltissimi siti). Anche l’azione di protesta di
ieri organizzata dai gruppi queer durante il passaggio del pontefice è
stata costantemente marcata dagli agenti, che hanno ripetutamente
tentato di sabotarla, senza successo. Per questa e per le prossime
giornate sono previste nuove iniziative, fra cui azioni di disturbo ai
momenti religiosi ufficiali e un concentramento alle 20 di questa sera a
Puerta del Sol per denunciare la violenza poliziesca ed esigere le
dimissioni della Delegada de Gobierno a Madrid.

Così come era stato per il nascere del movimento della Democracia real
ya, nel continuo fluire di informazioni, idee e proposte il web gioca un
ruolo di rilievo. I “media partecipati” o nuovi media sono come sempre
strumenti di organizzazione e coordinazione fra i manifestanti; veicoli
di contenuti e ambiti in cui esprimere opinioni, utilizzati dall’una e
dell’altra parte; nuovo terreno su cui articolare e sperimentare la
battaglia. Per il collettivo Anonymous la rete è anche spazio in cui far
emergere contraddizioni in seno al sistema, come ci fa intendere il
video-messaggio destinato alla classe politica e alla gerarchia
cattolica, in quella che è stata battezzata #OpFariseo e che ieri ha
visto temporaneamente inaccessibili per alcune ore due dei siti dedicati
alla visita papale spagnola. Ricordando la spassosa #OpPolicia di due
mesi fa, in cui la polizia madrilena paventò (per appena 24 ore) di aver
smembrato la “cupola” nazionale.

Rispetto alla partecipazione politica di questo frangente il dato
interessante da sottolineare è, ancora una volta, la capacità dei
movimenti di collimare nelle proprie diversità e praticare un obiettivo
comune. Nella piazza del 17 agosto abbiamo visto diversi pezzi di
società, che portando istanze differenti – i cattolici di base per una
“chiesa popolare”, le associazioni laiche per una laicità dello stato,
gli indignad@s per una diversa gestione del (denaro) pubblico, i gruppi
glbtq contro l’ingerenza vaticana nella società – sono stati comunque
capaci di declinarle in maniera concordante e unisona. Ciò che ha
animato la piazza del 17A, e che la vivrà fino alla fine dei
“festeggiamenti” clericali, è anche la lungimiranza e l’intelligenza
politica dei movimenti più recenti: ad esempio il #15m che, pur non
essendo fra gli organizzatori della marcia, ha capito l’importanza di
appoggiarla e parteciparvi in maniera consistente, abituato alla
trasversalità che ha da sempre caratterizzato la sua stessa essenza.
Contro la “militanza antilaica” del Vaticano il 15M risponde continuando
a reclamare una “democrazia reale”, incompatibile con la politica fatta
di integralismo religioso ed ultraliberismo economico del regno
nazional-cattolico spagnolo. C’è da augurarsi che “la città che si è
svegliata” propaghi il proprio messaggio a tutto il paese e che lo
stesso movimento, così ricomposto e allargato, si ritrovi sulle piazze
autunnali pronto per affrontare con la stessa determinazione la stagione
di austerity alle porte.

(da Infoaut)

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